Trionfano le trattorie e tornano in vetta i grandi chef.
Un viaggio tra 2.600 sapori italiani e 19 premi speciali nella nuova guida Gambero Rosso.
Per la prima volta una trattoria conquista il titolo di Ristorante dell’Anno. La guida fotografa un’Italia gastronomica in pieno fermento, dove agriturismi, bistrot e osterie affiancano l’alta cucina, tra nuovi ingressi, ritorni eccellenti e una visione sempre più sostenibile e umana della ristorazione.
Una rivoluzione nel segno della tradizione. La nuova Guida Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2026 consacra la Trattoria La Madia di Brione, dello chef Michele Valotti, come Ristorante dell’Anno: un riconoscimento storico che sposta il baricentro dell’eccellenza verso la cucina autentica e territoriale.
Tra 2.600 indirizzi recensiti, l’edizione 2026 introduce importanti novità: l’inserimento degli agriturismi, la nuova sezione dedicata alla ristorazione italiana all’estero – con Clara a Bangkok premiato come miglior ristorante fuori dai confini – e un’attenzione crescente alla sostenibilità umana, intesa come equilibrio tra qualità, benessere e rispetto per chi lavora in sala e in cucina.
Un racconto corale del gusto italiano che unisce trattorie, bistrot, wine bar e fine dining in un’unica, vibrante mappa del sapore.
Un viaggio tra 2.600 sapori italiani e 19 premi speciali
È stata presentata a Roma la Guida Gambero Rosso Ristoranti d’Italia 2026, un volume giunto alla 37ª edizione che offre uno spaccato autorevole della ristorazione italiana contemporanea. L’opera recensisce 2.600 indirizzi lungo tutta la Penisola – 100 in più rispetto all’anno scorso – tra ristoranti d’autore, trattorie, bistrot e wine bar, dislocati dalle città d’arte ai borghi più nascosti.
Coordinata da Valentina Marino e Annalisa Zordan, la guida è frutto del lavoro di oltre 100 ispettori indipendenti impegnati per un anno intero. In questa edizione emergono scelte decise e coraggiose, sintetizzate nei 19 premi speciali che evidenziano trend e talenti dell’ultimo anno. Tra questi spiccano riconoscimenti inediti e significativi, dal “Ristorante dell’Anno” alla miglior carta dei vini, testimonianza di una ricerca a 360 gradi della qualità gastronomica italiana.
Ristorante dell’Anno: svolta storica con una trattoria d’avanguardia
Per la prima volta nella storia della guida, il premio Ristorante dell’Anno viene assegnato a una trattoria. La Trattoria La Madia di Brione, nel Bresciano, conquista il titolo, segnando una piccola rivoluzione culturale. Il locale dello chef Michele Valotti è stato premiato con la motivazione di essere una trattoria che si fa “pura avanguardia e ricerca”, dimostrando come la cucina di territorio possa evolvere in chiave contemporanea e creativa. È un segnale forte: dopo 36 anni di storia del Gambero Rosso, una trattoria sale sul gradino più alto, a indicare che l’eccellenza gastronomica italiana può risiedere anche in contesti informali e legati alla tradizione.
Michele Valotti, patron de La Madia, interpreta questa vittoria come l’inizio di una nuova consapevolezza:
“Come hanno detto anche i grandi nomi della cucina italiana, oggi è il momento di staccarsi dai modelli esteri e comprendere a fondo l’essenza della nostra identità gastronomica. Bisogna riscoprire la tradizione, interpretarla e studiarla, per ripartire da lì e costruire il futuro”.
Secondo Valotti, il cuore della ristorazione italiana è da sempre la trattoria, custode di gesti e rituali legati alla terra e alla cultura contadina, un legame che altrove si è in parte perduto. Durante la premiazione lo chef bresciano ha ricevuto una standing ovation, che lui ha ricambiato con un invito all’unità:
“Spero che oggi impariamo tutti a fare sistema. Per troppo tempo guide e classifiche hanno messo in competizione i ristoratori. Se vogliamo far crescere il settore, dobbiamo lavorare insieme e apprezzarci a vicenda per crescere tutti”.
