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Abitudini alimentari: tre fake news smascherate dagli esperti di YouGoody

Sale rosa, microonde e cena dopo le 20: tre fake news sull’alimentazione smascherate dalla scienza

Il sale rosa è davvero più salutare? Mangiare dopo le 20 fa ingrassare? Il microonde distrugge i nutrienti? Chiarezza su con gli esperti Yougoody.

Ogni giorno siamo sommersi da consigli, video e informazioni che promettono di aiutarci a mangiare meglio e vivere più a lungo. Ma quante di queste affermazioni sono davvero supportate dalla scienza? Nell’ambito del progetto YouGoody, promosso dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, abbiamo analizzato tre convinzioni molto diffuse: il presunto beneficio del sale rosa rispetto al sale bianco, la credenza che cenare dopo le 20 faccia ingrassare e il timore che il forno a microonde distrugga vitamine e nutrienti. Con l’aiuto delle specialiste del team di Epidemiologia, scopriamo cosa dicono realmente le evidenze scientifiche.

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C’è chi compra il sale rosa dell’Himalaya convinto che sia più salutare. Chi evita categoricamente di cenare dopo le 20 per paura di ingrassare. E chi continua a guardare con sospetto il forno a microonde, certo che distrugga vitamine e nutrienti.

Il mondo dell’alimentazione è pieno di convinzioni tramandate di bocca in bocca, condivise sui social o ripetute così tante volte da sembrare vere. Alcune hanno un fondo di verità, altre sono semplici semplificazioni, altre ancora sono vere e proprie fake news.

Il problema è che quando si parla di salute non basta il sentito dire.

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Per questo il progetto YouGoody, promosso dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha deciso di affrontare il tema in modo concreto. Lo studio, che coinvolge migliaia di persone e raccoglie informazioni su alimentazione, stile di vita e salute, non si limita infatti a fare ricerca: vuole anche aiutare i cittadini a orientarsi tra informazioni corrette e falsi miti.

Per la rubrica dedicata allo smascheramento delle fake news abbiamo scelto tre convinzioni molto diffuse e le abbiamo sottoposte al giudizio della scienza, grazie alle risposte delle professioniste del team di Epidemiologia di YouGoody.

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Il sale rosa dell’Himalaya è davvero migliore del sale bianco?

È probabilmente una delle operazioni di marketing alimentare più riuscite degli ultimi anni.

Il sale rosa viene spesso associato a immagini di purezza, naturalità e benessere. Il suo colore particolare e il prezzo decisamente superiore al sale comune contribuiscono a rafforzare l’idea che sia un prodotto più sano.

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Ma la realtà raccontata dalla ricerca è diversa.

La dottoressa Claudia Vener, medico epidemiologo, spiega infatti che:

“La sostituzione del sale bianco con sali cosiddetti integrali, come il sale rosa o altri sali colorati, non comporta benefici per la salute. Gli eventuali minerali aggiuntivi sono presenti in quantità trascurabile e non incidono sull’apporto nutrizionale.”

È vero che il sale rosa contiene piccole quantità di ferro, magnesio e potassio, ma in concentrazioni troppo basse per produrre effetti concreti sulla salute. La questione davvero importante è un’altra.

“L’attenzione su presunti benefici di un sale colorato rischia di far perdere di vista l’obiettivo principale: ridurre il consumo complessivo di sale.”

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non dovremmo superare i 5 grammi al giorno, ma gran parte della popolazione ne assume quantità superiori, spesso attraverso il cosiddetto “sale nascosto” presente in snack, prodotti confezionati, salumi e piatti pronti.

In altre parole, il problema non è scegliere il sale rosa invece di quello bianco.

Il problema è consumarne troppo.

Mangiare dopo le 20 fa ingrassare?

Questa è una delle regole non scritte più radicate nella cultura alimentare contemporanea.

Molti sono convinti che dopo una certa ora il metabolismo rallenti drasticamente e che ogni boccone consumato in tarda serata finisca inevitabilmente sui fianchi.

Ma è davvero così?

Secondo la dottoressa Claudia Agnoli, epidemiologa del progetto YouGoody, la risposta è molto più semplice di quanto si creda.

