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E’ meglio farsi un vinocchio o un’ uvagina? La parola agli esperti!

Prodigio Divino Vinocchio e Uvagina

“E’ meglio farsi un vinocchio o un’uvagina?”

“Se suo figlio portasse a casa un Vinocchio, lei come reagirebbe?”

Nasce così la mia conoscenza con Prodigio Divino, da un video stile candid camera, girato per strada fermando persone e coppie a cui porre questa domanda che gioca sull’assonanza con “Finocchio”, e le risposte che arrivano le più disparate, quasi tutte con un grande senso di diritti civili (speriamo siano sinceri!) e tutte concluse con un brindisi a Vinocchio!

A questo punto è chiaro di cosa stia parlando, di uno dei miei prodotti preferiti: il vino!

Di sicuro se mio nonno, che ora non c’è più ma che è stato un grande  produttore di vino in terra piemontese, sapesse che il vino viene usato per campagne contro l‘omofobia storcerebbe un po’ il naso…ma solo prima di averlo degustato! A quel punto, vista la bontà, sono sicura che direbbe: “Fatene quello che volete, l’importante è che lo beviate e lo apprezziate” perché per lui era un prodotto “sacro”, ed è da lui che mi arriva questo amore per il “succo d’uva”!

Dopo tutte queste premesse, con citazioni e nomi che ancora lasciano dei sospesi, ecco svelato il mistero: ‘Prodigo Divino’ è un progetto nato nel 2009 da un’idea di Bruno Tommassini, stilista e fondatore Arcigay Arezzo,  e del  suo compagno, Edoardo Marziari :

 “Volevamo creare un vino di qualità che allo stesso tempo desse una mano alla comunità omosessuale e alla lotta all’omofobia. Giocando inizialmente con una piccola produzione privata, nella nostra tenuta toscana, a Marciano della Chiana, sono venuti fuori il nome del vino, Vinocchio,  e soprattutto l’etichetta, che raffigura due Pinocchi che si abbracciano, o meglio incrociano i due nasi e i due organi genitali maschili, in un’immagine elegante, che non allude a volgarità”.

L’idea di portare avanti una lotta in campo di diritti civili con il vino è geniale, coinvolgente: e dalla tavola di creazione di questo vino, in una serata di grande convivialità, ecco l’idea di portare in giro, con la stessa convivialità e leggerezza, questi discorsi di diritti civili, di lotta all’omofobia, di leggi per l’uguaglianza.

“Quale luogo migliore della tavola, raccolti assieme ai propri amici o ai propri affetti, per maturare, così come maturano le uve, una coscienza della discriminazione, che decine di migliaia di persone ancor oggi soffrono quotidianamente in Italia?”

Acconto al Vinocchio è subito nata una “compagna”, Uvagina, con un’etichetta sui toni dell’azzurro e un’immagine esplicativa ma tenue dell’uva col triangolo, che richiama il simbolo per antonomasia della fertilità.

“Il Vinocchio, coi suoi colori fucsia, s’incrocia perfettamente nei gusti e nei sapori all’Uvagina, col suo azzurro acceso. Una scelta trasgressiva e forte, che vuol mescolare la passione del palato con l’esigenza, sempre più improcrastinabile, di denunciare certe arretratezze culturali in fatto di diritti civili, e alle volte anche brindare a dei successi che ci permettono di proseguire nella nostra lotta verso i diritti e la libertà di essere!”.

Libertà di essere, un concetto e uno stile di vita, che esprime appieno la filosofia che sta alla base di questo progetto, e che è diventata anche il “motto” di questa produzione  e di questo progetto eno-sociologico: “Libertà di gusto”, che racchiude in sé il messaggio di una vera e propria sfida culturale,  quella dei diritti civili, con l’idea appunto di far maturare, come maturano le uve, una coscienza della discriminazione.

E quale miglior modo  per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione sociale omosessuale senza provocazioni, disagi o eccessi, se non attraverso un canale già esistente, capillare ed esemplare come le etichette di vino? Ecco che la comunicazione visiva e non solo si mescola al buon vino, e diventa un progetto, anzi un prodigio, un “Prodigio divino”.

Un aspetto da evidenziare di  questo progetto enologico è che esce dai binari del business, non è a scopo di lucro perché come spiega sempre Bruno Tommassini:

“Tutti i soldi che incassiamo dalla vendita dei vini vengono devoluti alle associazioni gay italiane, che investono questo denaro in progetti formativi contro l’omofobia nelle scuole e di educazione al rispetto dell’uomo, della persona e dell’emancipazione sociale. Vogliamo ricordare in particolare i diritti delle persone omosessuali della terza età, per le quali si progetta un intervento di assistenza, accoglienza e valorizzazione”.

I due “vini trasgressivi” sono considerati dai loro “creatori” vini gemelli, seguono entrambi la comune filosofia e il forte valore comunicativo. Non manca ovviamente il “valore enologico”, come sottolinea l’enologo Maurizio Saettini che ha seguito fin dall’inizio la produzione:

“Vinocchio e Uvagina nascono come vini dall’uvaggio variabile a seconda delle annate, dai bordolesi al Sangiovese, poi nel tempo la gamma si è arricchita e oggi sono nati bianchi e pure spumeggianti bollicine. Il Vinocchio 2014 è ad esempio  un igt Toscana – Sangiovese 100%, le cui uve provengono dalla zona di Montepulciano,  e l’Uvagina 2014 è un bianco Vermentino 100%, le cui uve provengono dalla Sardegna, dal Sulcis Iglesiente in provincia di Cagliari. Le “bollicine di Vinocchio” 2015 sono un Prosecco Valdobbiadene Superiore extra dry da uve Glera 100%, coltivate in terreni di marne, le “bollicine di Uvagina” 2015 sono un Prosecco Valdobbiadene Superiore brut, da uve allevate in terreni di marne calcaree…”

E così via, potremmo continuare la descrizione enologica e tecnica, passando dai sapori del “rosso rubino alle note di amarena  e cassis, al bianco fresco ed elegante con note floreali di glicine e sensazioni fruttate di mela verde e pera”, perché questo progetto è in continua evoluzione, capace ogni anno di rinnovarsi andando a scovare negli angoli del nostro paese le uve “più intriganti”!

Preferisco però che ognuno degusti il suo Vinocchio preferito e la sua Uvagina prescelta; io qui mi voglio dedicare al proseguo della storia!

Sì perché la storia va avanti e lo fa con l’arrivo di un noto personaggio del mondo dello spettacolo televisivo e radiofonico a sposare la mission di Bruno ed Edoardo: si tratta Fabio Canino, che ho incontrato a Milano, simpaticissimo! e con cui mi sono intrattenuta in chiacchiere interessanti  e spiegazioni dettagliate, tutte racchiuse in questa  video intervista:

Io nel frattempo ho già degustato le due bollicine, nelle versioni “rosa” e “azzurra”, apprezzate anche dal grande intenditore di casa, Victor, che ha subito messo il naso, da buon intenditore appunto, sull’Uvagina 😉

Tutte le informazioni sul progetto Prodigio Divino  e sull’acquisto on line del  vino, si trovano sul sito www.prodigiodivino.com

Ringrazio Fabio Canino per la collaborazione, e il loro “responsabile stampa e comunicazione” Luca Di Pasquale per l’estrema gentilezza!

A presto ragazzi, per degustazioni alternative e non solo!

 

 

 

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

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