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Puglia a Milano: Primitivo di Felline coi piatti Ricci Osteria

Puglia nel cuore di Milano: racconti vitivincicoli di Felline e memoria gastronomica di Ricci Osteria.

Tra masterclass al Politecnico e pranzi pugliesi, Gregory Perrucci di Felline racconta i Cru del territorio e il legame storico tra il tacco d’Italia e la metropoli meneghina.

Milano come palcoscenico di un’immersione profonda nell’identità pugliese, grazie alla sinergia tra l’Azienda Agricola Felline e il presidio gastronomico di Ricci Osteria. Attraverso una masterclass scientifica presso il Politecnico di Milano guidata da Gregory Perrucci e introdotta dal Prof. Pierangelo Metrangolo, è stata svelata la complessità pedologica dei quattro Cru del Primitivo di Manduria: Terra Rossa, Terra Bianca, Terra Nera e Sabbia. Il racconto si è snodato tra archeologia enologica, con il recupero del Susumaniello e dello Zinfandel, e suggestioni letterarie legate allo spumante “Edmond Dantès”, omaggio alla prigionia del Generale Dumas nel Castello di Taranto. L’esperienza ha trovato il suo compimento a tavola da Ricci Osteria, dove gli chef Antonella Ricci e Vinod Sookar hanno tradotto il terroir salentino in un percorso sensoriale d’eccellenza, confermando come la Puglia sappia oggi dialogare con i palati internazionali attraverso il rigore tecnico e la verità della materia prima.

La narrazione dell’identità territoriale pugliese, osservata attraverso il prisma della metropoli milanese rivela una complessità che trascende la mera promozione commerciale per abbracciare la ricerca scientifica, la storiografia letteraria e l’alta cucina d’autore. La presenza dell’Azienda Agricola Felline a Milano ha delineato una traiettoria evolutiva che vede il Primitivo di Manduria non più come un prodotto di massa, ma come un manufatto culturale d’eccellenza. Questo rapporto analizza sistematicamente la metamorfosi produttiva della famiglia Perrucci, l’indagine pedologica condotta dall’Accademia dei Racemi e l’esperienza sinestetica vissuta presso il presidio gastronomico di Antonella Ricci e Vinod Sookar.  

Dall’era del vino sfuso al paradigma della qualità.

L’Azienda Agricola Felline rappresenta un caso di studio paradigmatico per comprendere la transizione della viticoltura pugliese dal modello della quantità a quello del valore territoriale. La storia della famiglia Perrucci affonda le radici in un’epoca in cui la Puglia fungeva da serbatoio enoico per l’Europa settentrionale. Costantino Perrucci, padre dell’attuale anima aziendale Gregory Perrucci, è stato uno dei massimi esponenti di questa industria dei volumi, gestendo una rete di conferimento che comprendeva oltre duemila agricoltori e muovendo annualmente circa cento milioni di litri di vino sfuso. In quel contesto, il Primitivo di Manduria era spesso ridotto a vino da taglio, destinato a rinvigorire le strutture di etichette prestigiose della Borgogna o del Bordeaux, prive della necessaria gradazione alcolica o intensità cromatica.  

L’avvento di Gregory Perrucci ha segnato una rottura epistemologica con il passato. La decisione di ridurre la produzione di oltre cento volte, passando da cento milioni a meno di un milione di litri annui, non è stata una contrazione economica, ma una scelta di focalizzazione qualitativa. L’azienda ha cessato l’acquisto di uve da conferitori esterni per concentrarsi esclusivamente sui propri vigneti, circa 120-150 ettari distribuiti in aree strategiche del Salento e della Terra d’Otranto. La cantina storica, originariamente dimensionata per la logistica dello sfuso, è stata riconvertita in uno spazio di sperimentazione, dove i grandi vasi vinari hanno lasciato il posto a barrique di rovere francese e americano, adatte all’affinamento di Cru di alta gamma.  

Il fulcro dell’innovazione di Felline risiede nell’Accademia dei Racemi, fondata nel 1996 come centro di ricerca dedicato allo studio e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni pugliesi. L’Accademia ha introdotto per la prima volta in Puglia il concetto di zonazione sistematica, applicato specificamente al Primitivo di Manduria. Questo approccio ha permesso di decodificare il comportamento del vitigno in relazione alla diversa composizione geologica e chimica dei suoli, portando alla creazione di quattro distinti Cru basati sui terroir individuati.   