“Non è l’orario dei pasti a far ingrassare, ma quante calorie assumiamo rispetto a quante ne consumiamo.”

A parità di calorie introdotte durante la giornata, mangiare alle 19 oppure alle 21 non determina automaticamente un maggiore accumulo di grasso corporeo.

Esistono studi che suggeriscono come gli zuccheri assunti nelle ore serali possano favorire un accumulo leggermente superiore di grasso, ma si tratta di differenze modeste rispetto al peso che hanno le abitudini quotidiane nel loro insieme.

Il vero problema, spiega l’esperta, è spesso legato al comportamento.

Chi arriva a cena molto affamato tende a mangiare di più. Chi è stanco dopo una lunga giornata può scegliere più facilmente cibi pronti, delivery o alimenti molto calorici. E chi mangia tardi spesso si corica subito dopo il pasto, con possibili ripercussioni anche sulla qualità del sonno.

Per questo la conclusione della dottoressa Agnoli merita di essere ricordata:

“Non guardare l’orologio, guarda l’insieme delle tue abitudini.”

Una frase semplice che sintetizza perfettamente il concetto di prevenzione: non esistono singoli comportamenti magici o catastrofici, ma uno stile di vita complessivo.

Il forno a microonde distrugge davvero i nutrienti?

Poche tecnologie da cucina sono state vittime di tante leggende quanto il microonde.

C’è chi lo usa solo per scaldare il latte, chi lo evita completamente e chi è convinto che renda gli alimenti meno nutrienti.

Eppure le evidenze scientifiche raccontano una storia molto diversa.

La dottoressa Martina Quartiroli, biologa nutrizionista, chiarisce infatti che:

“Il forno a microonde non determina una maggiore perdita di nutrienti rispetto ad altri metodi di cottura.”

Anzi.  In alcuni casi può addirittura preservare meglio nutrienti particolarmente delicati come la vitamina C.

Il motivo è semplice: il microonde utilizza poca acqua, richiede tempi di cottura molto brevi e limita la degradazione dovuta al calore prolungato.

“Rispetto alla bollitura riduce il dilavamento dei sali minerali nell’acqua di cottura e consente di mantenere quantità simili o talvolta superiori di vitamine e composti fenolici.”

Una conclusione che sorprende molti consumatori e che dimostra quanto spesso la percezione comune sia distante dalle evidenze scientifiche.

Il microonde non è quindi un nemico della nutrizione.

Come sempre, conta più ciò che mettiamo nel piatto che il tipo di forno che utilizziamo.

Perché smascherare le fake news è importante

Le tre convinzioni che abbiamo analizzato sembrano innocue.

Un pizzico di sale rosa, una cena consumata alle 21 o una verdura scaldata al microonde non cambiano da soli il destino della nostra salute.

Eppure il problema delle fake news alimentari non è la singola informazione sbagliata. È l’effetto cumulativo.

Ogni falsa credenza contribuisce a creare confusione. Sposta l’attenzione dalle priorità reali. Alimenta paure inutili. Induce comportamenti che spesso non hanno alcun beneficio concreto.

Nel tempo rischiamo di concentrarci su dettagli irrilevanti e di trascurare ciò che conta davvero: alimentazione equilibrata, attività fisica, sonno adeguato, prevenzione e consapevolezza.

Il progetto YouGoody nasce proprio per questo: raccogliere dati, produrre conoscenza e trasformarla in strumenti utili per le persone.

Queste sono soltanto tre fake news tra le tante che circolano ogni giorno.  Altre riguardano integratori miracolosi, superfood, diete lampo, intolleranze autodiagnosticate e presunti rimedi naturali.

Alcune fanno sorridere. Altre possono influenzare concretamente le nostre scelte e, nel lungo periodo, la nostra salute.

Per questo vale sempre la stessa regola: prima di credere, condividere o cambiare le proprie abitudini, vale la pena chiedersi una cosa.

Cosa dice davvero la scienza?

Perché la ricerca non promette miracoli.

Ma offre qualcosa di molto più affidabile: risposte basate sui fatti.