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Mura in Fermento 2026: 3 serate, 30 cantine, chef e musica

Wine festival al Relais San Vigilio, tra calici, street-food d’autore e una vista che da sola vale il biglietto.

Mura in Fermento 2026: soddisfatto Gianluca Zani per il successo della quarta edizione tra 30 cantine e grandi chef.

Si è chiusa con grande successo la quarta edizione di Mura in Fermento, il wine festival di Bergamo ideato da Gianluca Zani, sommelier e Restaurant Manager de La Cucina del Relais San Vigilio. Dal 12 al 14 giugno, oltre trenta cantine italiane e alcuni dei migliori chef del territorio — da Davide Suardi ai fratelli Manzoni di Assonica, da Luca Brasi de La Braseria ad Andrea Rota di Bolle — hanno animato il dehors panoramico del Relais, in un percorso che ha attraversato Bergamo, la Lombardia e l’Italia intera tra calici, piatti gourmet e musica dal vivo.

Dal 12 al 14 giugno il dehors del Relais San Vigilio, affacciato sulla pianura bergamasca, si è riempito di calici e profumi di cucina per la quarta edizione di Mura in Fermento, il wine festival ideato da Gianluca Zani, sommelier e Restaurant Manager de La Cucina. Tre serate che hanno confermato un format ormai consolidato: niente fronzoli, solo vino buono, piatti studiati e una location che da sola vale la serata.

L’idea, nata nel 2022 da un’intuizione di Zani innamorato della viticoltura bergamasca fin dai tempi della tesi universitaria, è cresciuta edizione dopo edizione fino a diventare quest’anno un vero viaggio in tre tappe: si parte da Bergamo e provincia, si attraversa la Lombardia intera, per arrivare infine a toccare alcune delle realtà vinicole più interessanti d’Italia. Un crescendo studiato nei minimi dettagli, capace di trasformare ogni serata in un capitolo diverso della stessa storia.

La prima serata ha avuto il sapore delle radici. Sotto un cielo che si tingeva lentamente d’arancio, undici cantine del territorio bergamasco hanno raccontato l’anima vinicola della provincia: Biava, Il Calepino, Castello di Grumello, Il Cipresso, La Cornasella, Mader, Mo.ka, Nove Lune, Pecis, Pietramatta e Tosca si sono alternate tra i banchi d’assaggio, regalando un caleidoscopio di stili che ha sorpreso anche i palati più esigenti. Bollicine fresche e bianchi minerali si sono alternati a rossi più strutturati, in un percorso che ha restituito tutta la varietà di un territorio spesso sottovalutato sulla mappa enologica nazionale.

E mentre i calici si riempivano, dai corner street-food arrivavano profumi capaci di fermare chiunque passasse. Lo chef ospite Andrea Rota (presente con un sous chef come alter ego) del ristorante Bolle ha presentato un cuore di lattuga con latte alle erbe e parmigiano reggiano stagionato 40 mesi, accanto a un sorprendente bao Bergamo-Bangkok, fusione azzeccata tra street-food asiatico e suggestioni locali. Sul fronte della Cucina del Relais San Vigilio, lo chef Davide Suardi ha messo in fila un fish dog di trota su pane Mr Dobelina con cipolla caramellata, panna acida ed erba cipollina, una pizza al padellino dell’orto con grana 18 mesi, un pollo della Valcalepio in versione coreana servito su gourmet potato roll con cetrioli marinati e salsa yogurt, e una tartare di scottona bergamasca condita alla francese, spolverata di tuorlo, capperi e olive nere. Non sono mancate la pagnotta home-made e, a chiudere in dolcezza, le due palline di gelato create in esclusiva da Cherubino Gelato per l’occasione. A scaldare l’atmosfera, un dj set in vinile che ha trasformato l’aperitivo in piccola festa, tra crepitii analogici e brindisi a sorpresa.

Se la prima serata era stata un atto d’amore per Bergamo, la seconda ha alzato lo sguardo su tutta la regione. Nove realtà lombarde si sono presentate al pubblico con un ventaglio impressionante di territori ed espressioni: Costaripa ed El Citera dalla zona del Lugana, Muratori e Uno a Uno dalla Franciacorta, I Nadre dalla Valcamonica, Nobili dalla Valtellina, Prime Alture dall’Oltrepò Pavese, fino alle proposte più insolite di Blue-D, con il suo idromele bergamasco, e Unplug, dedicata ai distillati. Un percorso che ha messo in fila Lugana sapidi e agrumati, Franciacorta dal perlage sottile, rossi alpini di montagna e curiosità fuori dagli schemi, capaci di sorprendere anche i visitatori più affezionati.

In cucina, il protagonista della serata è stato Luca Brasi, chef de La Braseria di Osio Sotto, celebrata dalle più importanti guide internazionali come una delle migliori steak house al mondo. Con il suo corner on the road ha proposto due panini da ricordare: uno con pulled di maialino nero, cavolo marinato, senape home made e miele, chips di patata dolce e maionese; l’altro con pulled di bue grasso piemontese, salsa BBQ home made, fonduta di taleggio bergamasco, melanzane e chips di patata viola, un boccone che da solo racconta l’incontro tra tecnica e materia prima. Sul fronte de La Cucina, Davide Suardi ha confermato i suoi cavalli di battaglia – fish dog di trota, pizza al padellino, pollo della Valcalepio alla coreana, tartare di scottona e pagnotta home-made – per la gioia di chi tornava a cercare i sapori della prima serata. Ad accompagnare la cena, le note morbide di un live jazz hanno regalato alla serata un’atmosfera più intima e raccolta, perfetta per i tramonti lunghi di giugno.