Le quattro terre del Primitivo

L’indagine scientifica ha isolato quattro tipologie di suolo che influenzano drasticamente la fenologia della pianta e le proprietà organolettiche del vino. La variabilità dei tempi di maturazione tra questi terroir può raggiungere i venti giorni, obbligando la cantina a gestire vendemmie differenziate per ogni singola parcella.   

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  1. Terra Rossa: È il suolo più rappresentativo di Manduria, caratterizzato da un’elevata presenza di ossidi di ferro che poggiano su banchi calcarei. La Terra Rossa ha la capacità di scaldarsi rapidamente, inducendo una maturazione precoce. Il vino risultante, il Felline Primitivo di Manduria DOP, esprime note di ciliegia matura, tannini vellutati e una beva armoniosa che lo rende l’emblema della tipicità locale.   

  2. Terra Bianca: Composta da calcare affiorante e pietre porose, questa terra funge da regolatore idrico naturale. Le radici avvinghiano le pietre calcaree, estraendo umidità nei periodi di siccità. La maturazione in Terra Bianca avviene circa dieci giorni dopo rispetto alla Terra Rossa, conferendo al vino Giravolta un’eleganza superiore, una struttura più sottile e un profilo aromatico che vira verso note balsamiche e di tabacco.   

  3. Terra Nera: Di origine alluvionale, queste terre sono ricche di materiale organico accumulato in seguito ad antiche inondazioni. La fertilità del suolo stimola una vegetazione rigogliosa che ritarda la maturazione finale dell’uva. Lo Zinfandel (Sinfarosa) coltivato in queste zone esprime una potenza monumentale, con sentori di pepe nero, cuoio e una complessità speziata che riflette la ricchezza del deposito organico.   

  4. Sabbia Marina: I vigneti coltivati nelle dune sabbiose, a pochi metri dal mare, vivono in una condizione di stress estremo. Le radici non possono scendere in profondità per evitare l’acqua salmastra, mentre il sale depositato dai venti di scirocco rende la buccia degli acini croccante e ricca di sapidità. Il Dunico, nato da queste vigne di oltre sessant’anni, è un vino di incredibile freschezza nonostante l’alta gradazione alcolica (spesso superiore ai 16 gradi), caratterizzato da una mineralità marina che lo rende unico nel panorama mondiale.   

L’Odissea dello Zinfandel: ponte tra California e Manduria

La ricerca condotta da Gregory Perrucci ha avuto un impatto internazionale nel dibattito sulle origini del Primitivo. La partecipazione aziendale allo ZAP (Zinfandel Advocates and Producers) di San Francisco è stata il risultato di un’indagine comparativa che ha dimostrato l’identità genetica tra il Primitivo pugliese e lo Zinfandel californiano. Entrambi i vitigni condividono lo stesso DNA, essendo rami diversi di una varietà originaria della Dalmazia (Crljenak Kastelanskj).  

Tuttavia, Felline ha voluto approfondire la distinzione clonale. Durante un viaggio in California, Perrucci acquisì illegalmente delle marze dal prestigioso vigneto Geyserville di Ridge, trasportandole in Italia per innestarle nell’area di Manduria. L’osservazione scientifica ha rivelato che, nonostante il DNA identico, il clone californiano presenta un grappolo serrato e pesante, adattato al clima desertico e ventilato di Sonoma, mentre il clone pugliese è spargolo, una selezione naturale avvenuta nei secoli per resistere all’umidità dello scirocco ed evitare l’insorgenza di muffe. Il vino Zinfandel prodotto a Manduria da Felline rappresenta dunque un esperimento di “ritorno a casa” di un clone che ha vissuto secoli di separazione transatlantica.  

Archeologia enologica: la eesurrezione del Susumaniello

Un altro pilastro dell’Accademia dei Racemi è il recupero del Susumaniello, vitigno che negli anni ’90 rischiava l’estinzione definitiva. La pianta era considerata non conveniente dai viticoltori tradizionali poiché la sua produttività decade drasticamente dopo i primi anni di vita. Felline ha invece intravisto in questa bassa resa naturale la chiave per produrre un rosso di eccezionale concentrazione e finezza.  

La ricerca etimologica condotta da Perrucci ha sfidato la tesi popolare che legava il nome al “somaro” per la sua capacità di carico giovanile. Consultando i report commissionati da Gioacchino Murat nel 1811 per mappare l’economia del Regno di Napoli, è emersa una connessione più profonda con la divinità romana Summanus, il dio dei lampi notturni. Questa tesi, che nobilita il vitigno legandolo ai ritmi celesti e al solstizio d’estate, è celebrata nell’etichetta del vino Sum, dove una saetta stilizzata ricorda l’energia primordiale di questa varietà ritrovata.   

