Quando la cucina stellata incontra la tradizione: Cracco primo Ambasciatore del festival a Bra.
BRA’S 2026: evento di rilevanza nazionale, salsiccia di Bra con grandi chef e cultura.
Giovedì 19 maggio, in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, Carlo Cracco ha aperto le porte del suo tempio della gastronomia per un evento che sta segnando un punto di svolta nella storia di un prodotto piemontese destinato a diventare ancora più celebre: la salsiccia di Bra. Conferenza stampa insieme ad una ufficializzazione di una nomina carica di significato — Cracco, in veste di primo ambasciatore di BRA’S 2026 — che sigla il riconoscimento di una fedeltà decennale tra uno dei grandi chef italiani e il simbolo gastronomico di una comunità consapevole della propria eccellenza.
Presentato ancora un avolta, in un tour italiano di numerose date, il Festival BRA’S 2026 al ristorante di Carlo Cracco, divenuto momentaneamente cattedrale dell’eccellenza piemontese. Vera e propria celebrazione dell’identità gastronomica di una città che ha saputo trasformare un prodotto secolare in un’icona della cucina italiana contemporanea.
Bra, il “capoluogo della tavola piemontese” come la definiremmo oggi con tutta la devozione dovuta, ha presentato ufficialmente BRA’S 2026, il suo festival nazionale della salsiccia, del formaggio, del pane e del riso, in programma dal 17 al 20 settembre.
L’evento ha riservato il suo momento più carico di significato quando Carlo Cracco, chef Michelin che appartiene a quella rara categoria di personaggi che incarnano l’eccellenza senza arroganza, è stato insignito ufficialmente del titolo di primo ambasciatore di BRA’S 2026.

Non si tratta di un riconoscimento da protocollare superficialmente. Cracco, fin dagli albori della sua carriera straordinaria nel Roero, ha intrattenuto con la salsiccia di Bra una relazione che, come lui stesso ha ammesso con rara emozione, affonda le radici in quell’istante seminale in cui un giovane chef indebitato fino al collo per l’acquisto della sua prima locanda — la Locanda alle Quiglie — ricevette da Piero Marchesi, il suo mentor, un ordine perentorio: “La prima cosa che devi fare è comprare la salsiccia di Bra… Andammo da Alberto Piero, il macellaio. Da lì ho imparato a conoscere tutta la filiera e soprattutto la salsiccia che da lì in poi abbiamo sempre usato in tutti i piatti”.
È stata l’origine di una storia d’amore gastronomica che non si è mai interrotta. Quando Cracco si è trasferito anni dopo a Milano, quando la sua stella Michelin ha preso posto sulla Guida Rossa, la salsiccia di Bra ha continuato ad essere presente nei suoi piatti — non come curiosità regionale, ma come componente strutturale della sua ricerca estetica e gustativa. Oggi, nelle cucine di chef stellati da Alba a Torino, la salsiccia di Bra è presente in quasi tutti i menù. Non è un’esagerazione: è un fatto constatato, un’egemonia silenziosa.
Il festival BRA’s
A presentare il ricco programma di BRA’S a un pubblico di influencer e giornalisti è stato il direttore del Consorzio della Salsiccia di Bra e di BRA’S Festival Luigi Barbero, con il responsabile della comunicazione Marcello Pasquero, brand manager Valentina Moretto e i responsabili organizzativi della Confcommercio Ascom Bra Enzo Basso, Francesco Nasari e Margherita Abre.

Presente tutta la galassia che compone il fenomeno BRA’S: il Consorzio della Salsiccia di Bra, il Consorzio del Pane di Bra, il Consorzio del Formaggio Bra Dop, il Consorzio del Riso di Bra. Ma anche Confcommercio Ascom Bra, la Camera di Commercio di Cuneo, la Provincia di Cuneo, la Fondazione CRC, l’ATL, Coldiretti, Confagricoltura, e naturalmente Slow Food, l’organizzazione che ha insegnato al mondo che il cibo non è semplice nutrimento, ma narrazione di valori.
