Tel Aviv gourmet: otto tavole d’autore tra le migliori al mondo

Nella città israeliana otto capolavori gastronomici ne La Liste 2025.

Una nuova geografia del lusso culinario prende forma tra spezie locali, chef visionari e tramonti dorati sull’orizzonte israeliano a Tel Aviv.

Tel Aviv, la vibrante città bianca affacciata sul Mediterraneo, si afferma con autorevolezza come nuova capitale gastronomica del Medio Oriente. Lo conferma l’ingresso di ben otto suoi ristoranti nella prestigiosa classifica francese La Liste 2025, che seleziona i 1.000 migliori ristoranti al mondo.

Tra omakase d’avanguardia, cucina farm-to-table, influenze levantine e menu ispirati all’arte, questi otto indirizzi rappresentano l’eccellenza del gusto contemporaneo israeliano. Un viaggio raffinato tra piatti iconici, chef visionari e atmosfere da sogno che raccontano l’evoluzione gourmet di una città in pieno fermento, sempre più amata dal turismo internazionale di alta gamma.

Tel Aviv, la cosmopolita città affacciata sul Mediterraneo, si è guadagnata un posto di rilievo nel panorama gastronomico internazionale grazie a La Liste 2025, la prestigiosa classifica francese dei 1.000 migliori ristoranti al mondo.

Nata in Francia nel 2015 come risposta ai ranking anglosassoni, La Liste è un’organizzazione privata che compila una guida globale con oltre 20.000 ristoranti in 195 paesi​. La sua particolarità risiede in un sistema di valutazione oggettivo: un algoritmo che aggrega migliaia di recensioni da guide culinarie, critici e piattaforme online di tutto il mondo​.

Fonti autorevoli come la Guida Michelin, TripAdvisor, i più rinomati blog gastronomici e riviste specializzate contribuiscono al punteggio finale di ogni locale​ Il risultato è una “guida delle guide” altamente affidabile, spesso citata come il punto di riferimento gourmet globale e frutto dell’expertise francese nel campo della ristorazione.

Ogni anno La Liste pubblica la graduatoria dei migliori 1000 ristoranti: comparire in questo elenco significa entrare nell’élite della gastronomia mondiale, con un sigillo di autorevolezza riconosciuto dai palati più esigenti.

Nel 2025, ben otto ristoranti di Tel Aviv brillano in questo firmamento culinario, a testimonianza della vibrante evoluzione della scena gastronomica israeliana. È un traguardo notevole (in totale sono nove i ristoranti israeliani presenti, di cui uno a Gerusalemme), che sottolinea la reputazione di Tel Aviv come hotspot di eccellenza culinaria internazionale.

Di seguito vi accompagniamo in un viaggio raffinato attraverso questi otto templi del gusto – OCD, Mashya, Alena, Manta Ray, Claro, Pastel, Popina, George & John – per scoprire le esperienze gastronomiche uniche che offrono. Per ognuno sono indicati il punteggio La Liste 2025, uno sguardo allo stile dello chef e ai piatti iconici, nonché dettagli sul contesto architettonico e l’atmosfera che rendono ogni locale una meta imperdibile.

In sostanza un esclusivo tour tra alta cucina e lusso a Tel Aviv!

OCD TLV – L’avanguardia culinaria di Raz Rahav

In cima alla classifica locale troviamo OCD TLV, il ristorante visionario dello chef prodigio Raz Rahav.

Situato nel quartiere storico di Jaffa, OCD accoglie non più di 19 commensali attorno a un unico grande tavolo a ferro di cavallo, direttamente affacciato sulla cucina a vista​. L’esperienza è quella di un esclusivo chef’s table: tutti gli ospiti iniziano il percorso degustazione contemporaneamente, come in un rituale collettivo guidato dallo chef.

Rahav – poco più che trentenne – propone un menu degustazione progressive israeli che attinge audacemente alla cultura locale, alla memoria personale e a un pizzico di irriverenza (chutzpah) israeliana​. I piatti, serviti in sequenza armoniosa, sono un omaggio creativo agli ingredienti stagionali della regione e alle molteplici influenze culturali che confluiscono in Israele. Si può passare da raffinati bocconi ispirati allo street food mediorientale reinventato in chiave gourmet, a portate dall’estetica moderna degne di una galleria d’arte culinaria. Il risultato è un viaggio sensoriale sorprendente, in cui tecnica ed estro convivono perfettamente.