Il progetto Edmond Dantès: letteratura e spumantizzazione

La presenza di Felline a Milano ha offerto l’occasione per narrare il progetto Edmond Dantès, un Metodo Classico Pas Dosé che unisce la viticoltura alla storia napoleonica di Taranto. Il vino è prodotto prevalentemente da uve Vermentino (80%), vitigno che ha trovato nel Salento un habitat ideale per esprimere mineralità e freschezza, completato da un saldo di Chardonnay.   

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Il legame con il protagonista de Il Conte di Montecristo non è un mero espediente di marketing, ma un omaggio alla figura storica di Thomas-Alexandre Dumas, padre dello scrittore Alexandre Dumas. Il generale, di origini haitiane e figura di spicco dell’esercito napoleonico, fu imprigionato per sedici mesi (1799-1801) nel Castello Aragonese di Taranto in seguito a una tempesta che lo costrinse a riparare nel porto ionico. La durezza della prigionia e i tentativi di avvelenamento subiti nel castello ispirarono il figlio Alexandre nella creazione di Edmond Dantès e della prigione del Castello d’If.   

L’Azienda Felline ha interpretato questa storia di riscatto attraverso una bollicina che matura sui lieviti per almeno 24 mesi. L’estetica della bottiglia magnum, con i giorni di prigionia segnati sull’etichetta come graffi sulle pareti di una cella, trasforma il vino in un oggetto narrativo che celebra la speranza e la resistenza.   

Felline al Politecnico di Milano: scienza che incontra il calice

Le giornate milanesi di fine marzo 2026 sono state segnate da un importante evento accademico: il “Campus Life Wine Tasting” organizzato dal Politecnico di Milano. In questa sede, Gregory Perrucci ha condotto una masterclass di approfondimento enografico sui Cru del Primitivo, introdotta dal Prof. Pierangelo Metrangolo, ordinario di chimica presso il Politecnico di Milano e ricercatore di fama internazionale nel campo della chimica supramolecolare e dell’ingegneria dei cristalli, che ha offerto una chiave di lettura scientifica alla degustazione.

La sua presenza sottolinea come il vino sia considerato un sistema complesso di interazioni molecolari, dove la geologia del suolo si traduce in profili chimici specifici che definiscono la qualità del prodotto finale. L’unione tra la sapienza viticola di Perrucci e l’eccellenza accademica di Metrangolo, entrambi di origini pugliesi, ha rappresentato un momento di sintesi tra il rigore della ricerca e la passione per il territorio.   

L’esperienza gastronomica da Ricci Osteria: calici che incontrano i piatti

Il culmine delle celebrazioni milanesi si è svolto presso Ricci Osteria, il locale fondato dalla chef stellata Antonella Ricci e dal marito Vinod Sookar. L’Osteria Ricci non è semplicemente un ristorante, ma un’enclave di cultura pugliese situata in via Sottocorno, dove l’arredo ispirato alle masserie, le luminarie tradizionali e le ceramiche di Grottaglie creano un’atmosfera di autentica convivialità.  

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Antonella Ricci, originaria di Ceglie Messapica e custode di una tradizione familiare che risale al 1966, rappresenta l’eleganza della cucina rurale pugliese. Vinod Sookar, originario delle Mauritius e maestro affinatore del Capocollo, apporta alla cucina un tocco esotico e mediterraneo, creando un sodalizio che mescola la tecnica francese con la verità degli ingredienti pugliesi. La loro cucina è definita “concreta e sincera”, un rispetto assoluto per le materie prime selezionate da piccoli produttori locali.  

Il pranzo offerto agli specialisti della comunicazione enogastronomica è stato strutturato per dialogare con le diverse espressioni dei vini Felline, creando abbinamenti che esaltassero la sapidità e la struttura del Primitivo.  

  1. Benvenuto della Casa. Polpette pugliesi fritte alla menta su frullato di pomodoro. Un classico del comfort food salentino, dove la freschezza della menta ha preparato il palato alla degustazione.   

  2. Antipasto del sole di Puglia. Una composizione di Capocollo di Martina Franca dei Fratelli Gentile, parmigiana di melanzane, mini burratine e fave e cicorie. Questi piatti sono stati abbinati al Primitivo Felline (Terra Rossa), la cui ciliegia matura e i tannini asciutti hanno bilanciato perfettamente la grassezza del capocollo e la dolcezza della parmigiana.  

