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Caviale Vegetale

Altatto a Milano: l’alta cucina vegetale che ha conquistato la Barona

Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri: il grande racconto vegetale in zona Barona a Milano.

Altatto: Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri firmano un’esperienza gastronomica d’autore che va oltre la cucina vegetale, tra maestria tecnica, ricerca sull’orto e accoglienza di classe.

Nel panorama gastronomico milanese, ci sono luoghi capaci di trasformare la percezione di un intero quartiere e di abbattere gli storici pregiudizi sulla cucina vegetariana. Altatto, nato dal talento e dalla visione delle chef Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri, è uno di questi. Un racconto d’autore che ci porta alla scoperta di una delle tavole più affascinanti e contemporanee della città.

Articolo di Enzo Palladini

Avere vissuto l’adolescenza a duecento metri da qui aumenta lo stupore. Una volta era tutto diverso. Nello stesso posto c’era un gigantesco negozio di mobili, in verità un po’ fatiscente. Adesso c’è uno stabile con tutte le caratteristiche della modernità, uno di quelli che hanno trasformato la Barona da zona poco raccomandabile a place to be per molte categorie, soprattutto di giovani. Ma soprattutto c’è questo favoloso ristorante vegetariano, Altatto, bello da vedere prima ancora di entrarci, con una cucina a vista che più a vista non si può, visto che la si può scorgere già dall’esterno. Basterebbe quella per essere attratti, come se al posto dei fornelli ci fossero delle calamite.

Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri non sono novità nel panorama della ristorazione milanese. Prima di trovare questa splendida collocazione a Sud di Milano (con una gradevole possibilità di trovare parcheggio nei dintorni senza dover impazzire), si sono costruite una solida fama dalla parte opposta, nel quartiere Greco. Andare a cena da loro, Al Tatto, significa molto più che soddisfare l’istinto primordiale di nutrirsi. Si segue un vero e proprio cerimoniale, si viene accolti come parte di una grande famiglia. Si degusta ma si impara qualcosa, sempre. Sui vegetali, soprattutto. Ma anche sui vini naturali, vanto della cantina.

La scelta è tra due percorsi, uno da quattro e uno da nove portate. A questi vanno aggiunti anche alcuni piatti alla carta, che però normalmente servono a integrare il menù più piccolo (che però piccolo proprio non è perché beneficia di un benvenuto extra e di una meravigliosa pagnotta calda con burro montato), tutto basato sui vegetali.

I protagonisti, come dicono le stesse Sara e Cinzia, sono i prodotti del loro orto, alcuni ortaggi selvatici e altri forniti da piccoli produttori. I menù cambiano spessissimo, perché sono legati alle leggi del mercato. Si prende quello che c’è di meglio in giro e lo si trasforma in delizie per chi ha la fortuna d trovare posto.

La cucina vegetariana ha una grande tradizione internazionale ma ha sempre esercitato poco appeal tra gli italiani. Queste due allieve di Pietro Leemann stanno dimostrando il contrario: assaggiare il loro delizioso risotto alla milanese vegetariano per credere.

al tatto risotto storiedicibo

Ma non mancano alcuni virtuosismi che dimostrano la grande preparazione che c’è alle spalle delle due chef, con quegli ingredienti esotici che in una quantità corretta fanno davvero la differenza. Ad esempio, lo spiedino di funghi Shiktaki è una plusvalenza di godimento che raramente si ottiene in un ristorante. Ma è da provare anche la maestria con cui vengono trattati i carciofi, o addirittura un ortaggio desueto e sottovalutato come la scorzonera.

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Poi può capitare di trovarsi da Altatto una sera in cui nel menù c’è come dessert il gelato al latte di capra con la confettura di fichi. Ecco: dopo la prima cucchiaiata viene da gridare: seppellitemi qui.

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Sarebbe facile chiudere dicendo che Altatto è un grande ristorante vegetariano. Definizione riduttiva e inadeguata.

Altatto ha tutte le caratteristiche (compresa l’eleganza del locale) per essere definito un grande ristorante. Senza se e senza ma.

ALTATTO
Via Bonaventura Zumbini, 39
Milano

Articolo firmato da Enzo Palladini per STORIEDICIBO

Enzo Palladini (Milano, 1965),

figlio di una panettiera, nipote di un oste, oltre 40 anni di giornalismo sportivo e oltre 60 di passione per le cose buone.