val di fassa federico modica storiedicibo

Fassa Fall in Love with Food: la Val di Fassa a tavola

Fassa Fall in Love with Food: l’autunno gourmet in Val di Fassa.

Undici chef, dieci produttori e una valle intera che si racconta a tavola: dal 20 al 26 settembre la Val di Fassa inaugura la sua prima rassegna gastronomica d’autunno.

Nei boschi sopra Moena, nelle sere di fine settembre, si sente ancora il bramito del cervo: il richiamo dei maschi che segna l’inizio della stagione degli amori, e che da anni richiama camminatori e curiosi al calare del buio. È un buon punto di partenza per raccontare l’autunno in Val di Fassa, perché quest’anno la valle risponde a modo suo a quello stesso richiamo: con “Fassa Fall… in love with Food”, la nuova rassegna gastronomica in programma dal 20 al 26 settembre 2026, che porta in scena undici chef e una decina di produttori locali tra menù a tema, laboratori del gusto e un evento conclusivo lungo il torrente Avisio. Ho seguito da vicino la nascita di questa manifestazione — tra ristoranti, malghe e rifugi d’alta quota — per capire come la Val di Fassa stia costruendo, un piatto alla volta, un nuovo modo di raccontare il proprio autunno.

Non lo vedi. Lo senti prima con lo stomaco che con le orecchie: un suono basso, rauco, quasi liquido, che sale dal fondovalle e si arrampica tra gli abeti rossi fino a dove sei fermo, immobile, con una guida del territorio che ti ha appena sussurrato “adesso zitti”. È il bramito del cervo, il richiamo dei maschi che apre la stagione degli amori. La Val di Fassa, in questo esatto momento dell’anno, tra metà settembre e la metà di ottobre, non fa che imitarlo, a modo suo: anche lei, con l’autunno, comincia a chiamare a raccolta. Chef, casari, apicoltori, mastri birrai, guide alpine, camminatrici instancabili. E tu, se si ha un po’ di fame e la curiosità giusta, si è  invitati a rispondere.

val di fassa mattia rizzi storiedicibo

Si chiama “Fassa Fall… in love with Food”, ed è la prima edizione di una rassegna che dal 20 al 26 settembre trasforma la valle in un unico, enorme tavolo condiviso. Ma per raccontarla come merita bisogna fare quello che fa il bramito stesso: non seguire un sentiero dritto, ma muoversi per richiami, per suoni che si rincorrono da un bosco all’altro.

Un salto avanti: Fraine, la fine di settembre, un torrente che fa da tovaglia

Partiamo dalla fine, perché è lì che tutto confluisce. Il 26 settembre, in località Fraine, a Pera, lungo il facile percorso che costeggia il torrente Avisio, spuntano delle casette di legno. Non sono un mercatino qualunque: dentro ci sono le mani di cinque chef che hanno deciso di uscire dalle proprie cucine per cucinare all’aperto, con il fiume come colonna sonora naturale e i Popcorner — una band di giovani che cantano in ladino — a fare da colonna sonora vera.

C’è Stefano Ghetta, dell’Hotel Gran Mugon di Tamion, che a queste latitudini è quasi un alchimista: la sua “Polenta nel bosco” nasce lasciando la farina di mais appesa in sacchi di juta tra gli alberi per due settimane, prima di cuocerla in un infuso di erbe e muschi. C’è Matthias Trottner, di Baita Checco di Ciampedie. C’è Gaetano Bonanno, che scende dai suoi 2.218 metri del Passo Sella per la giornata. C’è Moreno Valentini del Tobià de Zeli di Alba di Canazei, autore di un Signor Strudel, e c’è Nicola Vian del ristorante El Filò di Pozza. Nei piatti, verdure, erbe, miele, salumi e formaggi arrivano da produttori che in questa storia hanno un nome e un volto, non un’etichetta anonima.

Tutto attorno, il pubblico — famiglie comprese — passeggia tra un assaggio (a pagamento) e l’altro, abbina vini trentini, birre artigianali di montagna, succhi e formaggi locali, e si lascia guidare in una camminata tra Pera e Pozza che è più un rito collettivo che una gita. È il gran finale. Ma come ogni gran finale che si rispetti, ha bisogno di un antefatto lungo una settimana — anzi, lungo un’intera stagione.

