Roero un nome di-vino: bottiglie da degustare. - Storie di Cibo
La choco-mixology: 3 cocktail con il cioccolato di Elton LeGar
11 Dicembre 2020
All’Hotel de Paris a Montecarlo il temporary Berton
15 Dicembre 2020

Roero, nome della zona che insieme alle Langhe e al Monferrato è stata nominata dall’Unesco Patrimonio dell’umanità, è anche un vino.

Una DOCG la cui produzione è consentita in 19 comuni sulla riva sinistra del Tanaro, vicino ad Alba, nella provincia di Cuneo.

Come il Barolo e il Barbaresco, il vino Roero è figlio del Nebbiolo  e si propone, insieme all’Arneis, come alfiere della viticoltura roerina.

Un vino nobilissimo e antico, con sette secoli di attestazioni storiche alle spalle, visto che la più antica citazione roerina del Nebbiolo risale al 1303.

La DOC “Roero” è del 1985, e la vendemmia 2005 è stata la prima a fregiarsi della DOCG.

Il 4 marzo 2014 è stato costituito il “Consorzio di tutela Roero” con l’obiettivo di tutelare e valorizzare la DOCG “Roero”, che si articola in Roero, Roero riserva, Roero Arneis e Roero Arneis spumante.  Il Roero è il rosso da uve nebbiolo, mentre il roero Arneis è il vino bianco da uve arneis, ed entrambi sono vitigni autoctoni.

  • colore: rosso rubino più o meno intenso .
  • profumi: delicato, fragrante fruttato e con profumo caratteristico, etereo se invecchiato.
  • sapore: asciutto, di buon corpo, vellutato, armonico di buona persistenza.

Fine, elegante, delicato. Così viene definito questo vino interessante da subito, ma con potenzialità di grandi bouquet che si svilppano con l’invecchiamento.

Le analisi tecniche ne danno un quadro intrigante.

  • Il colore è rosso rubino, più o meno intenso con riflessi granati se invecchiato.
  • Il profumo è delicato, intenso, pulito, con note di ciliegia marasca, ribes nero, mora e sensazioni retroolfattive di fieno e pepe.
  • Il sapore è caldo, asciutto, di buon corpo, con nota vanigliata appena accennata; un ricordo di tabacco e cuoio. Armonico, con una buona persistenza.
  • La sensazione tannica è in leggero esubero, con finale di marmellata di lamponi

Secondo quanto stabilito dal disciplinare, la denominazione “Roero” – senza altra specificazione – è riservata ai vini rossi ottenuti da uve nebbiolo per un minimo del 95%.

Possono inoltre concorrere alla composizione del Roero, congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Piemonte, fino a un massimo del 5%.

I produttori e il consorzio ci tengono a sottolineare comunque che nella quasi totalità dei casi il Roero Docg è un nebbiolo in purezza.

Per quanto riguarda gli abbinamenti col cibo, il Roero Docg, vino rosso di grande bevibilità, ben si accosta ai primi della tradizione piemontese come le paste ripiene, e qui impossibile non citare i ravioli del plin, o i risotti. Ottimo anche l’accostamento con le carni bianche.

Il Roero Riserva invece è un vino più strutturato, perfetto quindi per secondi piatti a base di carne, in particolare carni rosse  e selvaggina.

Qui una selezione, senza pretese di bottiglie sul podio o produttori esclusi.

Semplicemente qualche indicazione, sempre aggiornabile e modificabile di etichette da non lasciarsi scappare!

  • Roero Batajot di Teo Costa
  • Roero Torretta di Marco Porello 

 

Roero Batajot di Teo Costa

L’uva Nebbiolo Lampia, la composizione del terreno, l’altitudine e l’esposizione eccezionale nel sorì Batajot, nel comune di Castagnito, uniti ad una bassa resa di uva per ettaro ed una vinificazione tradizionale ci regalano un vino  armonico, di grande piacevolezza.

Una vinificazione in botti di rovere grandi con follature manuali e lunga macerazione delle bucce, e un invecchiamento di 18 mesi in botte e di 6 mesi in bottiglia.

Azienda Agricola Teo Costa -  Via S. Salvario 1, 12050 Castellinaldo d'Alba CN -  www.teocosta.it

Roero Torretta di Marco Porello

Azienda Agricola Marco Porello - C.so Alba 71,  12043 Canale (CN) - www.porellovini.it

 

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Raccontaci il tuo Progetto