Parole che riflettono il suo approccio collaborativo e sottolineano l’importanza di una comunità gastronomica unita.
Oltre a La Madia, la guida ha celebrato altri talenti con i premi speciali. In particolare, il riconoscimento Menu Degustazione dell’Anno è andato a Jacopo Ticchi della Trattoria Da Lucio (Rimini), giovane chef capace di proporre un percorso che “rompe le formalità e rimette al centro il piacere della tavola condivisa”. Ticchi, già noto per il suo lavoro pionieristico sulle frollature di pesce, incarna quella vena di creatività informale che la guida 2026 ha voluto mettere in luce.
Questi riconoscimenti indicano come la nuova edizione valorizzi sia l’innovazione culinaria sia il legame con le radici: un trionfo delle trattorie contemporanee accompagnato dal ritorno del grande fine dining.
Tre Forchette 2026: Bottura, Crippa e Romito campioni a pari merito
Il cuore della Guida Gambero Rosso rimane la classifica dei ristoranti Tre Forchette, il massimo riconoscimento per la cucina d’autore. Nell’edizione 2026 sono 55 i locali premiati con le Tre Forchette, tre in più dell’anno scorso. Al vertice assoluto si assiste a un podio a tre voci: Massimo Bottura, Enrico Crippa e Niko Romito tornano a condividere il primato con un punteggio di 97/100, il più alto assegnato quest’anno. Si tratta di un grande ritorno al vertice per Bottura e la sua Osteria Francescana di Modena – che nell’edizione 2025 aveva ceduto qualche punto – ora di nuovo affiancato a Crippa (Piazza Duomo, Alba) e Romito (Reale, Castel di Sangro) in cima all’“olimpo” gastronomico italiano.
Le tre icone della nostra cucina totalizzano lo stesso punteggio, incarnando tre visioni diverse ma complementari dell’alta ristorazione contemporanea. La triade Bottura-Crippa-Romito rappresenta infatti lo spirito del fine dining odierno, fatto di sperimentazione instancabile, ricerca dell’essenzialità e capacità di portare il commensale fuori dalla propria comfort zone, creando esperienze memorabili.
I diretti interessati hanno accolto il riconoscimento con riflessioni sullo stato della cucina italiana.
“Girando per il mondo e parlando con tanti clienti credo che non si sia mai mangiato così bene come in questo momento in Italia. La cucina italiana è messa molto bene, in salute”
ha commentato Enrico Crippa, sottolineando la soddisfazione nel vedere tanti giovani talenti – spesso formatisi nelle cucine dei grandi chef – emergere con successo.
Parole condivise da Niko Romito, che concorda sul fatto che:
“la cucina italiana non è mai stata così in salute. Si sta perdendo il provincialismo e la cosa più interessante è che i giovani talenti non cercano teatralità, ma isolamento e specializzazione”.
Massimo Bottura, dal canto suo, ha voluto enfatizzare il valore della formazione e dello scambio:
“In questi 30 anni di lavoro abbiamo creato una grande famiglia e continuo a sentire anche i ragazzi che sono usciti dal nostro laboratorio di pensiero. A tutti consiglio di viaggiare con curiosità e poi esprimere la propria cucina”.
Tre visioni che convergono su un punto: l’alta cucina italiana oggi gode di ottima salute, forte di tradizione e innovazione, e guarda al futuro puntando sulla qualità diffusa e sul ricambio generazionale.
Cinque nuove Tre Forchette: ingressi eccellenti nell’élite culinaria
L’elenco dei ristoranti premiati con le Tre Forchette si arricchisce quest’anno di cinque nuovi ingressi, che portano a 55 il totale delle insegne nell’elenco dei migliori d’Italia:
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Contrada Bricconi – Oltressenda Alta (BG): un progetto che ha riportato in vita un borgo del XV secolo in Val Seriana. Guidato dal giovane chef Michele Lazzarini (allievo di Norbert Niederkofler), unisce agricoltura di montagna e alta cucina in un contesto rurale rinato.