Dove tutto comincia davvero: un uovo, un prato, e Donna Nadia tra i fiori!

Riavvolgiamo il nastro fino a una mattina qualunque di fine estate, quando la valle è ancora tiepida e i prati sopra Vigo di Fassa profumano di erba appena tagliata. All’Agritur Fiores, Nadia Pitto coltiva un rapporto con la terra che è quasi una conversazione a due voci.

val di fassa nadia pitto fiores storiedicibo

Qui, tra fiori commestibili e orti che sembrano tavolozze, lo chef Nicola Vian del ristorante El Filò firma un assaggio che di questa valle racconta l’anima gentile: un uovo che diventa un piccolo universo di sapori di montagna, servito come fosse un dono più che un piatto. Di questo luogo e di questa donna abbiamo gia raccontato (leggi QUI il dettaglio su Fiores)  ma nella mappa di “Fassa Fall in love with Food” Fiores è una tappa fissa dei laboratori della rassegna, con tanto di merenda firmata proprio da Vian.

Ed è proprio Vian, con la sua filosofia che in ladino si chiama “Saores e Profumes” — sapori e profumi — a incarnare meglio di chiunque altro il filo rosso di questa storia: la territorialità non come slogan ma come filiera corta reale, fatta di formaggi di malga, salumi, trote e salmerini d’alta quota, erbe spontanee e fiori dell’orto di famiglia. Nel suo menù convivono uno strudel salato con speck, porcini e crema di Trentingrana e degli gnocchi al ragù di capriolo con mirtilli: la memoria e l’innovazione che si stringono la mano, come farà per tutta la settimana della rassegna.

Le mani che fanno il formaggio, prima che lo chef lo cucini

Nella valle non si sa come, ma si comprende subito che il cibo prima di arrivare nei piatti ha una lunga storia locale conosciuta benissimo da chi li prepara. Succede a Moena, dove l’agritur El Mas custodisce un caseificio che profuma di fieno e di latte appena munto. Il casaro Peter Decrestina guida una masterclass sui formaggi che è pura antropologia gastronomica: si assaggia, certo, ma soprattutto si ascolta. Il Puzzone di Moena DOP — quello stesso formaggio dal nome scomodo e dal carattere fierissimo che si ritrova su un uovo poché nel menù del Rifugio Fuciade — nasce da mani come le sue.

Ed è un formaggio, in fondo, il vero protagonista silenzioso di questa rassegna: lo ritrovate nella carta dei dolci di Zucoria a Pozza, dove Ruben Cadrobbi — 34 anni, cucina giovane e contemporanea — lo tratta con la stessa cura riservata al resto di un menù che alterna proposte vegetariane e vegane a piatti della tradizione. Il nome del suo locale, che in ladino significa “tarassaco”, è già un manifesto: costruire un’identità gastronomica riconoscibile e radicata. Al suo fianco, in sala e nella vita, Giulia De Luca: insieme, con i giovani chef Elia e Laura, hanno reinventato l’accoglienza di montagna rendendola “off-line”, nel senso più bello del termine, vale a dire fatta di relazioni vere. Ed è proprio Cadrobbi, insieme a Giulia Deluca, a firmare uno dei laboratori più originali della settimana: un’interpretazione artistica e culinaria degli ortaggi che fa incontrare gastronomia, arte e natura in un solo gesto.

val di fassa piatto zucoria storiedicibo

Ma la lista dei formaggi e dei loro custodi in valle non finisce qui: Malga Aloch e Mèlga de Fascia sono altri due nomi che, insieme a N’Outa, compongono la costellazione di piccoli produttori che, giorno dopo giorno, riforniscono le cucine di questa rassegna. Sono loro, più che qualsiasi chef, il vero patrimonio della Val di Fassa: quello che non si vede nei titoli dei giornali ma che sostiene ogni menù a tema di questa settimana.

