Dietro le sbarre, dentro il lavoro. Il vino Valelapena
Il vino fa bene agli occhi, parola di Santalucia!
13 Dicembre 2017
Fiera del Tartufo bianco di Alba: chef, eventi e truffle-show!
28 Dicembre 2017

Il lavoro dentro...dentro al lavoro. sTORIEDICIBODIETROLESBARRE

Per la serie di STORIE DI CIBO DIETRO LE SBARRE abbiamo aderito sabato scorso (16 dicembre 2017) al convegno ad Alba, presso la Sala Vittorio Riolfo nel Cortile della Maddalena, sul tema  “Il lavoro dentro… Dentro al lavoro”.

Come precisato nell’articolo di presentazione https://www.storiedicibo.it/il-lavoro-dentro-dentro-al-lavoro-parlarne-valelapena/  l’evento ha visto tra i promotori il Consorzio di Cooperative Sociali – Compagnia di Iniziative Sociali CIS, la Città di Alba, i Garanti regionale e comunale delle persone private della libertà personale e Syngenta, azienda leader in agricoltura a livello globale.

L’obiettivo della giornata è stato principalmente quello di creare un momento di discussione e confronto tra le istituzioni politiche nazionali, quelle locali, enti del Terzo Settore e le realtà che operano nel settore d’interesse, sul tema del recupero sociale e professionale dei detenuti e sul ruolo che l’agricoltura può svolgere in questo processo riabilitativo, grazie alla legge sull’Agricoltura Sociale promossa dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

I punti cardine del confronto discussi tra i relatori sono stati l’importanza del reinserimento sociale dei detenuti e le opportunità offerte dalla legge dell’agricoltura sociale, coinvolgendo nel dibattito istituzioni,  associazioni e imprenditori agricoli del territorio.

Per l’occasione sono stati coinvolti vari enti che operano nel settore, chiamati a presentare i loro migliori progetti rieducativi, sviluppati in questi anni in Piemonte e tradotti nel tempo in esperienze di particolare successo.

Tra i casi di maggiore rilievo in ambito di Agricoltura sociale è stato discusso Valelapena, ambizioso progetto nato nel 2006 che vede la collaborazione tra Syngenta, il Ministero della Giustizia, la Casa di Reclusione d’Alba, l’Istituto Enologico d’Alba e i Comuni di Alba e Bra per sostenere il recupero dei detenuti della casa circondariale di Alba attraverso una formazione specifica e l’impiego diretto e concreto in un vigneto situato all’interno del carcere stesso.

L’enologo responsabile del progetto Giovanni Bertello ha presentato i dati di questa produzione “dietro le sbarre”, raccontando di come ogni anno i detenuti seguano all’interno dell’istituto penitenziario un corso per ottenere la qualifica di operatore agricolo e coltivano vitigni di nebbiolo, barbera, dolcetto e cortese:

“Alla vinificazione, imbottigliamento ed etichettatura provvede l’Istituto Enologico Umberto I di Alba per una produzione annua di circa 1500 bottiglie, ma il nostro obiettivo ultimo è quello di arrivare a far lavorare i ragazzi detenuti nelle aziende agricole e vitivinicole della nostra zona.

Solo così il progetto può avere un senso.

Ci battiamo proprio perché i finanziamenti che vengono messi a disposizione di queste aziende non siano relativi solo a costruzioni di nuovi magazzini o acquisto di nuovi macchinari, ma anche e soprattutto ad incentivare l’assunzione di queste persone, una volta scontata la pena, con sgravi fiscali e “affiancamenti” delle aziende”.

Presente al convegno anche il  Viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Andrea Olivero che ha affermato:

“Sono lieto di dare il mio contributo a questo evento dedicato all’Agricoltura Sociale e al progetto Valelapena perché credo fortemente che possa rappresentare un esempio per altre realtà e un’occasione concreta di riscatto e vera e propria rinascita per i detenuti.

Ho sostenuto fortemente la legge sull’Agricoltura sociale e intendo continuare a promuovere con impegno ogni iniziativa di welfare che possa portare integrazione tra agricoltura, etica e legalità”.

Molti gli interventi di casi “di successo” di cooperative che lavorano con detenuti o “situazioni disagiate”, utilizzando l’agricoltura come “mezzo” di recupero:

  • Michele Miravalle  dell’associazione Antigone, sulle condizioni detentive
  • Nino Mana, direttore della Caritas di Fossano, sull’esperienza di Cascina Pensolato
  • Luca Serratrice sul caso della Cooperativa Sociale Terra Mia di Torino
  • Giuseppe Taliano dell’Azienda Agricola Biologica Taliano di Alba.

Di significativo peso l’intervento di Cristina Marchetti, Responsabile Regulatory&Corporate Affairs di Syngenta Italia, azienda che nel progetto Valelapena  mette a disposizione i prodotti, le competenze e le risorse necessarie per una corretta e completa protezione del vigneto:

 “La nostra azienda, totalmente dedicata all’agricoltura e da sempre attenta ai risvolti sociali del settore, attraverso il progetto Valelapena vuole sensibilizzare l’opinione pubblica locale e le Istituzioni, sul ruolo fondamentale dell’agricoltura non solo per la nostra economia ma anche per il tessuto sociale.

Parliamo di responsabilità di impresa e non esclusivamente di responsabilità sociale, perché per la nostra azienda si tratta di un programma tecnico: crediamo nel ruolo formativo ed educativo che l’agricoltura può avere.

M ricordo sempre le parole di  Franacesco, un detenuto impegnato nel vigneto del carecre di Alba: <<Lavorare al progetto Valelapena mi ha insegnato che se alla terra non dai niente, non ti restituisce niente>>  ..credo che tali parole spieghino davvero  il senso di questi progetti.

La legge nazionale sull’Agricoltura Sociale rappresenta un’occasione unica per dare continuità a questa esperienza, e oggi sono soddisfatta e ottimista nel sentire che qualcosa si sta davvero muovendo e le prospettive legislative sembrano buone.

Il lavoro dentro il carcere va difeso come strumento sociale, e anche di contenimento dei costi”.

 

A presentare le conclusioni della giornata sul palco l’onorevole Bruno Mellano, garante regionale del Piemonte delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, e lo fa in chiave provocatoria, riportando notizie che evidenziano la difficoltà di vita all’interno delle celle anche solo per quanto riguarda i beni di prima necessità.

L’intervento forse più significativo della giornata è stato quello di Alberto, uno dei detenuti della casa di reclusione di Alba che lavora nel vigneto del carcere.

Significativo perché rappresenta il risultato tangibile di questo progetto, e l’esempio concreto di come un’attività lavorativa sia il giusto mezzo per pensare ad un futuro oltre le sbarre, ricco di prospettive  e dignità.

Quella dignità che solo il lavoro è in grado di dare nella vita sociale.

E allora si, ne Valelapena impegnarsi ad avere un lavoro dentro e a vivere dentro al lavoro!

Abbiamo voluto intervistare Alberto, per farci raccontare in diretta il suo punto di vista:

 

 

 

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Raccontaci il tuo Progetto