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Carcere sodnrio storie di cibo

Carcere e celiachia: la soluzione è in un progetto “gluten free”!

Cibo e carcere, cibo e detenuti, cibo dietro le sbarre.

I casi da raccontare sono molteplici, eccellenze alimentari prodotte nelle carceri italiane, come attività formativa e riabilitativa dei detenuti, e come formazione per fornire un futuro lavorativo, o per lo meno una forte competenza professionale da far valere una volta fuori dal carcere, al termine del periodo di pena.

Uno dei casi, forse il più recente, nato da poco da menti non novelline in questo, è quello del carcere di Sondrio, una casa circondariale situata in pieno centro della cittadina valtellinese, e seguita da poco meno di due anni dalla direttrice Stefania Mussio, arrivata dalla direzione del Carcere di Lodi.

Incontro la Dottoressa Mussio nei suoi ufficio di Sondrio a fine novembre, un incontro formale programmato dopo alcune chiacchiere al telefono e via mail, lei per spiegare i progetti in corso e le tempistiche, io per dettagliare l’idea delle “Storie di cibo dietro le sbarre” come filone di racconti nazionali su questa tematica.

Vengo accolta a Sondrio in modo “pimpante” ed energico, come poi in effetti si rileva la personalità della direttrice e inevitabilmente di chi collabora con lei!

Una donna tenace, decisa, un pozzo di idee che mi racconta, mi illustra e mi presenta con il dettaglio degno di un business plan, e con l’energia propria di un caterpillar! Decisamente questa donna ha un modo di fare che mi piace, e intravedo già delle belle collaborazioni di eventi “di cibo dietro le sbarre” e degli interessanti scambi di idee “culinarie”!

Ma ritorniamo al motivo dell’incontro, perché giustamente non sono andata a Sondrio solo per una scorpacciata di pizzoccheri 😉

La Dottoressa Mussio, che dopo i preamboli iniziali inizio a chiamare Stefania, mi racconta dell’iter che ha portato alla decisione di un laboratorio di produzione di pasta all’interno del carcere.

“Il progetto ha preso il via tempo fa, al mio arrivo qui da Lodi, da dove ho portato l’esperienza dell’importanza di attività culinarie per i detenuti. Come sostiene anche il nostro comandante di Polizia Penitenziaria Luca Montagna di Sondrio, quando fai qualcosa legata ad un gusto non la dimentichi, ti entra dentro!

E ha ragione, è per questo che ho sempre puntato alla produzione di qualcosa che diffondesse un buon profumo e avesse un buon sapore, tocca nel profondo i detenuti e chiunque ci lavori!

Mi parla del progetto “A mani libere” promosso dalla cooperativa Ippogrifo (alla presidenza Paolo Pomi, e referente del progetto Alberto Fabani), con l’intento di impiegare lo spazio ristrutturato all’interno del carcere con un’attività appropriata, con un laboratorio manuale di produzione di pasta, con un’attenzione particolare al problema della celiachia.

Lo scorso settembre (2016) c’è stata la posa dei macchinari e la creazione almeno logistica di un vero pastificio, grazie anche alla collaborazione e all’intervento di alcuni attori istituzionali e privati: la Confartigianato,  la Fondazione Pro Valtellina e  la Bim Adda.

E da qui il discorso legato alla celiachia ha fatto il resto, creando contatti e condivisioni ben oltre i confini provinciali, fino ad arrivare all’Associazione Italiana Celiachia (AIC), all’azienda La Veronese che fornirà la materia prima per la produzione di pasta senza glutine, e allo chef Marcello Ferrarini, massimo esperto di cucina senza glutine dell’AIC stessa.

Sabato 17 dicembre il ritrovo di tutti i soggetti coinvolti, per il “taglio del nastro” e l’avvio delle attività che, come ha spiegato il referente di Ippogrifo Fabiani:

“prevedono momenti di formazione per imparare a produrre la pasta senza glutine. A partire dai primi mesi del 2017 si pensa di avviare la commercializzazione del prodotto della startup imprenditoriale-sociale.

All’inizio saranno coinvolti 4-5 detenuti per la formazione, uno sarà assunto e poi si valuterà”.

Sono tutti concordi, e anche io credo sia il punto di forza dell’iniziativa, nel considerare la doppia valenza sociale del progetto: da un lato si offre ai detenuti della casa circondariale di Sondrio l’opportunità di apprendere  un lavoro e avere delle competenze da spendere in futuro; dall’altro metterà a disposizione delle persone celiache e non solo prodotti di qualità.

Perciò un grande progetto “gluten free” dal carcere alla tavola con un laboratorio artigianale che trasforma due limiti, la detenzione e la celiachia, in opportunità di rivalsa e inclusione!

Significative anche le parole dello chef Marcello Ferrarini che, celiaco lui stesso, conosce bene i limiti alimentari e promuove ancora meglio la necessità di mangiare alimenti sicuri, ma che siano soprattutto di qualità:

“Quello che, come la celiachia,  potrebbe essere considerato un disagio, con autostima e lungimiranza si può trasformare in opportunità così come è stato per me! Io cerco di creare un  piatto buono e condivisibile anche da chi mangia insieme ad un celiaco ma celiaco non è.

La tavola è un aspetto centrale nella nostra cultura e quando ci sediamo a tavola lo facciamo per condividere. Se a questo aggiungiamo anche l’aspetto di crescita e lavoro che si offre ai detenuti, il cerchio si chiude alla perfezione!”.

E proprio per valorizzare l’esperienza dei detenuti e la loro creatività, nelle intenzioni dello chef Ferrarini c’è l’idea di accompagnare la produzione della pasta senza glutine allo studio di alcune ricette, ispirate alle esigenze religiose e culturali dei detenuti stessi.

Sono contenta di aver vissuto in prima persona questa bella esperienza, ho fatto appena in tempo a vedere il laboratorio vuoto, pronto per l’utilizzo, ed ecco l’inaugurazione e l’avvio della produzione!

Nella mia sosta a Sondrio ho voluto fare anche due chiacchiere con alcuni detenuti.

Uno in particolare, giovanissimo, mi è stato indicato dalla direttrice come il più appassionato di cucina, quello che anche nelle varie situazioni “ricreative” o istituzionali segue la cucina e la piccola mensa: Daniel M. 25 anni, originario di queste valli.

Mi racconta della sua esperienza lavorativa prima del periodo detentivo:

“a 17 anni lavoravo a Saint Mortiz come cameriere e aiuto in cucina in un grande hotel, dove ho conosciuto uno chef valtellinese che mi ha mostrato tutta la sua esperienza, e mi ha messo le basi. Il mio sogno è di prendere un diploma in questo settore, lavorare in cucina, perché lo ritengo uno dei settori più appassionanti, è una cosa infinita, non si finisce mai di imparare e di sperimentare!”

Ora anche Daniel avrà modo di sperimentare e sperimentarsi nella produzione di paste e ricette e chissà che ne esca un nuovo grande chef specializzato in celiachia!

Da parte mia un augurio speciale, a lui, ai suoi “compagni di viaggio” e a tutti gli attori coinvolti, prima tra tutti la direttrice Stefania Mussio che ci mette anima e cuore, nel desiderio condivisibile di diffondere per le stanze della casa circondariale il profumo di pasta fresca e di prodotti appena sfornati!

A breve ritornerò alla “base di Sondrio” sia per assaggiare di persona i prodotti sia per organizzare un corso di cucina un po’ fuori dalle righe, anzi, “fuori dalle sbarre”!

Lo chef è già pronto, io pure, la direttrice avvisata, insomma… a presto 😉

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

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