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Il Luogo di Aimo e Nadia – Milano: lo storico ristorante milanese torna a conquistare le Tre Forchette proprio a ridosso della scomparsa del fondatore Aimo Moroni. La solidità della cucina di Fabio Pisani e Alessandro Negrini conferma la continuità di un’istituzione che non si è mai fermata.
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Villa Maiella – Guardiagrele (CH): locale abruzzese a conduzione familiare da generazioni, finalmente premiato al massimo livello. La famiglia Tinari, con la sua cucina sincera e territoriale, vede riconosciuto un lungo percorso di qualità. È la seconda Tre Forchette in Abruzzo, che affianca il Reale di Romito.
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Zia – Roma: il ristorante capitolino dello chef Antonio Ziantoni (formatosi con Anthony Genovese) raggiunge la vetta con una cucina moderna, elegante e concreta. Per il Lazio è un ulteriore attestato, segno di una scena romana sempre più vivace e raffinata.
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Marotta – Castel Campagnano (CE): lo chef Luca Marotta porta l’alta cucina nell’Alto Casertano, territorio finora poco presente nelle grandi guide. Formatosi nella scuola di Enrico Crippa, ha saputo trapiantare tecniche e creatività in un contesto rurale, dimostrando che anche le province campane lontane dai riflettori possono esprimere eccellenza.
Queste new entry raccontano storie diverse ma emblematiche: c’è il recupero di borghi montani e tradizioni agricole, il rilancio di grandi classici, la valorizzazione di territori emergenti del Sud e la spinta innovativa nelle capitali gastronomiche come Milano e Roma.
Lombardia risulta la regione più premiata in assoluto, anche grazie a due nuove Tre Forchette su cinque (Contrada Bricconi e Aimo e Nadia). Ma la geografia dell’eccellenza si allarga: il Centro-Sud vede aumentare la propria rappresentanza con Campania, Abruzzo e Lazio protagoniste di nuovi ingressi.
Il segnale, in continuità con lo scorso anno, è che la qualità culinaria è sempre più diffusa e meno accentrata: nel 2025 le Tre Forchette erano 52 e già includevano nuove insegne da Nord a Sud (come Dina nel bresciano o DaGorini in Romagna), mentre nel 2026 l’asticella si alza a 55, portando ulteriori conferme che l’alta ristorazione italiana continua a rinnovarsi su tutto il territorio.
Trattorie al top: sette nuovi Tre Gamberi e la valorizzazione della cucina locale
Accanto alle Tre Forchette, il Gambero Rosso assegna anche i Tre Gamberi alle migliori trattorie e osterie d’Italia, un riconoscimento che negli anni ha contribuito a valorizzare la cucina tradizionale e regionale. L’edizione 2026 segna un grande fermento in questa categoria: ben 7 locali ottengono per la prima volta i Tre Gamberi. I nuovi ingressi tra i Tre Gamberi 2026 sono: 4 Archi (Milo, CT), Trattoria del Cimino dal 1895 (Caprarola, VT), Osteria La Grandissima (Milano), Osteria dei Maltagliati (Torano Nuovo, TE), Santo Palato (Roma), I Sapori di Marianna (Maratea, PZ) e Villa Rosa – La Casa di Lella (Vico Equense, NA).
Queste nuove osterie premiate offrono un panorama ricco e variegato: si va dalle trattorie storiche ultracentenarie (come il Cimino, attivo dal 1895 nel viterbese) a locali nati più di recente ma già diventati punti di riferimento per la cucina del territorio (come Santo Palato a Roma, simbolo della riscoperta della tradizione popolare romana in chiave contemporanea).
L’attenzione del Gambero Rosso verso le trattorie contemporanee – già evidente nel premio assegnato a La Madia – conferma che la cucina di casa e di tradizione vive una nuova primavera, incontrando il favore sia del pubblico sia della critica. Piatti genuini, ricette regionali riscoperte e ambiente informale diventano anch’essi sinonimo di eccellenza, al pari dell’alta cucina più creativa. Questo trend era stato sottolineato anche nell’edizione precedente, in cui la guida notava “nuovi format che recuperano vecchie culture e tradizioni in chiave contemporanea” come risposta a un settore in trasformazione.
