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Conoscete il menù dell’ultima cena? Dettagli e aneddoti. Parte 2

Il cibo nel'Ultima cena

Conoscete il menù dell’ultima cena? Dettagli e aneddoti. Parte 2

Nell’articolo “Conoscete il menù dell’ultima cena? Dettagli e aneddoti. Parte1si è parlato di aneddoti, curiosità e ricette legate all’ Ultima Cena.

L’esordio dell’articolo è stato questo:

“Spezzò il pane, porse il vino.

Per il più straordinario dei misteri, Gesù ha scelto la più umana delle azioni: il mangiare. E la più universale delle relazioni: il mangiare insieme.  In una Cena che è davvero l’ultima, dove il Maestro ha radunato i suoi discepoli per l’estremo saluto”.

Di norma quando si pensa all’Ultima Cena viene in mente quella Leonardesca, in realtà sono numerosi i pittori e gli artisti che hanno realizzato quest’opera, ognuno ci ha messo qualche dettaglio personale, incluso un “menù” diverso, chi il pesce, chi l’agnello, chi il pane e chi i bretzel.

Sono molte le varianti, e per questo sono numerosi gli studi che stanno dietro a questi argomenti, per indagare sul motivo di queste differenze e per capire quale fu il vero menù e le vere usanze della cena vissuta all’epoca di Gesù, con i suoi discepoli.

Ecco il vero scopo di questi articoli: indagare e riportare aneddoti e curiosità su questi aspetti. In parte sono stati elencati nella prima parte dell’articolo, qui continuerò a raccontarne!

 

Come era composto il menù dell’ultima cena?

Il menù e l’ordine di servizio delle pietanze è quello che ancora adesso regola la vita religiosa e giuridica del popolo ebraico: quello prescritto nel Seder, l’antico cerimoniale della Pasqua ebraica (Seder significa “ordine”).

Si mesceva il primo bicchiere, e il celebrante (in genere il capofamiglia) recitava la prima benedizione. Poi si intingeva un boccone di erba amara nel charoset. A questo punto seguivano le altre portate: i portava in tavola il sacrificio pasquale, ossia l’agnello sacrificato nel tempio di Gerusalemme. Si mesceva poi il secondo bicchiere di vino e si procedeva.

La cena terminava poi con un quarto bicchiere di vino e l’Hallel, la preghiera di lodi e ringraziamenti.

Che cosa hanno fatto mangiare a Gesù e agli apostoli gli artisti che nei secoli hanno dipinto l‘Ultima Cena?

Si tratta di cibi che avessero un significato simbolico per i cristiani.

L’agnello perché rappresenta la vittima sacrificale che nella Pasqua cristiana è Cristo stesso.

Il pane e il vino che simboleggiano nell’eucarestia il suo corpo e il suo sangue. MA il loro pane non è sempre gonfio, ben  lievitato.

Le pietanze variano anche a seconda delle epoche e delle relative mode gastronomiche, oppure dal luogo a cui il dipinto era destinato: pesci nelle località di mare, gamberi di fiume in montagna, carne nell’entroterra, frutta.

 

E’ vero che c’è differenza tra le porzioni nei vari dipinti?

Si! Dal 1000 al 1700 la dimensione delle pietanze è aumentata del 69%, quella dei piatti del 66% e il pane servito in tavola è cresciuto del 23%.

Quanto al menù, nei quadri accanto a pane e vino compaiono:  pesce nel 18% dei casi, agnello nel 14%, maiale nel 7% (in quantità minori, anche pollo, gamberi e molto altro; nel Rinascimento le lepri ma non i conigli). Il calcolo è stato fatto analizzando i pasti raffigurati in 52 quadri (da Duccio di Boninsegna a Tiepolo) con un software ad hoc, da due fratelli docenti americani, Brian e Craig Wansink, mettendo a confronto le dimensioni delle teste dei commensali con quelle dei loro piatti e del cibo contenuto, ottenendo così le percentuali.

Una ulteriore curiosità si ha sulla pagnotta più grande di tutte (grande quanto la testa degli apostoli): è stata dipinta da Salvador Dalì nel 1955, oggi alla National Gallery di Washington.  Nella sua Ultima Cena si mangia solo pane e vino: infatti spezzata in due, accanto a mezzo bicchiere di vino rosso, rappresenta l’unica pietanza della mensa!

Quali sono i cenacoli più e meno ricchi?

Per quanto riguarda il cenacolo più ricco, si possono identificare almeno due opere:: quella dipinta da Andrea del Castagno nel 1447, con marmi policromi a profusione, e la colossale Ultima Cena del Veronese del 1573, sei metri per tredici, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che costò al pittore una convocazione da parte dell’Inquisizione per eccesso di sfarzo e blasfemia.

Quello più povero è di sicuro quello del  Tintoretto, sempre a Venezia nella chiesa di San Trovaso. Una misera locanda, una tovaglia striminzita e non stirata, fiaschi di vino per terra, sedie impagliate e rovesciate.

Carne o pesce, agnello o anguille: quali i piatti reali dell’ultima cena e quali quelli dipinti?

Secondo la versione ebraica, nell’ultima cena si mangiò agnello, perché nella cena ebraica di Pesach si celebrava la liberazione degli Israeliti dall’Egitto, come è narrata nel Libro dell’Esodo:

“Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d’Egitto: ‘Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi….Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. ….Il vostro anello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno. …il quattordici del mese lo immolerete al tramonto. …In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. …E’ la Pasqua del Signore!….”

In realtà l’unica opera in cui è rappresentata una vera Pesach ebraica, rarità per l’antiebraica iconografia cristiana, è quella dipinta dal fiammingo Dierick Bouts nel 1464 a Lovanio, nel centro delle Fiandre.

Benedetto XVI nel discorso del giovedi santo del 2007 sostenne che Gesù potrebbe aver celebrato la Pasqua con gli Esseni, che erano vegetariani. Quindi niente agnello, in questa versione!

L’ultima cena Leonardesca ha sulla tavola del pesce:lo storico dell’alimentazione John Varriano nel 2008 ha identificato l’anguilla in agrodolce, cioè arrostita e poi marinata in succo d’arancia e di melograno. Una pietanza in realtà improbabile per Gesù: l’anguilla perché non era kosher (era un pesce privo di pinne e squame, quindi tabuizzato), l’arancia perché arrivò dall’Estremo Oriente nel IX secolo dopo Cristo.

Qui termina la seconda carrellata di aneddoti, ci sono altre mille curiosità, simpatiche e intriganti...

Ne parleremo nel seguito di questo articolo, restate collegati a Storie di Cibo!

..TO BE CONTINUED.

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

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