Teglio, una Valchiavenna da gustare

Scoprire i sapori di Teglio, nel cuore della Valtellina.

Pizzoccheri, sciatt, vino nebbiolo…alcune delle eccellenze di queste terre.

Teglio nel terziere di mezzo tra Sondrio e Tirano, è un borgo di montagna situato a 900 metri di altitudine, su un ampio terrazzo soleggiato con una meravigliosa vista sulle Orobie e sulla valle dell’Adda.

Evidenti sono i segni delle diverse dominazioni che si sono susseguite a partire dai Romani fino alla Repubblica Cisalpina di Napoleone, passando per i Longobardi e i Grigioni.

Oltre ad essere la patria dei pizzoccheri, Teglio è famosa anche per aver dato origine al nome Valtellina: gli studiosi ritengono infatti che il nome Valtellina derivi dal latino curiale “Vallis Tellina” che significa appunto Valle di Teglio.

É il luogo perfetto dove trascorrere una vacanza, tra tranquille passeggiate all’ombra dei boschi o per le vie dei palazzi signorili, e pedalate tra campi di saraceno, vigne e terrazzamenti.

Senza dimenticare i momenti di relax regalati dal pregiato vino delle sue rupi e dai piatti della tradizione.

Grazie alla sua privilegiata posizione, Teglio è infatti il luogo ideale per la crescita di colture tradizionali come la vite, la segale e il grano saraceno.

Proprio quest’ultimo ingrediente è il principale dei pizzoccheri, il più famoso piatto della cucina valtellinese.

E a Teglio è possibile ammirare e passeggiare tra gli splendidi campi di grano saraceno in fiore e visitare il mulino Menaglio dove avviene la battitura del grano.

Teglio è la patria dei pizzoccheri, la cui ricetta originale è custodita e tutelata dall’Accademia del Pizzocchero, nata nel 2002 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il Pizzocchero di Teglio e tutte le espressioni tipiche dell’enogastronomia valtellinese.

Si tratta di un’associazione volta ad accrescere la conoscenza di questo prodotto simbolo della cucina valtellinese tutelandone la ricetta originaria, favorendone la promozione partecipando a studi e dibattiti, diffondendo la cultura di Teglio tramite i media tradizionali e prendendo parte a manifestazioni enogastronomiche.

Ecco quindi alcune delle Storie di cibo che si possono scoprire a Teglio:

  1. I Pizzoccheri
  2. Gli Sciatt
  3. Il Nebbiolo delle Alpi

1- I Pizzoccheri, appunto.

Il pizzocchero rappresenta l’identità e la storia della comunità tellina, il segno più tangibile di un’ospitalità e di un piacere di vivere tutto valtellinese.

Un piatto semplice, energetico, ideale dopo lunghe giornate di lavoro nei campi. E infatti le sue origini antiche sono espressione della cultura contadina.

Il pizzocchero  è una sorta di tagliatella di pasta di grano saraceno, condita con burro e formaggio e arricchita con patate e verze o verdure di stagione.

L’Accademia del Pizzocchero di Teglio, nata per tutelare, valorizzare e promuovere questo prodotto nel mondo, ha codificato l’autentica ricetta. E ad essa si devono attenere scrupolosamente i ristoratori locali.

Questa la ricetta autentica
Ingredienti: 
400 g di farina di grano saraceno
100 g di farina bianca
200 g di burro
250 g di formaggio Valtellina Casera DOP
150 g di formaggio grana da grattugia
200 g di verze
250 g di patate  uno spicchio di aglio pepe
Preparazione
Mescolare le due farine, impastarle con acqua e lavorare per circa 5 minuti. Con il mattarello tirare la sfoglia fino ad uno spessore di 2-3 mm dalla quale si ricavano delle fasce di 7-8 cm. Sovrapporre le fasce e tagliarle nel senso della larghezza, ottenendo delle tagliatelle larghe circa 5 mm. Cuocere le verdure in acqua salata, le verze a piccoli pezzi e le patate “a tocchetti”, e unire i pizzoccheri dopo 5 minuti (le patate sono sempre presenti, mentre le verze possono essere sostituite, a secondo delle stagioni, con coste o fagiolini). Dopo una decina di minuti raccogliere i pizzoccheri con la schiumarola e versarne una parte in una teglia ben calda, cospargere con formaggio grana grattugiato e Valtellina Casera DOP a scaglie, proseguire alternando pizzoccheri e formaggio. Friggere il burro con l’aglio lasciandolo colorire per bene, prima di versarlo sui pizzoccheri. Senza mescolare, servire i pizzoccheri bollenti con una macinata di pepe. Sostituendo la quota di farina bianca con farina senza glutine, oppure utilizzando unicamente farina di grano saraceno, si può ottenere una ricetta idonea anche per i celiaci. L’assenza di glutine richiede una lavorazione un poco più energica per poter ottenere un impasto dalla consistenza omogenea.
Fonte: Accademia del pizzocchero di Teglio

