Quando l’alta cucina italiana incontra il Lago di Lugano a Campione d’Italia.
Riviera Restaurant by Sadler: l’inaugurazione di una nuova era al Casinò di Campione.
Dalla terrazza del settimo piano del Casinò di Campione d’Italia si scorge il Lago di Lugano in tutta la sua magnificenza. È qui che nasce una storia affascinante: quella del Riviera Restaurant by Sadler, una nuova interpretazione dell’alta cucina contemporanea firmata dallo chef stellato Claudio Sadler. Un progetto che trasforma una destinazione storica, riunendo in un’unica esperienza la bellezza del panorama, l’eccellenza gastronomica e una visione che punta alla semplicità consapevole come filosofia culinaria. Ecco l’inizio di una nuova era per Campione d’Italia.
Terrazza del settimo piano del Casinò di Campione d’Italia, vista sul Lago di Lugano incorniciato dalle Alpi Lepontine. È qui, in questa location intrisa di storia e sospesa tra Italia e Svizzera, che la ristorazione di lusso ha scelto di trasformarsi. Quella che si è celebrata è una rinascita: il momento in cui il panorama e la cucina d’autore si incontrano finalmente in maniera così consapevole e ambiziosa.
Il Riviera Restaurant ha ufficialmente riaperto come Riviera Restaurant by Sadler, segnando un passaggio generazionale nell’offerta gastronomica di Campione. A firmare questo nuovo progetto è Claudio Sadler, chef stellato dalla lunga esperienza, una figura che nella cucina italiana contemporanea rappresenta una posizione ben precisa: quella di chi sa che la sostanza non esclude l’eleganza, e che la tradizione racconta sempre una storia se ascoltata con attenzione.