È rarissimo osservare una simile convergenza di istituzioni, consorzi, e soggetti economici intorno a un unico evento. Rivela la consapevolezza collettiva che BRA’S non è una celebrazione provinciale, ma un’opportunità di riposizionamento territoriale a livello nazionale e internazionale.
Il vicesindaco Biagio Conterno, affiancato dal sindaco Gianni Fogliato, ha enunciato con sobrietà magistrale ciò che l’evento rappresenta: “Quando l’eccellenza della creatività in cucina incontra materie prime eccellenti non può che nascere un successo e un’occasione unica di valorizzazione della nostra città e del nostro territorio”.
Ma è stato Mariano Rapino, presidente dell’ATL Langhe Monferrato Roero, a articolare la visione territoriale che fa di questo festival qualcosa di strutturalmente innovativo nel panorama delle manifestazioni enogastronomiche italiane. “È molto facile promuovere, rilanciare, consolidare l’etica in una grande tradizione. È molto più complicato inventare davvero, come una startup, come un investimento, un nuovo evento. Bra, da questo punto di vista, è un caso di studio. Mi auguro che anche qualche giovane studente universitario presto studi questo fenomeno di Bra, perché è una bella pratica, è una bellissima storia da raccontare”.
Questa osservazione non è retorica: è lucida analisi. BRA’S non è la riesumazione di un festival esistente, non è la copia di modelli internazionali consolidati. È l’atto creativo di una comunità che ha scelto di rivolgere lo sguardo dentro se stessa, di riconoscere i propri valori essenziali, e di trasformarli in un’esperienza complessiva.
La storia secolare di un prodotto unico
La salsiccia di Bra non è nata da un nome urbano attraente o da una trovata commerciale. Ha radici che affondano nel XVIII secolo.
Nel 1600, la comunità ebraica di Cherasco — città vicina, separata da poco — aveva necessità specifiche, religiose e alimentari che la producibilità locale di allora non poteva soddisfare. Gli insaccati disponibili contenevano carne suina. Così i macellai braidesi, con quella combinazione di pragmatismo piemontese e ingegno artigianale che caratterizza la cultura del territorio, inventarono una salsiccia completamente diversa: utilizzando carni magre di razza bovina piemontese. Non fu un’improvvisazione: divenne una tradizione. E come tutte le tradizioni che hanno fondamento nei bisogni reali, ha avuto longevità. Nel 1867, il Regio Decreto Sabaudo emanato da Carlo Alberto sancì ufficialmente l’autorizzazione ai macellai di Bra a utilizzare carne di vitello nella preparazione della salsiccia fresca. Era il riconoscimento formale di una singolarità gastronomica.
Oggi, quella ricetta continua a essere tramandata di padre in figlio, protetta dal Consorzio della Salsiccia di Bra e prodotta esclusivamente in sette macellerie autorizzate in tutto il mondo.
Sette. Non centinaia, non decine: sette. Questo numero senza fronzoli racchiude il cuore della questione. È l’antidoto al dileguamento contemporaneo di significato. È la difesa contro la contraffazione che — come è stato sottolineato da chi in conferenza ha preso il microfono— rappresenta un flagello persistente: innumerevoli produttori smaliziati cercano di spacciare salsicce ordinarie per salsicce di Bra, approfittando della crescente fama del prodotto.
Felice Pomponio, presidente dei sette macellai braidesi e figura giovane che porta avanti una tradizione che arriva dal ‘600, ha parlato con consapevolezza del peso di questa eredità. “È una grandissima responsabilità andare avanti con questa tradizione che ormai è diventata parte del paese. Bra, salsiccia di Bra è la stessa cosa. Tutto è fatto con i prodotti del nostro territorio. Non ci sono carni dal Nord-Ovest o del Centro-Nord Italia. È la valorizzazione del nostro territorio”.