OCD TLV ha ottenuto un punteggio di 89,50/100 in La Liste 2025​, il più alto tra i ristoranti israeliani presenti. Questo locale – il cui acronimo allude ironicamente alla “ossessione” per i dettagli – incarna l’alta cucina israeliana contemporanea ai massimi livelli. L’ambiente, minimalista e raccolto, contribuisce all’esclusività dell’esperienza: luci soffuse, design moderno con pareti in tonalità verde ossidiana e un servizio che combina calore mediterraneo e rigore da ristorante stellato. Raz Rahav, definito da molti un enfant terrible della ristorazione locale, interagisce personalmente con i clienti illustrando ogni creazione, e la sua passione è tangibile in ogni gesto.

Tra i piatti simbolo c’è una rivisitazione post-moderna della tradizionale zuppa di pollo israeliana – dedicata alla madre dello chef – servita come piccolo concentrato di umami e memoria familiare, oppure sorprendenti combinazioni come anguria marinata e peperoncino accostati a pesce locale crudo, a testimoniare la volontà di rompere gli schemi mantenendo un legame con i sapori di casa. In definitiva, cenare da OCD significa affidarsi a un artista della cucina che ha saputo “ricreare la cucina israeliana per il XXI secolo”​, regalandosi una serata indimenticabile sospesa tra tradizione e avanguardia.

Mashya – Tradizione locale in veste creativa

All’interno del boutique Mendeli Street Hotel, a due passi dal vivace lungomare, si trova Mashya, ristorante che celebra i profumi e le spezie del Mediterraneo in chiave contemporanea. Il nome stesso, Mashya, deriva dalla parola ebraica per macis, la spezia ricavata dal fiore della noce moscata, e anticipa l’esperienza sensoriale che qui si vive.

Appena varcata la soglia, si è avvolti da un ambiente dal design curato: linee luminose e pulite, materiali naturali locali – pietra, legno, ceramiche – e dettagli ispirati al vicino shuk (mercato) cittadino​. Le pareti vestite da rampicanti e l’illuminazione soffusa creano un’atmosfera elegante ma rilassata, dove il confine tra sala e cucina si percepisce sottile e permeabile. Proprio come la mistress of spices di un famoso romanzo citato dal ristorante, qui ogni piatto racconta una storia attraverso i suoi aromi e colori, collegando l’ospite all’autenticità della vita locale​.

Sul fronte culinario, Mashya è noto per la sua cucina mediterranea moderna con influenze mediorientali, un perfetto equilibrio tra innovazione e tradizione. In cucina opera un team giovane guidato dallo chef Gil Dahan, che prosegue la visione creativa inaugurata dallo chef Yossi Shitrit (fondatore del locale).

Il menu valorizza i prodotti del territorio e le spezie della tradizione ebraico-araba, rielaborandoli con tecniche all’avanguardia. Speciale il pane laffa cotto sul momento servito con burro alle spezie e sale marino, oppure piatti come carote arrostite al freekeh (grano verde) con labneh e dukkah, dove ingredienti umili diventano sofisticati. La carne e il pesce locali vengono esaltati da cotture precise e abbinamenti creativi: un polpo glassato al melograno su crema di sesamo o un agnello arrosto accompagnato da puree di verdure radice e salsa di yogurt fermentato. Ogni portata rivela contrasti armonici – dolce e piccante, morbido e croccante – che riflettono il mosaico culturale israeliano.

Mashya ha conseguito un punteggio di 84,00 nella Lista 2025, posizionandosi al secondo posto in città. Il servizio attento ma informale, la presentazione vivace dei piatti e l’inebriante aroma di spezie che pervade la sala rendono l’esperienza qui veramente speciale: un viaggio gourmet che sa di Giardino delle Spezie, tra mare e souk.

Alena – Eleganza mediterranea al The Norman

Nel cuore della città, all’interno dell’elegante The Norman Hotel, si trova Alena, ristorante raffinato che incarna l’incontro tra la cucina mediterranea e l’eredità europea.

The Norman stesso è un boutique hotel di lusso ospitato in due edifici d’epoca splendidamente restaurati degli anni ’20, e Alena ne è il fiore all’occhiello gastronomico. L’ambiente è quello di una brasserie di charme: sala classica con tovaglie immacolate e argenteria luccicante, un servizio impeccabile in livrea, e una bellissima terrazza-giardino esterna dove pranzare all’ombra degli agrumi e cenare sotto le stelle. L’atmosfera è intima e al tempo stesso cosmopolita, frequentata da viaggiatori internazionali, uomini d’affari e coppie locali in cerca di romanticismo culinario. Tutto, dall’arredo ai dettagli floreali, evoca un lusso discreto d’altri tempi combinato con il vibrante spirito di Tel Aviv.

