Il suino nero piemontese: nuova razza riconosciuta - Storie di Cibo
La Via della Seta da Wichy’s, da Cerea a Berton.
2 Febbraio 2020
A San Valentino l’amore passa dal cibo: idee per festeggiare
4 Febbraio 2020

Riconosciuta la razza del suino nero piemontese. Un successo regionale.

La nuova razza, frutto dell’appassionato impegno ultradecennale di un produttore vitivinicolo del Roero e di un gruppo di allevatori piemontesi, ricostruisce le caratteristiche delle storiche razze Cavour e Garlasco.

Si chiamerà Nero di Cavour, Nero di Piemonte o Nero Piemontese la nuova razza che la Commissione Tecnica Centrale del Libro Genealogico riunita presso il MIPAAF (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali), nella seduta del 23 gennaio, ha riconosciuto come razza di nuova costituzione.

La notizia è stata data da Maurizio Gallo, direttore dell’ANAS (Associazione Nazionale Allevatori Suini) che aveva trasmesso alla Commissione nel mese di gennaio i dati relativi alle caratteristiche della popolazione esistente tra Piemonte e Lomellina.

Le verifiche dettagliate erano state effettuate più volte dal direttore con i suoi ispettori affiancati dal professore Riccardo Fortina dell’Università di Torino, Facoltà di Agraria, che ne segue la parte scientifica.

La nuova razza va a ricostruire le caratteristiche di vecchie razze un tempo presenti in Piemonte e nella confinante provincia pavese:  le storiche Cavour e Garlasco.

Fino agli anni Trenta, molte parti d’Italia disponevano di una propria razza di maiali neri, autoctona, che poco per volta si era sedimentata e aveva stabilizzato i suoi caratteri:

  • nel Piemonte centro-meridionale, inclusi Langhe e Roero, si allevava la razza Nera di Cavour;
  • la parte settentrionale lavorava con la Nera di Garlasco, tipica delle aree lombarde.

L’arrivo, alla fine dell’Ottocento, dei maiali dal manto chiaro e rosato (Large white d’origine inglese), destinati all’allevamento in stabulazione, ha fatto declinare le razze autoctone per ragioni essenzialmente produttive ed economiche.

Con il nuovo secolo in varie parti del Paese qualcosa è cambiato, determinando il graduale ritorno dei maiali neri, come ad esempio nei casi della Cinta senese o della Mora romagnola. In Piemonte, questa tradizione storicaè tornata qualche anno più tardi, dopo il 2010.

Mantello nero e cute colore ardesia, mascherina facciale bianca, con balzane bianche agli arti anteriori, ma soprattutto di grande mole, robusto ed equilibrato nel rapporto tra conformazione della coscia e della spalla.

Ecco le caratteristiche salienti del suino in questione, che si distingue soprattutto per la sua rusticità, grazie alla quale è cresciuto negli allevamenti piemontesi allo stato brado o semibrado con tecniche ispirate alla naturalità.

Questo risultato è frutto, oltre che delle caratteristiche forti e genuine della razza, anche e soprattutto del lavoro di professionisti piemontesi.

Da oltre dieci anni Roberto Costa, produttore vitivinicolo del Roero appassionato di allevamento suino, persegue attraverso incroci e acquisizioni la costituzione di questa razza.

Così racconta Roberto Costa:

“Abbiamo lavorato in colaborazione con l’univcersità e ora costiutuiremo un consorzio tra gli allevatori piemontesi.

Fondamentale è stato il sostegno degli assessori regionali all’Agricoltura Ferrero e Proptopapa.

La nostra azienda vitivinicola si amplierà da Castellinaldo verso Montechiaro d’Acqui, dove destineremo quindici ettari di bosco all’habitat del maiale nero”.

E poi cosa succederà?

“Un piccolo sogno nel cassetto”

confida ancora Costa

“piccoli maialini che pascolano nelk vigneto! Si tratterebbe di diserbante naturale, un progetto che darebbe il via ad una produzione naturale di vino a tutti gli effetti”.

Si tratta di una specie che ripercorre le glorie della famosa razza nera piemontese denominata Cavour – il paese della pianura torinese legato al famoso statista piemontese – citata ancora nel 1927 dal professore Ettore Mascheroni nella sua pubblicazione “Zootecnia speciale”:

“In Piemonte, 2 razze: la Cavour, sulla destra del Po, e la Garlasco sulla sinistra: la prima, con corpo lungo e cilindrico, mantello nero, talvolta con maschera facciale bianca, la seconda, di statura un po’ meno elevata e con pelle e setole di colore giallo rossastro; piuttosto tardive, con opportune integrazioni al pascolo potevano raggiungere 120-150 kg a 1 anno e 200-250 e fino a 300 kg a 18-24 mesi, fornendo carne e lardo di ottima qualità…”

Utilizzando i terreni aziendali non adatti alla viticoltura, soprattutto boschi opportunamente recintati, il produttore roerino, famoso per i suoi vini pluripremiati, ha potuto sperimentarne negli anni la rusticità di questi animali, oltreché le ottime caratteristiche delle loro carni.

Considerando anche i capi degli altri allevatori già coinvolti nel progetto, la popolazione dei suini neri piemontesi conta ormai diverse centinaia di soggetti con le medesime caratteristiche.

Sostenuto dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte,grazie all’interessamento tanto del precedente assessore Giorgio Ferrero che dell’attuale Marco Protopapa, il progetto del suino nero piemontese è finalmente realtà ufficiale.

Appena uscirà il Decreto Ministeriale del MIPAAF gli allevamenti interessati si potranno iscrivere, e prenderà inizio  la registrazione dei dati da parte dei tecnici di ARA (Associazione Regionale Allevatori del Piemonte) che avranno il compito di controllare e iscrivere gli animali al relativo Libro Genealogico.

La razza sarà selezionata presso il centro di allevamento dell’Università di Torino grazie al contributo della Regione Piemonte.

I migliori ibridi riproduttori esistenti, frutto del lavoro degli allevatori piemontesi saranno portati alla Struttura Didattica Speciale di Veterinaria (SDSV) di Grugliasco per essere sottoposti a selezione e prove di performance.

La discendenza selezionata sarà la base dei futuri riproduttori dei Nero Piemontese e verrà distribuita agli allevatori.

Le aziende che ad oggi allevano i suini neri piemontesi sono:
  • Azienda Agricola “Selezione Teo Costa” di Costa Roberto e Marco - Castellinaldo d’Alba (CN)
  • Azienda Agricola “Melifruttas.s.” dei Fratelli Melifiori- Brondello (CN)
  • Azienda Agricola Manfieri Walter - San Damiano d’Asti (AT)
  • Azienda Agricola “Podere del Vescovo” di De La Cruz Kelly - Lequio Tanaro (CN)
  • Azienda Agricola “Valle del Rosa” di Vercelli Barbara - Bannio Anzino (VB)
  • Azienda Agricola “Valle Olocchia” di Bertolini Elena - Bannio Anzino (VB)
  • Cooperativa Sociale Agricola “Le Masche”- Albugnano (AT)
  • Società Agricola “S. Desiderio s.s.” di Merlo Aurelio - Monastero Bormida (AT)

Storie di Cibo nelle terre del Roero: non solo vini, anche suini!

 

Abbiamo scritto di Teo Costa anche qui: A vinitaly 2018 Premio Betti a Teo Costa

 

 

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Raccontaci il tuo Progetto