Il bosco come dispensa…

C’è una storia che mi hanno raccontato sul Rifugio Carlo Valentini, a 2.218 metri, al Passo Sella, che vale da sola il viaggio. Il rifugio,  aperto nel lontano 1884 dal trisnonno materno dell’attuale chef, Gaetano Bonanno, è ancora oggi un punto fermo per chi attraversa uno dei passi più spettacolari delle Dolomiti. Bonanno è cresciuto guardando ai fornelli il padre, lo zio, il nonno, prima di diventare cuoco lui stesso. Ma il momento di svolta della sua cucina non è arrivato in una scuola alberghiera: è arrivato quando ha ritrovato un vecchio quaderno di ricette del nonno, dove tra le righe si parlava di erbe spontanee e di un uso quasi segreto del lichene per insaporire la carne di cervo. Da quel quaderno ingiallito nasce oggi una cucina che fonde origini mediterranee e tradizione ladina d’alta quota — ravioli di segale con fior di latte e spinacio selvatico, lombatina di cervo con bottarga del suo cuore.

Il bosco, in questa valle, non è solo scenografia: è dispensa. Lo sa bene Paolo Naccari, 61 anni e oltre trenta di mestiere, all’Osteria La Montanara nel centro di Canazei, che durante la rassegna guida personalmente un laboratorio di raccolta e preparazione dei funghi porcini — quelli che poi, insieme a carni locali e formaggi di malga, danno corpo alla sua cucina schietta e senza sovrastrutture, tra polenta, pasta e dolci fatti in casa.

E il bosco, ancora, è il luogo dove Stefano Ghetta lascia “riposare” la sua farina per la Polenta nel bosco, aspettando che gli alberi le regalino qualcosa che nessuna cucina, da sola, potrebbe dare.

Due rifugi, due modi di stare in quota

Se il Rifugio Carlo Valentini racconta la montagna attraverso l’eredità di famiglia, il Rifugio Fuciade, a Passo San Pellegrino, la racconta attraverso l’autoproduzione quasi ostinata. Ci si arriva a piedi, con una camminata immersa nel silenzio che è già parte del piatto prima ancora di sedersi a tavola. Qui Martino Rossi, 43 anni, prepara in casa pane, pasta fresca, mostarde, giardiniere, marmellate, affinamenti di salumi e formaggi: un artigianato quasi monastico che sfocia in piatti come gli spaghetti di patata con fonduta di malga tartufata o i tagliolini al ragù di cervo. Rossi è anche uno dei nomi che firmano i “Menù d’Autunno” della rassegna, insieme a Malga Panna, Hotel Foresta, Hotel Majon Miramonti e Rifugio Valentini.

val di fassa chef martino rossi fuciade storiedicibo

Ed è impossibile, parlando di Malga Panna, non fermarsi un istante di più. Paolo Donei, 53 anni, è il custode di un primato che in Italia non ha eguali: nel 1993, a soli 19 anni, è diventato il più giovane chef italiano a conquistare una stella Michelin — e quella stella, da allora, non l’ha mai persa. La sua Malga Panna, immersa nei boschi di Moena a 1.400 metri e nella famiglia Donei dal 1900, è il luogo dove formaggi, funghi, selvaggina, erbe e bacche vengono raccontati con tecniche contemporanee ma anche con metodi di conservazione antichi — affumicatura, salamoia, essiccazione — in un percorso degustazione che va dal ceviche di salmerino al “Malga ramen”, fino al finocchio e liquirizia.

Dal miele alla birra artigianale

C’è un laboratorio, tra quelli della settimana, che merita di essere raccontato con il ritmo lento che gli è proprio. All’agritur Ciasa do Parè, a Soraga, Aurora Brunel e Alessandro Suffritti dedicano un’esperienza intera ai mieli d’annata, con una passeggiata tra prati, erbe e profumi alpini che trasforma la degustazione in una lezione di botanica applicata.

E poi la birra artigianale del Birrificio Rampèer, a Campitello, e del suo fondatore Daniel Riz,merita, anche quello, uno spazio tutto suo.          —-Ve ne parlo nel dettaglio QUI 

Durante la settimana della rassegna Riz guida personalmente una degustazione delle sue birre di montagna, un’esperienza che profuma di luppolo e di quota, perfetta da abbinare a un tagliere di salumi e formaggi locali in una sera di fine settembre.

val di fassa birrificio rampeer storiedicibo

Le tavole di sempre, raccontate come non le abbiamo mai sentite

C’è una storia di famiglia lunga oltre un secolo dietro il Ristorante Foresta di Moena, dove Riccardo Schacher, 63 anni, rappresenta la terza generazione al timone dal 1963 — ma le radici della struttura affondano nell’Ottocento, quando era conosciuta come “Il Bisola”, osteria e stazione postale per i viaggiatori diretti in Val di Fassa. Oggi Schacher, insieme al fratello Walter, porta avanti una cucina segnalata dalla Guida Michelin 2025 nella categoria Bib Gourmand, fedele alla tradizione trentina e alla biodiversità locale, con la trota e la selvaggina sempre protagoniste.