La ricetta ha una struttura precisa: il 90% della composizione è maiale locale, carne che “nasce sotto il cielo” di Bra. Il resto è una trama complessa di sale, vino bianco, pepe — le componenti base comuni a tutti e sette i produttori. Ma qui inizia il brillare delle distinzioni: ogni macellaio mantiene la propria firma personale, il proprio tocco. Sette salsicce, sette interpretazioni di una medesima idea. È la perfezione dell’artigianalità.
Il progetto BRA’S: dalla provincia al mondo
Dopo il Festival di Sanremo, il Vinitaly di Verona e il TuttoFood di Milano, BRA’S continua la sua marcia trionfale di presentazioni che Luigi Barbero ha battezzato — con precisione lessicale apprezzabile — come “Waiting for BRA’S”: l’attesa consapevole, il programma di rivelazioni graduali che accompagna l’avvicinamento ai quattro giorni di settembre.

Quella che era una kermesse locale appena quattro anni fa ha acquisito le dimensioni di un evento di rilevanza nazionale. L’edizione 2024 ha richiamato oltre 80.000 visitatori in un solo weekend. Si prevede che il 2026 supererà ampiamente questo numero.
Ma cosa comprende davvero BRA’S?
Non è semplicemente un mercato di salsicce, per quanto eccellenti. È un ecosistema complesso di esperienze, ambizioni, e narrazioni parallele. Dalla descrizione offerta dal team organizzativo emerge un’immagine sfaccettata: l’ala coperta di Bra (una struttura naturale di rara bellezza) diventerà il palcoscenico per degustazioni guidate, show cooking, e masterclass che vedranno la partecipazione di quei 15 chef stellati del Piemonte che hanno ormai fatto della salsiccia di Bra una componente costante dei loro linguaggi culinari. Dai Fratelli Alajmo a Enrico Crippa, da Gennaro Esposito a Antonino Cannavacciuolo (che quest’anno sarà il main testimonial): è la sintesi della eccellenza culinaria italiana contemporanea al servizio di un prodotto popolare e nobile al contempo.
“Oltre la salsiccia”: qui risiede l’innovazione strutturale di BRA’S. Non è un monologo sulla prodotto, ma una sinfonia territoriale.

BRA’S Culture prevede un’esposizione dedicata all’Egitto presso Palazzo Traversa, curata direttamente dal Museo Egizio di Torino — un’apertura audace verso il sublime, verso la consapevolezza che un territorio di eccellenza gastronomica è anche territorio di profondità culturale. Sarà possibile esplorare gli itinerari del Barocco piemontese, visitare completamente i musei cittadini, accedere alle chiese, immergendosi non solo nei sapori di Bra, ma nella sua complessità estetica e spirituale.
La Piazza delle Eccellenze del Piemonte riunirà i migliori produttori regionali — un grande padiglione dove la salsiccia di Bra dialogherà con il Barolo, con il Barbaresco, con i formaggi del territorio, con i risi locali, creando quella che sarà effettivamente un’esperienza sensoriale complessiva.
Ma c’è di più. Uno spazio dedicato alle varie regioni d’Italia permetterà ai visitatori di intraprendere un “viaggio gastronomico tra Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Puglia e Calabria che incontreranno il Piemonte in uno spazio turistico e istituzionale condiviso”. È l’Italia che dialoga con se stessa, le eccellenze che si riconoscono reciprocamente.
La Terrazza del Gusto — curata da Coldiretti, Confartigianato e Slow Food — sarà uno spazio di incontro diretto tra agricoltori, artigiani e pubblico, un luogo di economia reale dove il valore si manifesta senza intermediazioni.
BRA’S Lab ospiterà laboratori tematici, ricette, degustazioni guidate e narrazioni immersive. Show cooking con esperti e influencer del mondo food. Una vera e propria accademia dei sapori.
Tra gli ospiti di prestigio, Antonella Ricci, la prima chef stellata della Puglia, alla guida della Ricci Osteria a Milano, che rappresenta “una delle più autorevoli figure della cucina italiana contemporanea”, formatasi alla prestigiosa École Hotelière de Lyon e affinatasi in un ristorante due stelle in Normandia.