  3. Il primo piatto. Orecchiette di semola rimacinata fatte in casa al sughetto di tre pomodorini con cacioricotta. La manualità delle orecchiette, appresa da Antonella Ricci nelle cucine di famiglia, ha incontrato la complessità del Giravolta (Terra Bianca). L’acidità del vino e le sue note di tabacco hanno dialogato con la sapidità del cacioricotta e la freschezza dei pomodorini confit.  ricci osteria orecchiette storiedicibo

  4. Il secondo piatto. Cappello del prete di manzo cucinato a bassa temperatura  in riduzione di Primitivo di Manduria, servito con purea di sedano rapa e chips di tuberi. La tecnica della bassa temperatura ha reso la carne estremamente tenera, mentre la riduzione di Primitivo ha creato un ponte aromatico con lo Zinfandel, vino di grande corpo e spezie che ha sostenuto la potenza del piatto.  

  5. Il dolce: TiramisuD. Una reinterpretazione del tiramisù classico con l’aggiunta di un crumble alle nocciole e liquore San Marzano Borsci. Il dolce è stato servito con l’ Impassibile, un rosato passito di Primitivo che rappresenta una delle sfide legislative più interessanti di Perrucci. 

La dimensione culturale: dai “Trani” Milanesi al marketing spaziale

L’evento ha offerto l’opportunità di riflettere sul legame storico tra la Puglia e Milano. Per decenni, il nome di Trani ha identificato nel capoluogo lombardo le bettole e le osterie di quartiere (i “Trani”), dove si consumava vino rosso sfuso di origine pugliese, cantato da Giorgio Gaber come simbolo di una convivialità popolare ormai scomparsa.  

Oggi, l’Azienda Felline ribalta questa percezione attraverso un marketing che Perrucci definisce “spaziale”. I vini non sono più solo bevande, ma strumenti di comunicazione. Il rosato Polignano, ad esempio, nasce come invito a vivere la gioia del mare pugliese e dell’aperitivo improvvisato, con un packaging moderno e accattivante che parla alle nuove generazioni. Allo stesso modo, l’ Anarkos si pone come un vino provocatorio, un blend di Malvasia Nera, Primitivo e Negroamaro che sfida le regole prestabilite per difendere l’identità autentica della Puglia in un mercato globale spesso troppo omologato.  

L’esperienza milanese è stata solo l’eco di quanto accade quotidianamente a Manduria presso lo Spazio Primitivo, l’area dedicata all’accoglienza turistica e agli eventi di Felline. Realizzato nelle fondamenta della vecchia cantina di famiglia, lo spazio è un ambiente suggestivo dove il cemento delle vasche storiche convive con design contemporaneo e sale di degustazione all’avanguardia. È qui che il visitatore può comprendere appieno la missione di Felline: rinvigorire la propria vita attraverso il vino, riscoprendo storie dimenticate e celebrando la bellezza di una terra che ha saputo trasformare il proprio riscatto in un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale.  

Il riconoscimento di Felline tra le cento migliori aziende italiane selezionate da Wine Spectator per OperaWine non è dunque un traguardo isolato, ma la conferma di un percorso decennale di ricerca della perfezione. La partecipazione all’evento che precede il Vinitaly, con il Dunico in degustazione, sancisce definitivamente il ruolo di Gregory Perrucci come pioniere e custode di un patrimonio vitivinicolo che non ha eguali. 

Dunque, il viaggio pugliese a Milano ha dimostrato nelle sue sfaccettature e dinamiche,  che l’eccellenza territoriale non può prescindere dalla narrazione del suo vissuto. Attraverso il recupero di vitigni come il Susumaniello, lo studio dei terroir di Terra Bianca e Terra Nera, e la celebrazione di figure storiche come il Generale Dumas, Felline ha costruito un’architettura di valori che va oltre la bottiglia. 

La sinergia con gli chef Antonella Ricci e Vinod Sookar ha permesso di contestualizzare questi vini in un ambito di alta gastronomia, dove la “pugliesità” è stata interpretata non come folklore, ma come rigore, tecnica e passione. Milano, con il suo Politecnico e i suoi presidi del gusto, si è confermata il palcoscenico ideale per questa narrazione, accogliendo una Puglia consapevole della propria forza e capace di parlare un linguaggio universale.

Il Primitivo di Manduria, nel suo lungo cammino dalle navi da carico del porto di Taranto alle tavole stellate internazionali, ha finalmente trovato la sua voce più autentica e “impassibile” di fronte al tempo.

E noi ne siamo testimoni!