Cena a quattro mani: l’alta cucina di montagna incontra l’eleganza del Relais San Vigilio.
Lo chef stellato Stefano Masanti e Davide Suardi protagonisti di una delle cene in fermento tra territorio, memoria e visione contemporanea, accompagnata dai grandi vini della Valtellina.
Nel cuore più alto e suggestivo di Bergamo, il Ristorante La Cucina del Relais San Vigilio ha ospitato una nuova tappa di Cene in Fermento, trasformando la montagna in un racconto gastronomico raffinato e attuale. Protagonisti della serata lo chef stellato Stefano Masanti e Davide Suardi, interpreti di una cucina che unisce tecnica, identità e sensibilità contemporanea. Un percorso tra selvaggina, fermentazioni e grandi vini valtellinesi che ha dato vita a un’esperienza intensa, elegante e profondamente autentica.
Nel punto più alto di Bergamo Alta, dove la città si osserva dal cielo e ogni dettaglio sembra raccontare una storia, il Relais San Vigilio si conferma ancora una volta luogo privilegiato per esperienze gastronomiche che vanno oltre il semplice atto del mangiare. Qui, all’interno del raffinato ristorante La Cucina, è andata in scena la terza serata di Cene in Fermento, la rassegna che negli anni ha saputo trasformarsi in un appuntamento imprescindibile per chi cerca una cucina capace di unire identità, ricerca e relazione.
Protagonista dell’evento, lo chef stellato Stefano Masanti, anima del ristorante Il Cantinone di Madesimo, tra i più autorevoli interpreti della cucina di montagna contemporanea. Al suo fianco, lo chef di casa Davide Suardi, la cui filosofia gastronomica affonda le radici in una “cucina di necessità”, costruita su stagionalità, territorio e memoria personale.
Un dialogo tra visioni, nel segno della montagna
L’incontro tra Masanti e Suardi si è sviluppato come un dialogo armonico, mai sovrapposto, in cui ogni piatto ha rappresentato un passaggio di testimone tra due sensibilità diverse ma profondamente affini. La montagna, tema centrale della serata, non è stata raccontata attraverso cliché o nostalgie, ma attraverso una lettura contemporanea, fatta di tecnica, consapevolezza e rispetto per la materia prima.
Ne è nato un percorso gastronomico coerente, capace di alternare intensità e leggerezza, profondità e freschezza, in un equilibrio calibrato con precisione.
L’apertura del menu ha subito dichiarato l’identità della serata, con una sequenza di piccoli assaggi capaci di introdurre l’ospite a una montagna viva, dinamica, sorprendente.
I tacos di verza con battuta di capriolo, funghi sott’olio e tartufo nero hanno restituito un’immagine potente e materica del territorio, mentre il bao ai mirtilli con maialino nero delle Alpi e kimchi di cavolo dell’orto di Samolaco ha aggiunto una dimensione più contemporanea, giocata sull’equilibrio tra dolcezza, acidità e fermentazione.
A completare il trittico, il crostino di pane di segale con “fegato” vegano e cipolle rosse, capace di sorprendere per profondità e struttura, dimostrando come anche la cucina vegetale possa dialogare con i codici della tradizione più intensa.
Il primo piatto ha segnato uno dei momenti più alti della serata: i ravioli di camoscio di Madesimo con salsa salmì, topinambur e tartufo nero valtellinese.
Un piatto che racchiude l’essenza della cucina di Masanti: rigoroso, avvolgente, profondamente identitario. La selvaggina, trattata con grande precisione, si fonde con le note terrose del topinambur e la complessità aromatica del tartufo, dando vita a un equilibrio di rara eleganza.
A seguire, la Lepre alla Royal, interpretazione di un grande classico della cucina europea, proposta con una sensibilità contemporanea che ne alleggerisce la struttura senza tradirne l’intensità. Il radicchio alla brace, l’aglio nero e le arachidi completano il piatto con contrasti calibrati, in un gioco di consistenze e sapori che amplifica la profondità della preparazione.
Il finale si allontana dalla rigidità del servizio classico per abbracciare una dimensione più intima e conviviale, perfettamente in linea con lo spirito della rassegna.
I dolci, serviti al centro del tavolo, riportano l’ospite a un’idea di convivialità autentica: la torta di mele con panna e vaniglia, calda e rassicurante, e il gelato allo zafferano a chilometro zero con burro e Balsamo degli Angeli, capace di sorprendere con una nota aromatica raffinata e persistente.
Un epilogo che accompagna il percorso verso una dimensione più emotiva e condivisa.
Il vino: un racconto nel racconto
A completare l’esperienza, i vini dell’Azienda Agricola Nobili, presentati direttamente dal titolare Nicola Nobili insieme al sommelier Gianluca Zani. Un pairing costruito con coerenza e sensibilità, capace di accompagnare ogni piatto senza mai sovrastarlo.
Dalla finezza del Valtellina Superiore DOCG Sassella Riserva 2022 alla struttura del Valtellina Superiore Riserva 2019, fino alla profondità dello Sforzato di Valtellina Il Montescale 2020, il percorso enologico ha seguito e amplificato il racconto gastronomico, restituendo una visione completa del territorio.
Cene in Fermento: un progetto culturale
Più che una rassegna, Cene in Fermento si configura come un vero progetto culturale, capace di mettere in relazione chef, produttori e ospiti in un contesto che valorizza il tempo, l’ascolto e la condivisione.
In un panorama gastronomico sempre più orientato alla performance, il Relais San Vigilio sceglie una strada diversa: quella dell’autenticità, della relazione e della narrazione. Ogni serata diventa così un momento unico, irripetibile, costruito non solo sui piatti, ma sulle persone che li rendono possibili.
La serata con Stefano Masanti ha confermato la solidità e la visione del progetto, capace di accogliere grandi protagonisti della cucina italiana senza perdere la propria identità.
In un luogo dove storia, paesaggio e ospitalità si fondono con naturale eleganza, la cucina torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: un gesto autentico, un racconto profondo, un’esperienza capace di lasciare il segno.












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