C’è poi Fulvio Marino, il mugnaio e panificatore più famoso d’Italia, che porterà la sua expertise sulla cultura del pane e, si spera, anche Antonella Clerici, volto televisivo che ha saputo trasformare la cultura culinaria italiana in esperienza popolare genuina.
Il 19 settembre, in Piazza Caduti per la Libertà, i I Neri per Caso — ensemble musicale fisso del GialappaShow, uno dei programmi di maggior successo della televisione italiana — si esibiranno preceduti dalla Banda Cadavere, trasformando la piazza in una cassa di risonanza di gioia collettiva.
C’è una zona battezzata ViBRASions — nome coniato dagli organizzatori con evidente intento di catturare l’energia pulsante dell’evento — dove si svolgeranno talk e interviste a ciclo continuo con grandi ospiti, dove si parlerà di prodotti di BRA’S ma anche di tematiche contemporanee di attualità, dove giornalisti ed esperti trasformeranno il palcoscenico in un luogo di cultura e intrattenimento ininterrotto.
Non poteva mancare lo spazio dedicato ai bambini: “Il Paese dei Bralocchi”, una celebrazione thematica legata a Pinocchio in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, con giochi, animazioni, attività creative. I personaggi del classico di Collodi — la fatina buona, il grillo parlante — popoleranno uno spazio che insegna agli infanti il valore della tradizione culinaria territoriale.
Nella presentazione alla stampa è emersa, spesso sottilmente, una consapevolezza profonda del ruolo di Bra come entità geografica e culturale. Non è una città minore di provincia. È la capitale di Slow Food, il movimento che ha rivoluzionato il modo in cui il mondo intende il rapporto tra cibo, tempo, e comunità.
“Bra per secoli è stata la città e la terra degli orti”, ha ricordato uno dei relatori. “Ancora oggi alcune famiglie di ortolani tutte le mattine vengono a Bra con i loro camion, i loro tir e vendono i loro prodotti degli orti”. Questo dettaglio non è marginale: racchiude il significato profondo di Bra come crocevia di produzioni, come mercato naturale dell’eccellenza agricola.
Il formaggio di Bra Dop e il riso di Bra completano il quadro. Non è l’accertamento che Bra produca tutto: è l’osservazione che Bra è il luogo dove le eccellenze si affinano, dove vengono curate, esaltate, trasformate in icone gastronomiche.
Bra è “una città ancora misura d’uomo”, come è stato affermato ieri: 29.930 abitanti (poche decine li separano dai 30.000 simbolici). È una comunità dove ancora le persone si conoscono, dove il tessuto commerciale e artigianale mantiene la sua coesione umana. È il contrario della megalopoli anonima.
Un elemento particolarmente interessante della strategia di BRA’S 2026 è la consapevolezza che l’evento non appartiene esclusivamente a Bra, ma a un territorio più ampio: le Langhe, il Roero, il Monferrato.
Come ha sottolineato Rabino, i confini amministrativi diventano sempre più anacronistici di fronte alla realtà di un’economia territoriale integrata. “Stiamo parlando dello stesso territorio. Siamo una cosa sola, ormai un corpo solo, un’anima sola. Questa è la forza del nostro territorio, perché non c’è nessuna capitale unica. È una famiglia di capitali sorelle. Ora Alba, ora Asti, oggi decisamente e assolutamente Bra”. È una geografia affettiva e culturale che trascende gli artifici amministrativi. È la Langa che riconosce se stessa nel Roero, è il Roero che celebra le eccellenze di Monferrato. BRA’S diventa il catalizzatore di una consapevolezza territoriale più profonda.
Il programma di “Waiting for BRA’S”
Dopo Milano, il tour promozionale continua: il 16 giugno a Roma, presso la Sala Cavour del Ministero dell’Agricoltura, si terrà una conferenza stampa in presenza del ministro Francesco Lollobrigida. È il riconoscimento di un evento che non è più locale, ma statale.
