Un aperitivo in stile romano nel Foro romano, con un oste dell'antica Roma
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Un aperitivo in stile romano nel Foro romano, con un oste dell’antica Roma: a Milano!

Aperitivo Romano Foro Romano Milano

Un aperitivo in stile romano nel Foro romano, con un oste dell’antica Roma.

Dove? A Milano!  Un’esperienza in centro città, proprio sotto l’Ambrosiana, fatta in occasione di un “test” per un futuro evento con tunica e ospiti dell’antica Roma!

Un’accoglienza in stile “Ave”, con bicchiere di terracotta e vino antico, e il via subito ad una spiegazione per far ambientare nel modo migliore gli ospiti in questo pezzo di Antica Roma. Racconti sulle usanze legate al cibo e alle usanze dei pasti dei romani di un tempo, con aneddoti curiosi e interessanti.

Ivano Portoghese, esperto di tradizioni dell’antica Roma, non si è risparmiato in chiacchiere e ci ha illustrato tutti i pasti, le tradizioni, le differenze di sesso nella degustazione dei vini :

“Alle donne era proibito vere il vino sempre perché lo stato di ebrezza poteva essere accomunato all’adulterio… …e comunque esisteva da parte del marito la “prova del bacio”.  I maschi invece potevano bere vino solo alla maggiore età 30 anni”.

Ci ha poi  parlato di piatti tipici e di feste, raccontando che il brindisi ad una persona prevedeva tante bevute quante erano le lettere del nome della persona stessa, e tanto altro.

E al termine l’ho anche intervistato per raccontare alcune di queste chicche, anche se la cosa migliore è partecipare di persona!

Qui cerco di condensare al meglio tutte le informazioni ricevute, anche in veste abbastanza tecnica, e i sapori percepiti!

* Al pari di una dieta odierna, erano tre i pasti principali di un antico romano: la colazione al primo mattino (ientaculum), la colazione di mezzogiorno (prantium) e la cena alla sera (cena). Quest’ultimo era l’autentico pasto della giornata, il momento in cui il romano si riuniva con familiari o amici al termine di una giornata di lavoro.

* La consistenza dei singoli pasti variava a seconda del periodo storico, dello status della famiglia, e se si abitava in un centro urbano o in campagna.

* Per quanto riguarda gli orari: il ientaculum avveniva fra la terza e la quarta ora, ovvero le otto e le nove del mattino, e spaziava dal pane intinto nel vino, consuetudine greca, ai resti della sera precedente, olive, uova o formaggio, a voler restare leggeri. Ai fanciulli era riservato il latte accompagnato da brioche fresche, salate o addolcite col miele. Fra la sesta e la settima ora, cioè attorno a mezzogiorno, si consumava il prantium: solitamente uno spuntino fuori porta durante la pausa di lavoro, portato da casa o, per i più fortunati acquistato dai venditori ambulanti e nei locali pubblici. Se si mangiava a casa c’erano sempre gli avanzi del giorno prima e, comunque, si trattava di piatti freddi e veloci, da consumare in piedi e sine mensa.

* Alla cena, nella casa dei più ricchi era riservata una stanza particolare: il triclinium, di solito lunga il doppio della sua larghezza, che prendeva il nome dai letti a tre posti (triclinia) dove si stendevano i commensali.

 * I poveri, dal momento che non avevano un posto nelle loro “abitazioni”  dove cucinare, si nutrivano nelle taverne, dove i ricchi non andavano mai. La taverna era la sala da pranzo del povero, vi aleggiavano odori pesanti ed era possibile ordinare un bicchiere di vino miscelato con acqua bollente, salsicce all’aglio, piselli fritti o bolliti, pane plebeo.

* Il romano medio invece possedeva un luogo della casa i cui preparare i pasti. Nei tempi antichi si desinava nell’atrio della casa, vicino al focolare, dove si veneravano i Lari; in età imperiale il luogo deputato divenne il triclinium, come specificato prima.

* La cena romana poteva essere costituita da un piatto unico se si mangiava da soli (domicenium), o trasformarsi in un’occasione di riunione con gli amici (convivium), con un numero non inferiore di tre portate (fercula).