2- Gli Sciatt

Gli sciatt sono un piatto della cucina locale, tipico antipasto a base di saraceno e Casera.

Piccoli e gustosi cubetti di formaggio avvolti in una pastella di grano saraceno e fritti in abbondante olio bollente.

In dialetto valtellinese sciatt significa “rospo”.

Il nome deriva probabilmente dalla forma rigonfia, dal colore ambrato e dai riccioli di pastella, simili a zampette, che si formano intorno alla frittella in fase di cottura. Alcuni ritengono anche per il fatto che quando friggono saltano!

Una specialità che invita alla condivisione e alla convivialità, soprattutto se in abbinamento ad un buon vino rosso della Valtellina.

Questa la ricetta tipica:
Ingredienti per 4 persone:
300 g di farina di grano saraceno
200 g di farina bianca
300 g di formaggio Valtellina Casera DOP
1 bicchierino di grappa o bicarbonato
acqua gasata
olio per friggere
cicoria per accompagnare gli sciatt
Preparazione:
Mescolare in una ciotola le due farine, unire la grappa, stemperare il tutto con una frusta e infine versare a filo l’acqua gasata. L’impasto ottenuto deve essere omogeneo e morbido, ma non troppo liquido. Unire la grappa o il bicarbonato, quindi coprire la pastella con della pellicola e lasciarla riposare per 30 minuti in frigorifero. Tagliare il formaggio Valtellina Casera DOP a cubetti delle dimensioni di circa 2 cm. Trascorso il tempo di riposo, portare a bollitura l’olio in una pentola capiente e tuffare via via – uno alla volta – i cubetti di formaggio avvolti nella pastella, e, una volta dorati, levarli dall’olio e lasciati ad asciugare su carta assorbente. Servire molto caldi, accompagnati dal tipico “cicorino condito”.

3- Il Nebbiolo delle Alpi

Vento, terroir e montagne plasmano il carattere complesso del vitigno autoctono della Valtellina: il Nebbiolo delle Alpi.

Un vitigno con una diffusione limitata in Italia e nel mondo.

Perché solo qui, nonostante la natura impervia, ha trovato la sua collocazione ideale: un terreno sabbioso che l’uomo ha domato in terrazzamenti, sfruttando microclimi locali particolarmente favorevoli.

La Valtellina si apre, infatti, su due versanti molto diversi fra loro, quello orobico e quello retico. Proprio quest’ultimo ospita oltre 40 km di vigneti, in un connubio unico tra paesaggio, terrazzamenti e speroni di roccia.

L’ambiente è alpino, con vette che superano i 3500 metri e pendenze che sfiorano il 60%.

Ma la passione e la mano dell’uomo hanno reso possibile la viticoltura in quota, ridisegnando il profilo della montagna, in un territorio che l’Unesco ha sancito Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2018, valorizzando appieno la tradizione dei muretti a secco in Valtellina (e di questo parleremo in un approfondimento).

Queste e altre informazioni dettagliate si possono trovare sul nuovo sito di Teglio e la rispettiva App “ScopriTeglio”, entrambi realizzati nell’ambito del progetto di comunicazione “Ritrovare l’identità perduta” promosso dal Comune di Teglio con la collaborazione del Consorzio Turistico Media Valtellina.

Volto a migliorare il posizionamento e la riconoscibilità del territorio di Teglio nel panorama turistico ricettivo della Valtellina, creando una vera e propria identità della località, che valorizzi il suo patrimonio storico, culturale, artistico, enogastronomico e naturalistico.

Per info: https://www.teglioturismo.com/

Per ora non ci resta che vivere a pieno i sapori di questa terra della Valchiavenna.