Nel 2026, il messaggio si fa ancor più forte: trattoria non è più sinonimo di seconda fila, ma anzi può rappresentare l’avanguardia del gusto italiano, radicato nei sapori autentici e nel territorio.
Cucina internazionale e vino: Tre Mappamondi, Tre Bottiglie e Tre Tavole
La nuova guida abbraccia anche la diversità culinaria globale e il mondo del vino, riconoscendo il ruolo di ristoranti etnici e wine bar nella scena gastronomica italiana. Sono 9 i locali di ispirazione internazionale che ottengono i Tre Mappamondi 2026, ovvero il massimo riconoscimento per la cucina estera in Italia. Questa categoria premia ristoranti capaci di portare nel nostro Paese le tradizioni culinarie dal mondo mantenendo altissimi standard.
Tra i premiati figurano, ad esempio, indirizzi come Ba Asian Restaurant e Gong Oriental Attitude a Milano, punti di riferimento rispettivamente per la cucina cinese e fusion orientale, l’innovativo IYO (sempre a Milano) celebre per il sushi creativo, e ristoranti giapponesi di livello come Kohaku e Nomisan a Roma. La diffusione geografica dei Tre Mappamondi copre diverse regioni: oltre a Lombardia e Lazio, compaiono locali in Toscana (come Il Gusto di Xinge a Firenze, cucina cinese contemporanea, e Moi Omakase a Prato) e perfino in Campania (il rooftop giapponese Vero Omakase a Nola) e Umbria (Il Vizio a Perugia, ristorante asiatico in hotel). L’assegnazione dei Tre Mappamondi evidenzia dunque come l’offerta gastronomica italiana sia ormai globalizzata e ricettiva: l’eccellenza non parla solo italiano, ma anche cinese, giapponese e oltre, quando a interpretarla ci sono professionisti capaci di coniugare autenticità e gusto locale.
Sul versante enologico, la guida conferma la grande attenzione ai luoghi dove il vino è protagonista. Sono 14 i wine bar insigniti delle Tre Bottiglie 2026, a suggello di esperienze enogastronomiche in cui la cantina va a braccetto con la cucina. In questo elenco figurano enoteche storiche e nuove realtà da Nord a Sud: dall’Antica Bottega del Vino di Verona, tempio del vino fin dal ‘500, alla moderna Ciz Cantina e Cucina di Milano, fino a locali iconici della Capitale come Trimani e la Salumeria Roscioli a Roma. Ogni Tre Bottiglie racconta un approccio differente al vino: c’è chi punta sulle annate pregiate e un servizio raffinato, chi sul mix di mescita al calice e cucina territoriale, ma tutti concorrono a creare luoghi in cui vino e cucina dialogano, dando vita a nuove occasioni d’incontro, di gusto e di sperimentazione. Questo riconoscimento è un omaggio ai professionisti della sommellerie e dell’ospitalità informale, che con competenza sanno guidare il cliente in percorsi enologici di alto livello.
Da segnalare anche il rilancio del premio Tre Tavole, dedicato ai migliori locali polivalenti – bistrò, neo-trattorie e formule ibride – che mescolano rigore culinario e atmosfera conviviale. Sono 13 i bistrot insigniti delle Tre Tavole 2026, sparsi lungo lo Stivale. Tra questi troviamo indirizzi innovativi come Franceschetta58 a Modena (la “sorella minore” di Osteria Francescana, dove Massimo Bottura propone una cucina creativa in chiave più casual), oppure locali come Scannabue a Torino, Ahimè a Bologna, Osteria SanBiagio nelle Marche, fino a format di successo nel Sud come Osteria Origano nel Salento. Questi locali incarnano la capacità di innovare i format gastronomici, integrando spesso più anime (bottega, enoteca, ristorante) in un unico spazio, e dimostrano che l’eccellenza può esprimersi anche al di fuori degli schemi classici del ristorante. Il fatto che il Gambero Rosso abbia rafforzato questa categoria (parlando di un “forte rilancio” del premio Tre Tavole) indica la volontà di premiare la vivacità imprenditoriale e la sperimentazione nei concept di ristorazione, sempre più orientati a offrire esperienze versatili e informali senza rinunciare alla qualità.
