Sapori senza confini: un viaggio intimo tra Umbria e Toscana, dove la cucina diventa destino.
Il 31 marzo 2026 il ristorante Linee con Lavinia Grenga ospita Tommaso Vatti e Sergio Dondoli in un racconto gastronomico che unisce territori, storie e visioni del gusto.
A Spoleto prende vita “Sapori senza confini”, una cena a sei mani che va oltre il concetto di evento gastronomico per trasformarsi in un racconto intimo e autentico. Protagonisti Lavinia Grenga, chef di Linee, il pizzaiolo Tommaso Vatti e il maestro gelatiere Sergio Dondoli: tre visioni diverse che si incontrano in un dialogo tra Umbria e Toscana, tra memoria, tecnica e umanità.
Ci sono terre che non hanno bisogno di essere raccontate perché, in realtà, raccontano già tutto loro.
L’Umbria è una di queste. Non seduce con l’eccesso, non cerca lo stupore immediato, ma si svela lentamente, come fanno le cose autentiche. È una terra che chiede tempo, ascolto, attenzione. E lo stesso vale per la sua cucina: essenziale, profondamente identitaria, capace di custodire il passato senza mai diventare nostalgia.
Spoleto, con la sua eleganza silenziosa e la sua bellezza stratificata, è uno di quei luoghi in cui il tempo sembra sospeso. Ed è proprio qui, tra pietra e luce, che il 31 marzo 2026 prende forma una serata che non è solo gastronomia, ma racconto umano, intreccio di vite, memoria e desiderio. “Sapori senza confini”, la cena a sei mani del ristorante Linee, nasce così: più che come evento, come necessità.

Per comprenderla davvero bisogna partire da lei, da Lavinia Grenga. Non tanto dalla chef, quanto dalla persona.
La sua storia non è lineare, e forse è proprio questo a renderla così intensa.
—- Leggi QUI il nostro racconto su Lavinia Grenga.

Il cibo, per Lavinia, è stato passione e tanto di più. È stato rifugio e conflitto, conforto e scontro. È stato, nelle sue parole, “una culla e uno schiaffo” . Un legame profondo, quasi viscerale, che l’ha portata a scegliere la cucina non solo come mestiere, ma come strumento per comprendere se stessa e il mondo.
Dagli studi al Gambero Rosso fino alle grandi cucine italiane e internazionali, il suo percorso è fatto di rigore, sacrificio e incontri fondamentali. Roma, Salina, il Perù, Modica, il Garda. Ogni luogo lascia un segno, ogni esperienza aggiunge un livello di consapevolezza. Ma è solo attraversando anche momenti personali complessi, mettendosi in discussione e affrontando le proprie fragilità, che Lavinia arriva davvero a definire la propria identità. Una cucina che oggi è tecnica e sensibilità, ma soprattutto rispetto. Rispetto per la materia prima, per il lavoro degli altri, per la vita stessa.
Quando approda a Spoleto e decide di guidare Linee, lo fa con una visione precisa: portare qualcosa che ancora manca. Non perché il territorio non sia ricco – al contrario, l’Umbria è una delle regioni più generose d’Italia – ma perché, come lei stessa osserva con lucidità, manca spesso una certa apertura, una cultura gastronomica contemporanea capace di mettere in relazione esperienze diverse .
È qui che nasce il desiderio di costruire un ponte.
Un ponte che ha una direzione precisa: dalla terra umbra alle colline toscane. Un ponte che non è geografico, ma emotivo. Perché la Toscana, per Lavinia, più che un luogo è un ricordo. È un momento di tregua dopo anni difficili, vissuto tra le campagne del Chianti, in una piccola azienda agricola dove per la prima volta ha trovato una forma di pace, anche se ancora incompleta .
Da quel tempo nasce un amore profondo per quella terra e, insieme, una curiosità autentica verso i suoi prodotti, i suoi artigiani, la sua cultura del gusto. Ed è proprio da lì che prende forma l’idea di “Sapori senza confini”: tracciare una linea ideale che parta da Spoleto, attraversi Radicondoli e arrivi fino a San Gimignano.
Non è un caso che lungo questa linea compaiano due nomi precisi.
Tommaso Vatti pizzaiolo de La Pergola di Radicondoli, arriva quasi naturalmente, come succede con le connessioni vere. Non è solo un grande pizzaiolo – uno dei più riconosciuti in Italia – ma un interprete rigoroso di un’idea di cucina che Lavinia sente profondamente affine. Il rispetto per la materia prima, il legame con i piccoli produttori, la volontà di costruire una rete virtuosa tra chi coltiva, chi trasforma e chi serve. In un mondo spesso dominato dalla standardizzazione, Vatti rappresenta un atto di resistenza. Le sue pizze non sono semplici prodotti, ma racconti agricoli, espressioni vive di territorio.

È proprio su questo terreno comune che nasce la loro intesa. Non una collaborazione di facciata, ma un dialogo reale, costruito su valori condivisi. La loro cucina si incontra in modo quasi spontaneo, come dimostra quel gesto semplice e potente della schiacciatina con ciccioli o della pecora in fricassea: piatti che diventano simbolo di unione tra due regioni e due visioni.
Diverso, e forse ancora più intimo, è il legame con Sergio Dondoli, maestro gelatiere di San Giminiano.

Qui il racconto cambia tono, si fa più personale, quasi tenero. Perché prima ancora di diventare un nome, Dondoli è stato un momento. Un rituale. Una coccola. Quando Lavinia viveva nel Chianti, in un periodo di lavoro intenso e di ricerca interiore, il gelato di Dondoli diventava un piccolo gesto di cura verso se stessa. Dopo i servizi più duri del weekend, quella vaschetta era una pausa, un premio, un modo per ritrovare equilibrio .
E forse è proprio questo che rende la sua presenza così significativa. Non è solo il maestro gelatiere conosciuto in tutto il mondo, ma è anche il simbolo di una dolcezza conquistata, di un momento personale che oggi si trasforma in condivisione.
Così, quello che accade a Linee il 31 marzo diventa molto più di una cena a sei mani. È qualcosa di più profondo. È un intreccio di percorsi, di fragilità, di sogni che resistono nonostante tutto. Lavinia stessa lo racconta con una sincerità disarmante: la difficoltà di costruire un ambiente sano, la durezza delle gerarchie in cucina, la fatica di rimanere fedeli a un’idea etica in contesti spesso ostili. E proprio per questo, la possibilità di lavorare accanto a figure come Vatti e Dondoli non è solo un traguardo professionale, ma un segno, quasi una conferma che quella visione può esistere davvero .

In questa prospettiva, le sei mani sono sei storie, sei percorsi, sei modi diversi di intendere il cibo che trovano un punto di equilibrio. La cucina diventa linguaggio comune, la tecnica si intreccia con l’emozione, la tradizione si apre senza perdere identità.
E mentre l’Umbria accoglie la Toscana, mentre Spoleto diventa crocevia di esperienze, si comprende che il vero significato di “Sapori senza confini” non è nel viaggio tra territori, ma nel superamento di ogni distanza umana.











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