Ad Alba di Canazei, Alessandro Bellettato dell’Hotel Majon Miramonti guida invece uno dei laboratori più identitari della rassegna: il classico Törggelen in baita, il rito autunnale per eccellenza che unisce castagne, vino novello e convivialità. Nel suo menù, il risotto ai mirtilli rossi con salmerino affumicato o i ciajoncie da fighes con popcorn di ciccioli di maiale raccontano una montagna aperta alla contaminazione senza mai perdere la memoria.

E poi c’è Moreno Valentini, resident chef del Tobià de Zeli di Alba di Canazei, 39 anni, la cui cucina nasce dall’incontro tra tradizione italiana e cultura ladina: una tartare di manzo con crema di senape e arancia, un filetto di cervo con salsa ai mirtilli, e uno strudel tra i migliori degustati! È lui, insieme a Vian, Ghetta, Trottner e Bonanno, a chiudere la rassegna sui prati di Fraine.

val di fassa chef moreno valentini storiedicibo

Oltre il piatto: esperienze tra trekking e bike

“Fassa Fall in love with Food” è il cuore pulsante dell’autunno fassano, ma attorno a quel cuore batte un intero corpo di esperienze che meriterebbero, da sole, un viaggio.

Il 2 e 3 ottobre parte una Mtb Experience tra le Dolomiti di Fassa, con pernottamento in rifugio per chi ama scoprire i sentieri sulle due ruote. Il weekend successivo, 9 e 10 ottobre, tocca al Survival Camp all’Antermoia, organizzato con l’associazione Donne di Montagna, con notte al Rifugio Antermoia. E il 16 e 17 ottobre, sempre con Donne di Montagna, si cammina nel cuore del Catinaccio in un trekking che si conclude con una sessione di yoga al Rifugio Stella Alpina Spiz Piaz.

Chi cerca un ritmo ancora più lento troverà, dal 12 ottobre al 1° novembre, un intero programma di Mental Wellbeing: una trentina di attività gratuite distribuite in luoghi e orari diversi — Qi Gong, magia del bosco, mindfulness d’autunno, face yoga, pilates d’autunno, forest bathing, mindfulness con campane tibetane, yoga classico. Il percorso si chiude nella cornice suggestiva e lignea dell’Istituto Culturale Ladino di Vigo, con due pratiche guidate da Amadio Bianchi, presidente del Movimento Mondiale per lo Yoga e l’Ayurveda, insieme a Sabrina Rasom.

E naturalmente, a fare da colonna sonora a tutto questo, resta lui: il bramito del cervo, che si ripete la sera del 18 e 25 settembre e del 2, 9 e 16 ottobre, nei boschi di Moena, accompagnati da guide del territorio che sanno leggere il silenzio prima ancora del suono. In sostanza un percorso serale  per ascoltare il richiamo vibrante, emesso dai cervi maschi, segnale dell’inizio della stagione degli amori… dove la Val di Fassa fall in love!

Val di Fassa, meta indiscussa

Alla fine, quello che resta di questa settimana non è una lista di ristoranti da segnare in agenda — anche se meriterebbero tutti, uno per uno, una prenotazione. Quello che resta è la sensazione precisa di una valle che, per sette giorni e per tutto un autunno, decide di raccontarsi attraverso le mani di chi la abita: undici chef, una decina di produttori, casari, apicoltori, mastri birrai, guide alpine e operatrici olistiche, tutti a comporre lo stesso, unico racconto corale.

Il bramito del cervo, in fondo, è un richiamo che si ripete ogni anno, identico e sempre diverso. “Fassa Fall in love with Food” funziona allo stesso modo: tornerà, dopo il successo di questa edizione, ogni autunno che verrà, a ricordarci che in Val di Fassa il cibo non è mai solo cibo. È un modo di ascoltare la montagna. E, se si ha un po’ di fame e la curiosità giusta, la risposta all’invito arriva immediata!

Informazioni, programma completo dei menù e dei laboratori, 
iscrizioni e biglietti per la festa del 26 settembre su www.fassa.com.