Le voci che hanno accompagnato questo evento sono state tante, ognuna portatrice di una parte di questa trasformazione. C’era l’entusiasmo di chi costruisce, la consapevolezza di chi investe, e la dedizione di chi metterà le mani in pasta ogni sera. Ascoltarli era come leggere i capitoli di un manifesto culinario non ancora concluso.
Raphael Caporali, Amministratore Delegato AFM Riviera , ha aperto gli interventi con una dichiarazione netta: “Oggi non presentiamo solo un ristorante, ma un progetto che segna un passaggio importante per Campione d’Italia”. Nelle sue parole risuona l’ambizione di fare dell’enclave non solo una destinazione per il gioco, ma “un luogo che dialoga con il territorio, che valorizza il lago, che amplia l’offerta e contribuisce a rendere Campione una destinazione completa”.
Un progetto, ha chiarito, che è anche “un investimento in qualità, in occupazione e in continuità”, un segnale consapevole che “in Italia le occasioni non mancano”.
È stato il momento giusto per lasciare spazio allo chef, alla sua visione di cucina e al racconto di come è nata questa collaborazione, fondata sulla dichiarazione chiave “Voglio lavorare per divertirmi!”.
Claudio Sadler non è un uomo che parla molto dei suoi meriti. Alla soglia dei settant’anni—una festa, a suo dire, che dovrà ancora organizzare e a cui vi inviterà tutti—ha scelto di raccontare il suo percorso non con retorica, ma con ironia e verità.
“Ho raggiunto quasi 70 anni” ha detto “e ho deciso che voglio lavorare per divertirmi e non lavorare per sfamare”. Una frase che riassume tutta una filosofia di vita, quella di chi ha già dimostrato qualcosa e adesso sceglie le sfide in base al piacere, non alla fame.
La firma di Sadler in questa realtà non è frutto di insistenze o strategie di mercato. È nata da un incontro casuale e da una simpatia immediata. C’è nostalgia, nel suo discorso. La nostalgia di chi ha fatto la storia della ristorazione italiana e che, arrivando a Campione, ritrova frammenti di sé. “Ho fatto tanti eventi quando ero molto più giovane, quando ero anche vicepresidente di Giovani Ristoratori facevo queste grandi feste”, spiega. “È stata un po’ una palestra, e quindi ritornare è stato divertente”.
Ma la sfida che lo attende non è nostalgica. È concreta, esigente, ricca di variabili incognite. “In questa situazione un po’ particolare, fare un ristorante qui è una sfida importante, una sfida che richiederà sicuramente molta attenzione, molta fatica e molta dedizione”. Non la affronta con la severità di chi crede di essere il saggio depositario della verità. Affronta dicendo semplicemente: “Vediamo di riuscire a fare in modo tale che questo ristorante viva di luce propria”.
La cucina di Sadler: semplicità consapevole
Quando Sadler parla della sua cucina, non ricorre a formule complesse. Usa parole concrete, immediate. “La mia cucina è una cucina semplice, e in questo caso sarà una cucina molto diretta, perché comunque questo è il mood che va impostato in questo luogo”. Una cucina che “parla di prodotti immediati, di prodotti di gusto, quello che io ho sempre fatto, cercando di accontentare il maggior numero di persone con i loro vari interessi”.
Non è retorica. È uno statement culinario che si scontra deliberatamente con certe tendenze contemporanee. Non ci saranno fronzoli inutili, non ci sarà la ricerca creativa spinta oltre il ragionevole. C’è invece una consapevolezza che la semplicità—quella vera, non quella banale—è il risultato di una scelta meditata e di una tecnica solida.
La filosofia che sottende questo progetto è quella della semplicità consapevole: un approccio che “non semplifica per sottrarre valore, ma per esaltare la qualità della materia prima e la tecnica che la sostiene”. È una cucina radicata nella stagionalità e nella tradizione del Nord Italia, in particolare lombarda, “riletta con sensibilità contemporanea”. Sostenibilità non come parola chiave di marketing, ma come pratica quotidiana: nella scelta degli ingredienti, nel rispetto dei cicli naturali, nell’attenzione agli sprechi.
Il risultato dichiarato è un’esperienza “raffinata ma accessibile, capace di parlare a un pubblico ampio senza perdere profondità”: una cucina che accoglie, rassicura e al tempo stesso sorprende attraverso il gusto.
Fabio Busnelli: il volto operativo della visione
Non c’è una visione che si concretizzi da sola. Servono braccia, passione, dedizione quotidiana. È questo il ruolo di Fabio Busnelli, Chef Resident del Casinò di Campione e brigata operativa della cucina sadleriana.

Ascoltarlo è stato rivelatore. Parla con il rispetto consapevole di chi lavora accanto a una firma importante, ma anche con una consapevolezza che lo rende protagonista, non comparsa. “L’onore è mio, soprattutto perché lavorare accanto a uno chef così conosciuto e rinomato è stato impegnativo all’inizio”. Ma subito chiarisce: “Comunque mi è piaciuto assumere questa responsabilità, mia e dello staff che sto guidando”.
La relazione tra Busnelli e Sadler è intrigante: il giovane chef ha avuto Sadler come professore, e questo insegnamento è iscitto nel DNA di questa cucina. La sua esperienza nel territorio è poca, ma significativa. Eppure questa brevità non lo paralizza. La vede come una sfida: “Spero da oggi in poi di rivedervi e soprattutto che riusciate ad apprezzare gli sforzi che abbiamo fatto”.
Nel menu degustato sono visibili i segni di una ricerca seria sul versante vinicolo. La carta vini è firmata dalla Sommelier Pamela Pettinari, e ogni scelta—da quella dei Riesling dell’Alta Valle lombarda ai Barolo del Piemonte—racconta una geografia del gusto che dialoga con quella della cucina.
Non è casuale che un ristorante come questo affidi la carta dei vini a una figura specializzata. È il segno che qui si è consapevoli che la cucina non esiste in isolamento, ma come parte di un ecosistema di sapori, di tradizioni, di scelte che riflettono una visione coerente.
L’investimento nel futuro
Roberto Maria Guarini, Presidente del Casinò di Campione, ha colto bene il punto nel suo intervento. “Lo sviluppo della ristorazione all’interno della casa da gioco, rientra nel programma che ci eravamo posti inizialmente come gruppo politico, perché avevamo detto: non solo gioco al casinò”. Così, con l’arrivo di Sadler e del progetto Riviera, il Casinò si colloca “nell’ambito della migliore ristorazione lombarda e anche ticinese”, aprendo una fase nuova per tutta la destinazione.