Le novità editoriali: dagli agriturismi ai ristoranti italiani all’estero
L’edizione 2026 porta con sé anche alcune novità nella struttura stessa della guida.
Per la prima volta vengono inclusi gli agriturismi, riconoscendone il ruolo crescente nel panorama gastronomico italiano. Molti agriturismi oggi nascondono vere e proprie gemme culinarie: grandi trattorie di campagna, inaspettati fine dining rurali o piccoli bistrot raffinati immersi nel verde. Aprendo alle aziende agrituristiche, il Gambero Rosso sancisce che la buona cucina si può trovare anche lungo strade sterrate e tra i campi, dove l’esperienza gastronomica si arricchisce del contatto diretto con la terra d’origine dei prodotti. Questa scelta editoriale riflette una tendenza verso la sostenibilità e la valorizzazione dei circuiti corti del cibo: sempre più chef e ristoratori scelgono di coltivare, allevare e trasformare in proprio le materie prime, e l’agriturismo diventa il luogo ideale per far convergere produzione e ristorazione di qualità. Il lettore, grazie alla guida, potrà scoprire agriturismi che celano cucine sorprendenti, dalla trattoria tradizionale ai menu degustazione creativi a chilometro zero.
Un’altra sezione nuova di zecca è quella dedicata alla ristorazione italiana all’estero.
Il Gambero Rosso 2026 varca quindi i confini nazionali per la prima volta, con l’intento di segnalare quei ristoranti nel mondo che portano alto il vessillo della cucina italiana. Tra questi spicca Clara a Bangkok, guidato dallo chef pugliese Christian Martena, che è stato premiato come Miglior ristorante italiano all’estero. Clara – insignito peraltro di una simbolica “Tre Forchette tricolori” – propone in Thailandia un’esperienza gastronomica di impronta italiana contemporanea, a dimostrazione che l’identità culinaria del Belpaese può essere declinata con successo anche oltreoceano, mantenendo intatta la sua riconoscibilità. L’attenzione alla ristorazione fuori dall’Italia è un segnale importante: testimonia la volontà di mappare l’italianità gastronomica nel mondo, riconoscendo gli chef e ristoratori che fanno da ambasciatori del nostro gusto all’estero. In un’epoca in cui la cucina italiana è sempre più internazionale, la guida offre così anche consigli di viaggio per chi, trovandosi in città come Bangkok, New York o altre metropoli, vuole ritrovare un angolo d’Italia a tavola. Da notare che è stata rinnovata e ampliata anche la sezione introduttiva con i consigli di viaggio all’inizio di ogni regione, per orientare il lettore tra itinerari gourmet locali. Insomma, la Guida 2026 non dimentica davvero nessuno: dal rifugio di montagna all’enoteca urbana, dall’agriturismo isolato al ristorante italiano a Tokyo, ogni sfaccettatura della cucina italiana – ovunque si esprima – trova spazio in questo racconto enciclopedico del gusto.
La voce del Gambero Rosso: il commento di Ruggeri e il ricordo di Mara Severin e Aimo Moroni
A margine della presentazione romana (svoltasi presso il The Space Cinema Moderno), il direttore del Gambero Rosso Lorenzo Ruggeri ha tracciato le linee guida ideali di questa edizione e della ristorazione italiana in generale. Ruggeri sottolinea come il team editoriale abbia lavorato “per portare avanti un discorso il più possibile unitario della cucina italiana, tenendo insieme mondi che spesso non dialogano tra di loro”.
Da un lato le trattorie e la cucina popolare, dall’altro i grandi ristoranti d’autore: realtà diverse che la guida vuole far convergere in un’unica narrazione, segno di una gastronomia nazionale sempre più inclusiva.
“Le trattorie ci dicono che in Italia si mangia ancora molto bene, i grandi ristoranti hanno metabolizzato il terremoto economico e sociale post-Covid e oggi stanno riportando al centro una cucina più leggibile e radicata nel territorio”, osserva Ruggeri.
