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Alpine Roots: piatti tra Courmayeur e Livigno

Cucina di montagna contemporanea: cena a 4 mani a Courmayeur.

Il 16 luglio al Pierre Alexis 1877 l’evento “Alpine Roots” con gli chef Marchetto, chef patron, e Talarico, da Livigno.

Giovedì 16 luglio 2026, Courmayeur diventa l’epicentro della gastronomia d’alta quota d’avanguardia. Il ristorante Pierre Alexis 1877 ospita la cena a quattro mani “Alpine Roots”, un dialogo esclusivo tra lo chef patron Stefano Alessandro Marchetto e Michele Talarico (Téa del Kosmo di Livigno). Un percorso in sei portate che unisce la Valle d’Aosta e l’Alta Valtellina attraverso foraging, fermentazioni e una filosofia zero waste, completato dal wine pairing d’eccezione firmato da Elio Ottin.

La montagna non possiede un’unica voce, ma un’eco complessa che si modifica a seconda della roccia su cui rimbalza. Esiste una verticalità aspra, fatta di ghiaccio perenne e boschi fitti che guardano il Monte Bianco, e una verticalità terrazzata, dove la luce si incunea tra i meandri dell’Alta Valtellina. Spostare la cucina d’alta quota oltre lo stereotipo del rifugio e della consolazione calorica è la sfida silenziosa di una nuova generazione di cuochi. Il pretesto per misurare lo stato dell’arte di questa rivoluzione silenziosa andrà in scena giovedì 16 luglio a Courmayeur, tra le mura del ristorante Pierre Alexis 1877. Qui, lo chef patron Stefano Alessandro Marchetto riceverà Michele Talarico, executive chef del Téa del Kosmo di Livigno, per una cena a quattro mani che ridefinisce l’identità gastronomica alpina.

Non si tratta della consueta parata di solisti della ristorazione, quanto piuttosto di un dialogo ravvicinato tra due geografie culinarie distanti eppure complementari. Da un lato, la Valle d’Aosta profonda di Marchetto, sintonizzata su tecniche nordiche, fermentazioni spontanee e l’esplorazione millimetrica del vegetale selvatico tramite il foraging. Dall’altro, il rigore etico di Talarico a Livigno: una micro-cucina di soli dieci coperti, formatasi alla scuola di Norbert Niederkofler, dove il dogma del “zero waste” si traduce in un’estetica geometrica e in una pulizia assoluta del sapore.

alpine roots evento 16 luglio STORIEDICIBO

Due visioni allo specchio: il Nord Europa a Courmayeur e il rigore di Livigno

Stefano Alessandro Marchetto ha saputo trasformare il Pierre Alexis 1877 in un laboratorio d’avanguardia dall’atmosfera protetta.

CHEF MARCHETTO PIERREALEXIS1877 storiedicibo

Il suo è un modello antropologico prima ancora che gastronomico, interamente sostenuto dalla famiglia: la moglie Monica governa la sala, affiancata dal figlio Egon in veste di sommelier, mentre il fratello gemello Liam supporta l’accoglienza e l’altro figlio, Nicholas, opera come sous-chef al fianco del padre.

Questa coesione si riflette in una cucina audace, capace di applicare le complessità delle fermentazioni e delle acidità nordiche alla severità della tradizione valdostana. Il territorio non viene semplicemente esibito, ma decostruito e ricomposto attraverso una lente contemporanea che privilegia le resine, le erbe amare e le maturazioni.

E come lui stesso commenta sull’incontro con Talarico:

“Una serata rara  in cui due visioni della montagna si incontrano per raccontare, attraverso il piatto, l’identità contemporanea delle Alpi”.

Per il percorso di Michele Talarico (classe 1991) parliamo invece di un binario di geometrica sottrazione.