È qui che la voce di Guarini ha trovato tutta la sua profondità. Lui che dice di sé di non essere un amante della cucina—”quando sono a casa da solo, quello che riesco a cucinare sono due uova strapazzate o un riso in bianco” —ha utilizzato una metafora che vale la pena sottolineare: “Anche chi non è amante dell’arte, quando si trova davanti un Renoir, un Modigliani o un Matisse non può che emozionarsi”.
Ed è questo, ha spiegato, quello che gli è successo di fronte alle creazioni di Sadler: “Ho veramente trovato dei piatti incredibili, preparati benissimo, con degli ingredienti fantastici e squisiti”.
Ma il punto più profondo è stato quando Guarini ha guardato direttamente Sadler e ha detto: 2Ho capito è una persona che ama il suo lavoro, che ama fare quello che fa, che è semplice, senza le prosopopee che ogni tanto troviamo negli chef super stellati”. È il riconoscimento che non basta essere importante; è importante essere autentico.
L’obiettivo di Guarini è dichiarato e consapevole. “Io ho un’ambizione insieme a tutti i miei colleghi, quella di farlo diventare il più grande casinò d’Europa”, e alla cucina spetta un ruolo non marginale in questa sfida, anzi sarà la leva che porterà valore.
Il menu di presentazione: risotto, bue, cassata
Nel menu di presentazione della giornata inaugurale si leggono i segni precisi della filosofia di Sadler. Quattro piatti che non gridano, ma sussurrano:
- Risotto ai fiori di zucca e zafferano (Vigneti Massa – Derthona 2023 abbinato)
- Filetto di bue irlandese in cassueruola con caponata, capperi lacrimella e salsa al lime
- Budino di cassata con gel di limone, salsa al cacao e meringa di pistacchio

Non c’è qui la caccia alla novità a ogni costo. C’è invece la scelta consapevole di piatti che raccontano una tradizione, la reinterpretano, la fanno dialogare con ingredienti che arrivano da lontano (il bue irlandese, il pistacchio di Bronte). La semplicità consapevole, ancora una volta.
Dunque quello che emerge con chiarezza da questa apertura è che il Riviera Restaurant by Sadler non è concepito come un episodio isolato, ma come il tassello di un mosaico più grande. Campione d’Italia ambisce a trasformarsi da destinazione monoculturale (il gioco, il casinò) a destinazione esperienziale completa.
“Con questa nuova apertura, Campione d’Italia rafforza il proprio posizionamento come destinazione capace di unire intrattenimento, cultura e alta gastronomia” . E il Casinò stesso, pur essendo una società commerciale, si posiziona come società benefit, “orientata a trasformare i risultati aziendali in valore sociale, occupazione e sviluppo per l’intero comprensorio”.
È una narrazione che va oltre il semplice opening di un ristorante. È la storia di un territorio che ri-immagina se stesso, che invita un maestro della cucina italiana ad entrare in dialogo con il suo paesaggio, i suoi abitanti, i suoi ospiti.
Che dice: qui non solo si gioca, qui si vive, qui si mangia bene.

Guarda QUI il nostro reel su Instagram, sulla inaugurazione.
Informazioni pratiche
Orari di apertura:
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Lunedì–giovedì e domenica: 19.00 – 22.30
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Venerdì e sabato: 19.00 – 23.00
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Aperto 364 giorni l'anno (chiuso il 24 dicembre)
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