In cucina, Alena può contare sul talento di due chef di calibro internazionale, Daniel Zur e Omer Shadmi, amici d’infanzia diventati partner ai fornelli. La loro filosofia si traduce in un menu stagionale che abbraccia sapori dall’Italia a Israele, celebrando il meglio dei prodotti locali con tecniche apprese in ristoranti stellati europei. Si parte da una solida base di cucina mediterranea – pensate a ingredienti come olio d’oliva, pomodori maturi, pesce fresco del Mediterraneo – per arrivare a creazioni che aggiungono un tocco contemporaneo e cosmopolita. Un pasto tipico potrebbe iniziare con burrata fresca su insalata di pomodori heirloom e basilico, proseguire con gnocchi di barbabietola e ricotta di pecora ispirati alla tradizione italiana ma arricchiti da erbe mediorientali, oppure un polpo alla griglia con ceci e limone fermentato che omaggia il classico hummus in versione gourmet. I piatti principali spaziano da pescato locale in guazzetto di vino bianco e za’atar, a succulente costolette d’agnello laccate al melograno con purea di melanzane affumicate – un ponte ideale tra Provenza e Medio Oriente.

Il punteggio La Liste 2025 per Alena è 83,50​, a conferma di come questa tavola unisca eleganza e sostanza. Come ha scritto The Jerusalem Post, “il menu, ricco di prodotti freschi locali, spazia dalla cucina mediterranea italiana fino a Tel Aviv, con interpretazioni contemporanee di classici europei e grande attenzione alla stagionalità, mantenendo l’esperienza estremamente elegante”. Non a caso, vivere un pranzo o una cena da Alena è come partecipare a un evento celebrativo: tutto, dal quieto sfarzo degli arredi al sorriso del personale, fino ai vini israeliani e internazionali selezionati con cura, concorre a un’esperienza culinaria memorabile, che fonde il fascino di un bistrot parigino con l’anima vibrante di Tel Aviv.

Manta Ray – Sapori di mare sul Mediterraneo

Se c’è un ristorante che da anni incarna la dolce vita culinaria sul mare di Tel Aviv, questo è Manta Ray. Adagiato sulla spiaggia di Alma all’estremità meridionale della promenade cittadina, Manta Ray vanta forse la location più spettacolare in città: direttamente sulla sabbia, a pochi metri dalle onde​.

Qui si può pranzare o cenare con i piedi quasi tra i granelli dorati, accarezzati dalla brezza marina e con lo sguardo che spazia sul blu del Mediterraneo fino all’orizzonte di Jaffa. L’atmosfera è al tempo stesso raffinata e rilassata, perfetta incarnazione dello stile di vita di Tel Aviv: sedute all’aperto sotto ombrelloni bianchi, interni in stile beach house moderna con colori chiari, legno e grandi vetrate aperte sul paesaggio costiero. Di giorno la luce del sole inonda la sala, la sera le luci soffuse e il rumore delle onde creano un ambiente romantico e suggestivo.

Sul fronte del gusto, Manta Ray è una celebratissima meta per gli amanti del pesce e dei frutti di mare. Da oltre vent’anni figura in tutte le guide come tappa obbligata, grazie alla qualità eccelsa del pescato locale e alla creatività delle preparazioni. Il pasto qui inizia quasi sempre con l’iconica carrellata di mezze: piccoli piattini di antipasti che il cameriere presenta a vassoio, lasciando scegliere al cliente una varietà di assaggi freschi e colorati. È un vero “mosaico di insalate israeliane e pescato fresco”, come notato da Time Out​, che potrebbe includere ad esempio crema di melanzane affumicate, ceviche di pesce bianco al lime, insalata di polpo e patate, hummus tiepido con gamberi e peperoncino, o bottarga locale grattugiata su labneh. Questa parata di sapori mediterranei apre l’appetito e racconta la generosità della cucina locale. A seguire, il menu offre piatti di mare sia classici sia innovativi: dalla grigliata mista di pesci del giorno con verdure arrostite, al curry di frutti di mare profumato al latte di cocco e spezie thai, testimonianza di come Tel Aviv abbracci anche influenze globali. Non mancano i gamberi alla piastra con salsa harissa e yogurt o la ricciola scottata servita su crema di zucchine e menta, equilibrio perfetto tra tradizione mediterranea e twist levantino. Manta Ray è particolarmente rinomato anche per il brunch del weekend: immaginate un tavolo affacciato sul mare, con uova alla shakshuka, pane appena sfornato, insalate freschissime e calici di rosé – non c’è modo migliore di iniziare una giornata estiva in città.