Il 18 giugno a Torino sarà presentato il BRAmezzino — una trovata di naming particolarmente felice per il tramezzino braidese che compie 100 anni. La location sarà l’Antico Caffè Mulassano, tempio torinese del tramezzino per antonomasia.
Il 23 luglio presso il Bistrot Cannavacciuolo di Torino sarà presentato lo chef che diventerà il main ambassador dell’evento.
Il momento del riconoscimento
Tornando alla scena centrale di ieri a Milano: quando Carlo Cracco ha ricevuto il riconoscimento ufficiale come primo ambasciatore di BRA’S 2026, c’è stato un momento carico di genuina emozione, il riconoscimento di una lealtà decennale, di una scelta estetica e valoriale che un grande chef ha mantenuto costante nel corso di una carriera ricca di tentazioni verso la “moda” gastronomica.

Cracco ha articolato con rara chiarezza il suo credo professionale: “Ovviamente noi abbiamo il nostro approccio. Come con tutti i prodotti tipici, bisogna avere rispetto, ma allo stesso tempo bisogna anche un po’ aprire, perché altrimenti rimane confinata in quella zona e poi muore. I grandi prodotti come questo,vanno apprezzati, vanno reinterpretati, vanno fatti conoscere anche attraverso cose diverse rispetto a quello che normalmente si è abituati a fare”.
È la filosofia della preservazione attraverso l’evoluzione, della tradizione che si rinnova senza tradirsi. Intelligenza pura. E in questa evoluzione si colloca la visione futura.
Quando Luigi Barbero ha concluso la presentazione ieri, ha pronunciato parole che meritano di essere ascoltate con attenzione: “Prosegue oggi un entusiasmante percorso di avvicinamento a BRA’S 2026, l’atteso evento che si terrà a Bra dal 17 al 20 settembre prossimi. Un cammino costruito attraverso tappe di altissimo profilo nei luoghi simbolo dell’alta cucina italiana e grazie al coinvolgimento di straordinari protagonisti della gastronomia nazionale”. E poi, con una consapevolezza quasi filosofica: “Siamo profondamente orgogliosi del lavoro svolto in questi anni, un percorso che ha saputo valorizzare un prodotto di straordinario valore, capace di conquistare un consenso crescente e un apprezzamento eccezionale da parte dei consumatori. Oggi la Salsiccia di Bra è presente in centinaia di ristoranti, osterie e trattorie, a partire dai grandi nomi della cucina stellata fino ad arrivare a una ristorazione di qualità diffusa e autentica”.
Una constatazione di fatto. La salsiccia di Bra, grazie a una strategia territoriale integrata e a una qualità intrinseca inattaccabile, ha conquistato le cucine d’Italia. È presente nei ristoranti stellati a Milano, a Torino, a Roma, a Firenze. È apprezzata dai grandi chef e dalle mamme nelle osterie di periferia. È diventata il punto di incontro tra eccellenza e comunità, tra tradizione e contemporaneità.
Appuntamento a settembre
Appuntamento dunque a settembre a Bra per una festa BRAordinaria!
Sarà la dimostrazione, ancora una volta necessaria nel nostro tempo, che la qualità intrinseca, la tradizione consapevole, e l’innovazione etica possono coesistere non solo teoricamente, ma come esperienza concreta.
Carlo Cracco seduto al suo ristorante in Galleria, mentre riceveva il riconoscimento di ambasciatore, incarnava perfettamente questo equilibrio. Uno chef che ha giocato in prima divisione mondiale, che avrebbe potuto inseguire la moda, che ha invece mantenuto fedeltà a un prodotto territorio, a una ricetta, a una comunità.
Questa fedeltà, moltiplicata per migliaia di persone — agricoltori, artigiani, commercianti, chef, sindaci, giornalisti — è ciò che ha trasformato una salsiccia locale in un’icona della gastronomia italiana.
Dal 17 al 20 settembre, Bra aprirà le sue porte. Dimostrando che un territorio, se rimane fedele a se stesso, può emozionare il mondo intero.






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