CHEF tALARICO lIVIGNO TEA DEL KOSMO storiedicibo

All’interno del Téa del Kosmo, lo chef valtellinese d’adozione, dai natali pugliesi, esercita un controllo assoluto sulla materia prima, interpretando la montagna come un ecosistema chiuso in cui lo scarto non è contemplato. Se Marchetto espande la percezione del bosco attraverso l’acidità e l’intuito, Talarico la concentra per mezzo di brodi di recupero, essenzialità e una tecnica rigorosa appresa dai grandi maestri della cucina d’alta quota. Due temperamenti apparentemente distanti, che trovano tuttavia una radice comune nel rifiuto della retorica e nella celebrazione della purezza alpina.

— Abbiamo raccontato QUI della filosofia dello chef Talarico a Livigno e QUI di Talarico come uno dei giovani chef della scena gastronomica di Livigno

Il Menù della serata Alpine Roots: la sintesi di sei passaggi

La sequenza della serata, che si aprirà alle 19:30 con un aperitivo condiviso tra bites e bollicine, riflette fedelmente questa alternanza di pensiero, articolandosi in sei portate in cui i due chef si passeranno il testimone:

  • L’Apertura (Marchetto): Kushiyaki di pecora e lardo marinati in escabeche, ketchup di mela e crespino.

Pierre Alexis 1877 piatto pecora STORIEDICIBO

  • La Terra e l’Acqua (Talarico): Rapa rossa e temolo.

  • Il Primo (Talarico): Fusillone Monograno Felicetti, brodo di recupero e crespino.

fusillone TALARICO STORIEDICIBO

  • Il Fluviale (Marchetto): Trota, fiori di ciliegio in salamoia, acetosa e indivia rossa.

  • La Transizione (Marchetto): Rabarbaro, basilico e sambuco.

  • Il Congedo (Talarico): Tronco e sottobosco, linfa di betulla.

I piatti svelano l’ossessione per il dettaglio vegetale e la gestione delle sapidità primarie: l’uso del crespino e dell’acetosa per pungere la grassezza delle carni e dei pesci d’acqua dolce, l’impiego delle salamoie e della linfa di betulla a testimoniare una perizia conserviera che è, da sempre, l’autentico segreto di sopravvivenza delle comunità montane durante i lunghi mesi invernali.

I vini e la cantina per Alpine Roots: Elio Ottin

Un’esperienza di tale densità concettuale richiede una declinazione liquida altrettanto rigorosa. La cantina del Pierre Alexis 1877, governata con competenza dal giovane sommelier Egon Marchetto, si muove da tempo sulla valorizzazione delle viticolture eroiche e delle etichette capaci di sfidare il tempo. Per questa specifica occasione, il percorso di wine pairing vedrà come protagonista assoluto Elio Ottin.

ELIO OTTIN VINI VAL D'AOSTA storiedicibo

Ottin non è semplicemente un produttore, ma uno dei principali interpreti del rinascimento enologico valdostano. I suoi vini, figli di vigne aggrappate a pendenze vertiginose tra Quart e Saint-Christophe, si distinguono per una mineralità tesa, una freschezza tagliente e un’eleganza priva di concessioni ruffiane. Dal Petite Arvine alla complessità dei suoi rossi autoctoni, le bottiglie selezionate per la serata fungeranno da perfetto legante strutturale per i piatti dei due chef.

La spalla acida e salina dei vini di Ottin dialogherà idealmente sia con le sfumature grasse del lardo e della pecora, sia con le note terrose della rapa rossa e quelle ematiche della trota, chiudendo il cerchio di un’esperienza (proposta a 100 euro a persona, esclusi i vini) che intende far respirare, anche nel bicchiere, il profumo del legno, della resina e della pietra viva.

Esperienza da non perdere. Quattro mani da vivere.

Pierre Alexis 1877
Via Guglielmo Marconi 50/A Courmayeur (AO)
Per informazioni e prenotazioni: 
Tel 0165 84 67 00
info@pierrealexis.it