Questa analisi evidenzia due fenomeni chiave: da un lato la tenuta (anzi, la crescita) della cucina di tradizione nonostante le difficoltà recenti, dall’altro una “normalizzazione” creativa dell’alta cucina dopo gli anni difficili della pandemia, con un ritorno a codici più comprensibili e legati ai sapori locali. Il filo rosso che attraversa il 2026, secondo Ruggeri, è quello della “sostenibilità umana”:
“La felicità dei clienti passa sempre più per quella dei lavoratori”, ha commentato il direttore,
indicando che l’attenzione al benessere del personale di sala e di cucina è emersa come tema fondamentale quest’anno. Un monito importante in un settore provato dalla carenza di personale e dai ritmi stressanti: la vera eccellenza non può prescindere da chi ogni giorno la rende possibile, ossia le brigate di cuochi, camerieri e sommelier il cui entusiasmo e la cui serenità si riflettono poi sull’esperienza degli ospiti.
La presentazione è stata anche momento di commozione e memoria. In apertura, Ruggeri ha voluto ricordare Mara Severin e Aimo Moroni, due figure la cui recente scomparsa ha colpito profondamente la comunità gastronomica.
Mara Severin, giovane e talentuosa sommelier di soli 31 anni, è morta tragicamente il 7 luglio scorso a Terracina, vittima del crollo del soffitto del ristorante in cui lavorava (l’Essenza) dopo aver messo in salvo i clienti. Il suo sacrificio e la sua passione per il vino non saranno dimenticati, e la guida l’ha omaggiata sottolineando l’importanza del ruolo dei sommelier (non a caso il premio Miglior Sommelier 2026 è andato a Clizia Zuin di Firenze).
Aimo Moroni, invece, è stato un gigante della ristorazione italiana, scomparso il 6 ottobre scorso all’età di 92 anni. Fondatore con la moglie Nadia dello storico Il Luogo di Aimo e Nadia a Milano, Moroni è stato pioniere dell’alta cucina italiana legata alle materie prime del territorio. La sua eredità culinaria vive non solo nel ristorante di famiglia (ora premiato con le Tre Forchette), ma in tutti coloro che ha ispirato con la sua filosofia. Ruggeri, ricordandolo durante l’evento, ne ha celebrato la visione e l’influenza, commuovendo la platea di chef e addetti ai lavori presenti.
Questi tributi hanno dato alla premiazione un tono umano e comunitario: non solo classifiche e voti, ma anche il riconoscimento delle persone che con la loro dedizione, dal sommelier eroico al maestro della cucina, contribuiscono alla grande storia enogastronomica italiana.
Confronto con l’edizione 2025: evoluzioni, conferme e nuove tendenze
La Guida 2026, pur mantenendo una forte continuità con l’anno precedente, evidenzia alcuni cambiamenti significativi e trend emergenti. Innanzitutto, come già accennato, cresce il numero di ristoranti nell’Olimpo delle Tre Forchette: 55 contro i 52 del 2025. Questo incremento segnala una platea di eccellenze in espansione, frutto sia della maturazione di nuove realtà sia di un innalzamento generale della qualità media. Se nel 2025 avevano fatto il loro ingresso tra i top diversi ristoranti poi confermati anche quest’anno (come Dina in Franciacorta, DaGorini in Romagna, Andrea Aprea a Milano, I Tenerumi a Vulcano), nel 2026 la spinta innovativa prosegue con altre cinque nuove Tre Forchette, come visto, distribuite su più regioni. Questo ricambio costante indica vitalità: la mappa del fine dining italiano si fa sempre più dinamica, includendo zone prima assenti (si pensi all’Alto Casertano con Marotta, o all’Abruzzo interno con Villa Maiella) e confermando al contempo i baluardi storici.