* Il convivium si apriva con abbondanti e stuzzicanti antipasti per stimolare l’appetito, chiamati gustatio o promulsis, dal nome del vino mielato (mulsum) con cui si accompagnava la degustazione di uova, frutti di mare e verdure. A succedere piatti di carne e pesce, seguiti da arrosti di cacciagione e piatti ricercati. La conclusione di questo pasto luculliano erano dolci, e più spesso frutta fresca e secca, a volte ancora cibi salati.

* Presso i Greci e i Romani , il simposio era quella pratica conviviale, che faceva seguito al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca, intonavano canti conviviali (skólia), si dedicavano ad  intrattenimenti di vario genere. Il banchetto si teneva in un’ala separata della casa, nella quale non era consentito l’accesso alle donne sposate e ai bambini.

* Durante il simposio, a differenza di quanto avveniva nel banchetto, si beveva abbondante vino accompagnato da assaggi: formaggio, olive, frutta secca o esotica, assaggi di stuzzichini salati o piccanti.  Giovani coppieri mescolavano il vino all’acqua in grandi vasi e mettevano il liquido dentro speciali brocche da vino, le oinochoe, e da queste in tazze per bere.

* La base dell’alimentazione nell’antica Roma era rappresentata dalla polta o puls, una sorta di poltiglia ottenuta impastando con acqua calda la farina di alcuni cereali, generalmente il farro. La puls, antenato del pane, era un alimento popolare molto povero e per migliorarne il gusto, era unita a verdure o legumi.

* Ai primi posti nei consumi dell’epoca vi erano anche l’aglio e la cipolla che, conditi con olio e aceto, erano il cibo dei soldati, dei poveri e di tutti quanti svolgessero lavori pesanti; i funghi, le rape, i cavoli, le carote, consumate preferibilmente vecchie di almeno due anni, lattuga, porri tritati, fave, ceci, lupino, sesamo erano il cibo dei romani.

* Oltre a essere grandi consumatori di verdure, legumi e cereali, consumavano uova delle galline che allevavano, e latte, soprattutto di capra e di pecora, sia bevuto fresco che trasformato in formaggio.

* I Romani in generale non apprezzavano ciò che crocchiava sotto i denti, preferivano vivande bollite e morbide, budini, cibi tritati accompagnati da molta salsa. Infatti si usava insaporire i cibi con il garum: una salsa liquida a base di pesci sotto sale, specialmente teste di acciughe sotto sale ed erbe aromatiche, simile – ma più aromatica – alle attuali salse orientali di pesce, che i ricchi usavano a gocce come condimento su svariate pietanze.

* Nel dettaglio per quanto riguarda il garum esistevano numerose varianti, a seconda dei pesci o delle interiora usate, o del periodo di maturazione. Unendovi aceto, pepe ed altre spezie si otteneva l’oxygarum. La parte solida che restava dalla macerazione dopo averne estratto e pressato il liquido era l’allec, che doveva somigliare per sapore alla nostra pasta d’acciughe, ma più aromatica. Era una raffinatezza adatta agli antipasti, e nella sua versione economica (ottenuta da garum di interiora) una “ghiottoneria” (ora non si userebbe proprio questo termine!!)  alla portata del popolo: servitori, soldati e contadini usavano spalmarla sul pane per insaporirlo.

* I cibi venivano in genere conservati in salamoia, nel miele o in aceto: il sale aveva un’enorme importanza e il primo lusso che ogni famiglia si concedeva era proprio una saliera d’argento. Oltre che per gli usi alimentari i Romani assumevano questa sostanza come farmaco e la utilizzavano nelle offerte votive fatte agli dei.

…..e qui mi fermo, altrimenti scrivo il saggio dell’aperitivo e del cibo romano, e non è mia intenzione, anche perchè, lo ripeto, la cosa bella ed interessante è partecipare dal vivo, godersi questi racconti, degustando il vino antico e assaporando i cibi adattati al palato moderno (niente garum, tranquilli!).

In questo video una mini intervista a Ivano Portoghese, l’oste “ave” che ci ha guidati in questo percorso, e che ha saputo affascinarmi su queste antiche u..sanze!

Grazie Ivano, e “ave” a te!

http://Un aperitivo in stile romano nel Foro romano, con un oste dell’antica Roma.

 

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

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