Guidato dalla lungimirante ristoratrice Ofra Ganor, questo ristorante è da sempre un punto fermo del lungomare telavivense​.

La Liste 2025 lo premia con un punteggio di 81,00​, riconoscendone la costanza di qualità e l’appeal senza tempo. Manta Ray ha saputo reinventarsi e restare al passo coi tempi (celebre la sua iniziativa di delivery gourmet durante la pandemia, per portare un po’ di brezza marina sulle tavole di casa), ma senza mai tradire la propria identità: quella di un locale autentico, dove la semplicità del pesce freschissimo e la cordialità del servizio creano un lusso informale apprezzato tanto dai locali quanto dai turisti internazionali. “Conosciuto per la qualità dei suoi pesci e frutti di mare, nonché per la sua miriade di antipasti”, Manta Ray continua a deliziare generazioni di avventori con una cucina onesta e saporita, in una cornice naturale impareggiabile. Cenare qui, con il tramonto che incendia il cielo su Jaffa, un calice di vino bianco israeliano in mano e il profumo del mare, significa capire intimamente perché Tel Aviv sta diventando una capitale gastronomica: la capacità di unire alta qualità e atmosfera conviviale in uno scenario da sogno.

Claro – Farm-to-table cosmopolita nel cuore di Sarona

Tra gli indirizzi gourmet di Tel Aviv, Claro si distingue per una filosofia ben precisa: il concetto del “farm-to-table” applicato alla ricchissima tradizione mediterranea locale. Situato nel complesso di Sarona, antica colonia templare tedesca trasformata oggi in quartiere trendy, Claro occupa un maestoso edificio di pietra del 1868 una volta adibito a cantina vinicola e distilleria​.

La struttura su tre piani è stata restaurata con cura, mantenendo le arcate originali in pietra e dettagli d’epoca che convivono con elementi di design moderno. Il risultato è uno spazio spettacolare: una sala principale ampia e ariosa al piano terra, con soffitti alti, tavoli spaziosi e una cucina aperta brulicante di attività; un cortile esterno affacciato sui giardini di Sarona Market ideale per le serate estive; un’elegante sala privata al primo piano e persino un lounge bar nei sotterranei a volta. Può ospitare oltre 400 coperti senza perdere in qualità né in attenzione al dettaglio​.

L’arredamento combina sapientemente il rustico industriale – pareti con patina originale, travi in legno a vista, lampade sospese in stile vintage – con tocchi raffinati come composizioni di fiori freschi e mobili su misura. Appena entrati, colpisce il grande bancone e la griglia a vista, cuore pulsante dove si sfornano pane casereccio e si grigliano carni e verdure a legna. L’atmosfera è vivace e accogliente: un vibe conviviale reso ancora più piacevole da un servizio impeccabile, noto per professionalità e cordialità fuori dal comune (al punto che è stato definito “impeccabile, superiore alla norma locale” dalla stampa). Da Claro ci si sente subito ospiti graditi, grazie a uno staff sorridente e preparato che vi farà sentire a casa sin dal vostro ingresso.

La regia di questo successo è dello chef veterano Ran Shmueli, figura di spicco della ristorazione israeliana, affiancato dallo chef Tal Feigenbaum alla guida operativa della cucina. Il menu cambia con le stagioni e incarna un viaggio nei sapori del Mediterraneo orientale, spaziando da Israele al Libano, dalla Grecia fino alla Turchia e alla Spagna​. Ingrediente chiave: la freschezza. Shmueli è stato tra i pionieri nel costruire una rete di fornitori locali – piccoli agricoltori, cantine boutique, produttori di formaggi e olio – per assicurarsi i prodotti migliori “dal campo alla tavola”. Verdure e frutta biologiche di ogni angolo di Israele campeggiano nei piatti con i loro colori vivaci: in estate potrete gustare un gazpacho di anguria e pomodoro con feta e basilico, oppure un’insalata di pomodori antichi con labneh e za’atar appena raccolto. In autunno compare la zucca, arrostita nel forno a legna e servita con miele di dattero e yogurt di capra. Non mancano mai specialità di mare – ostriche e ceviche del giorno, o una tataki di tonno scottato con crema di melanzane affumicate – e carni selezionate cotte magistralmente nel Josper (il forno a carbone): famoso è l’agnello delle colline di Gerusalemme arrostito lentamente e servito con bulgur alle erbe e salsa al tahina. Ogni piatto cerca di raccontare una storia: di un territorio, di un contadino coraggioso che coltiva vigneti vicino a Gaza (Claro ha persino dedicato un intero menu ai prodotti degli agricoltori del confine con Gaza, per omaggiarne il lavoro tenace​), di una tradizione rivisitata con rispetto.