La serata conclusiva ha chiuso il cerchio nel modo più ambizioso, raccontando il Bel Paese tutto!  Dieci cantine arrivate da tutta Italia hanno portato a Bergamo Alta un assaggio della straordinaria diversità enologica del Paese. Dal Trentino-Alto Adige le proposte di Mos e Micheletti, dal Piemonte la tripletta Maffrei, Elio Sandri e Sottimano, dalla Liguria l’etichetta di Possa, dal Veneto quella di Filippi, dall’Emilia-Romagna Cascinotta, e dalla Toscana le voci di Giacomo Baraldo e Le Vignette. Un mosaico di territori, vitigni e filosofie produttive che ha permesso al pubblico di attraversare l’Italia del vino senza muoversi da quella terrazza sospesa su Bergamo.

A completare il quadro gastronomico, il ristorante stellato Assonica, guidato dai fratelli Alex e Vittorio Manzoni, ha portato in degustazione un krapfen al ragù con fonduta al parmigiano e un originale tacos di mais con baccalà mantecato, insalata di cipolla e peperone alla brace: due proposte che hanno saputo fondere tecnica alta cucina e gusto immediato dello street-food.  Diciamo che i fratelli degli Assonica sono ormai di casa al Relais, date le numerose presenze per eventi o cene a 4 mani. La Cucina del Relais San Vigilio ha riproposto i suoi signature dish, mentre una new entry ha conquistato i palati più curiosi: il tagliere firmato FTB Latteria Branzi, con una selezione di quattro formaggi che andava dal Gottardo di montagna fresco, circa tre mesi di stagionatura, al Gottardo stagionato di un anno e mezzo, fino alle due annate dell’Alpe Ticino DOP, 2025 e 2024, un piccolo viaggio verticale nella tradizione lattiero-casearia orobica. A chiudere la tre giorni, ancora una volta le note del live jazz, complici perfette di un finale dolceamaro, quello di chi sa che dovrà aspettare un altro anno per tornare a vivere questa magia.

Quello che ci ha stupito di più

Tra decine di assaggi, tutti ottimi sia nei paitti che nel calice, due cose meritano nel nostro ricordo una menzione a parte. La prima è un piatto, e porta la firma di Davide Suardi: la sua salsiccia di lago, fiore all’occhiello della Cucina del Relais San Vigilio, è una di quelle proposte che restano in mente molto dopo l’ultimo boccone, capace di raccontare il legame dello chef con i sapori d’acqua dolce del territorio con una semplicità solo apparente. Un racconto interessante accompagna questo piatto, che nasce dal desiderio dlelo chef di ricreare la memoria del panino con la salamella nelle domeniche allo stadio, ma in versione elegante, utilizzando uno dei suoi ingredienti che arrivano da un legame solido con il loro fornitore.

La seconda è una scoperta enologica fuori dagli schemi: Blue-D, la realtà bergamasca che produce idromele, presente nella serata dedicata alla Lombardia. A raccontarci la produzione è stato direttamente il produttore, che ha proposto in degustazione un millefiori a 10 gradi e mezzo, ottenuto da una fermentazione di miele di castagno con un’infusione di bergamotto. Una versione più leggera e “da festa” rispetto a quella, più strutturata e a 15 gradi, già presente nella carta del Relais San Vigilio: stesso millefiori, ma il processo produttivo – senza pastorizzazione né filtrazione – fa sì che ogni bottiglia risulti leggermente diversa dall’altra. In degustazione anche una terza etichetta, un millefiori con infusione di karkadè, sempre a 15 gradi. Un piccolo mondo a parte, quello dell’idromele, che vale da solo una tappa al banco durante le prossime edizioni.

Quello che rende Mura in Fermento diverso da tante altre kermesse enologiche è la capacità di restare fedele a se stesso pur crescendo.

Il biglietto, acquistabile su Eventbrite a 35 euro, ha continuato a comprendere l’ingresso, il calice ufficiale della manifestazione con la sua tasca e la degustazione illimitata di tutte le etichette in mostra, lasciando alle proposte street-food – acquistabili separatamente – il compito di completare l’esperienza. Una formula semplice, quasi old style, che premia la qualità del contenuto più che la quantità di iniziative collaterali, e che probabilmente è anche la ragione del crescente affetto del pubblico nei confronti dell’evento.

Bambini e animali ammessi, musica dal vivo ogni sera, una location che da sola meriterebbe il prezzo del biglietto: Mura in Fermento 2026 ha confermato, ancora una volta, perché è considerato il wine festival più amato di Bergamo.

E mentre i calici si svuotavano e le luci della città si accendevano una a una sotto le mura, la sensazione condivisa da chi era presente era una sola: l’appuntamento con la quinta edizione è già fissato, anche se ancora nessuno conosce la data!