Un altro elemento di novità è il ritorno al vertice di Massimo Bottura, a pari merito con Crippa e Romito. Nella guida 2025 lo chef modenese si era trovato un gradino sotto (con 95/100 contro i 97/100 degli altri due), mentre quest’anno ha riconquistato il punteggio massimo, segno di una rinnovata brillantezza del progetto Osteria Francescana che proprio nel 2024 ha celebrato i 30 anni di attività. Enrico Crippa, dal canto suo, consolida la posizione di vertice guadagnata l’anno scorso (quando raggiunse Romito in cima), confermandosi come uno dei protagonisti assoluti grazie alla costante evoluzione di Piazza Duomo. Niko Romito rimane una certezza, mantenendo il punteggio di 97/100: il suo Reale continua a essere parametro di riferimento per rigore e visione. L’alternanza ai vertici è minima, segno di stabilità nell’eccellenza, ma la lotta per i primi posti sembra farsi più serrata e condivisa.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma locomotiva dell’alta ristorazione: nel 2025 contava 11 Tre Forchette (la regione con più locali top), nel 2026 arriva a circa 12-13 grazie a due nuovi ingressi e al mantenimento delle insegne storiche. Altre regioni vedono crescere la propria rappresentanza:
- il Lazio, ad esempio, aggiunge il ristorante Zia e porta a 7 il totale dei Tre Forchette nel suo territorio, collocandosi immediatamente dietro la Lombardia per numero di top restaurant.
- La Campania rafforza la sua presenza con 7 locali Tre Forchette, grazie all’entrata di Marotta accanto a indirizzi già noti come Don Alfonso, Quattro Passi, Taverna Estia, etc.
- Anche l’Abruzzo raddoppia i suoi rappresentanti (Reale e Villa Maiella), fatto notevole per una regione piccola.
Permangono alcune aree meno coperte – ad esempio il Nordest mantiene pochi ma solidi riferimenti, la Puglia resta ferma a un solo Tre Forchette (il Pashà) – ma complessivamente la mappa delle eccellenze si fa più capillare. Un dato curioso: nella classifica 2026 entra nelle alte posizioni (90/100) anche Il Luogo di Aimo e Nadia a Milano, che in passato era uscito dal novero per giudizio sospeso dopo la relocation, e ora rientra sancendo che anche i grandi classici possono ritornare in auge con nuove energie.
Sul fronte delle trattorie e locali tradizionali, il confronto col 2025 evidenzia un’accelerazione: l’anno scorso i Tre Gamberi vedevano già una quarantina di osterie premiate complessivamente (con alcune nuove entrate), ma il 2026 con 7 ulteriori novità dà l’idea di un movimento in fermento. Regioni come la Sicilia e la Calabria portano in dote nuove trattorie premiate (4 Archi sull’Etna, I Sapori di Marianna a Maratea), il Lazio aggiunge il già citato Santo Palato e un’osteria storica come Trattoria del Cimino, la Campania inserisce Villa Rosa a Vico Equense. Segno che la ricerca della qualità sta investendo anche la cucina popolare in ogni angolo d’Italia, con giovani osti che recuperano ricette delle nonne e veterani che ricevono finalmente la ribalta nazionale.
In definitiva, confrontando le due edizioni si coglie un panorama in evoluzione ma coerente: il fine dining italiano tiene salda la propria triade di fuoriclasse e allo stesso tempo allarga il club dei migliori con innesti mirati; la cucina di tradizione gode di rinnovata attenzione e prestigio; nuovi territori entrano sulla scena, mentre le regioni classiche confermano la loro forza. Inoltre, l’edizione 2026 amplifica temi che già si intuivano nel 2025 – come la sostenibilità, l’antispreco, il recupero delle culture locali– integrandoli ancora di più nel racconto (si pensi all’inclusione degli agriturismi e al premio “No Food Waste” assegnato quest’anno a Bottega Culinaria in Abruzzo).
Il messaggio complessivo che emerge, anno su anno, è di una cucina italiana in ottima salute, capace di innovare senza rinnegare sé stessa, e di una guida gastronomica che funge da specchio fedele e da promotore di questa ricchezza.
La guida Gambero Rosso, insieme alle altre guide nazionali, continua così a svolgere un ruolo cruciale: valorizzare la ristorazione italiana in tutte le sue sfumature, premiare chi alza l’asticella e al tempo stesso incoraggiare un sistema virtuoso di crescita collettiva nel segno della qualità.













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