Claro ha ottenuto un punteggio di 80,00 secondo La Liste 2025​, confermando la bontà di questa formula. La critica elogia la sua innovazione nel solco della semplicità, la volontà di “insistere su ingredienti stagionali a Km0 e piccoli produttori locali” come linea guida della cucina. Da commensali, lo percepirete in ogni boccone: piatti genuini ma al tempo stesso creativi, impiattati con gusto contemporaneo. Il tutto condito da un’energia positiva che pervade il locale – merito anche dello staff affiatato – e dalla presenza dello stesso Shmueli, che non di rado passa tra i tavoli a raccogliere impressioni. “Atmosfera frizzante, cucina a vista operosa, ingredienti eccellenti e personale cordiale e preparato”: sono questi i segreti che fanno di Claro uno dei ristoranti preferiti dai telavivesi e dai viaggiatori gourmet​. Un luogo dove il passato agricolo della Terra d’Israele incontra il palato moderno internazionale, in un abbraccio culinario che vi lascerà deliziati.

Pastel – Arte e alta cucina a braccetto

Adiacente al Tel Aviv Museum of Art – uno dei templi della cultura cittadina – si trova Pastel, ristorante che unisce arte, design e gastronomia in un’esperienza unica. Sin dall’apertura, Pastel si è imposto come una dining destination di classe, vincendo persino il premio internazionale “Best Designed Restaurant” agli Idea-Tops Awards 2014 per il suo spazio raffinato​.

Il locale si sviluppa accanto all’ala contemporanea del museo, della cui architettura innovativa riflette lo spirito: linee sinuose e geometrie ispirate si ritrovano negli arredi e nella disposizione degli ambienti. Tre sono le zone principali: la sala interna, ampia e luminosa, arredata in stile modernista con sedute in velluto color ciliegia e tavoli ben distanziati sotto un soffitto alto; l’ampia terrazza esterna che si affaccia sul giardino delle sculture del museo, ideale per un pranzo al sole tra opere d’arte o una cena estiva al chiaro di luna; e infine il “cocoon”, un bar raccolto e appartato, dalle pareti incurvate e illuminate soffusamente, perfetto per un cocktail pre o dopocena in atmosfera intima​. Ovunque lo sguardo cade su dettagli di stile: dalle ceramiche artigianali che richiamano i colori delle opere esposte in museo, alle installazioni luminose minimaliste. Pastel riesce a essere al contempo chic e confortevole, con un sottofondo musicale lounge che accompagna senza disturbare. Frequentato da una clientela sofisticata – collezionisti d’arte, professionisti, ma anche molte giovani coppie – offre un servizio attento e cordiale, mai impostato, in pieno stile israeliano di alta gamma. Qui l’ospitalità mira a farvi sentire coccolati: i camerieri, in eleganti uniformi nero e rosa pallido, vi guideranno attraverso menu e carta dei vini con competenza e un sorriso.

In cucina, Pastel brilla sotto la guida del celebre chef Gal Ben Moshe, autentico “enfant prodige” israeliano che dopo aver ottenuto una stella Michelin a Berlino con il ristorante Prism, è tornato in patria per portare la sua visione culinaria​t. Ben Moshe, secondo israeliano di nascita a ottenere una stella Michelin, è rinomato per la sua creatività senza confini e per la capacità di fondere l’heritage mediorientale con le tecniche della grande cucina internazionale. Lui definisce Pastel una “brasserie levantina moderna”, dove i sapori del vicino Oriente incontrano influenze francesi e oltre​. Il menu è un caleidoscopio di idee e ingredienti: celebra la stagionalità e al contempo rende omaggio alla biodiversità culinaria del Levante. Si possono trovare antipasti sorprendenti come il tonno rosso con anguria, sesamo e ponzu al caffè – un gioco di dolce, salato e umami di ispirazione giapponese-mediterranea – o frutta fresca con formaggio alla brace, mizuna e tahina nera, quasi un quadro astratto nel piatto. Nei primi e secondi lo chef esprime tutta la sua fantasia: ravioli fatti a mano ripieni di coda di bue su brodo dashi e spezie levantine, gnocchi di patata dolce con burro alle erbe e crumble di mandorle, o ancora un sontuoso agnello in due cotture (lombata arrosto e spalla brasata) servito con purea di topinambur e salsa di yogurt al sommacco. Non mancano proposte di terra e mare classiche ma perfette: filetto di manzo alla griglia Josper con salsa al vino rosso e radici arrosto, oppure il pesce del giorno – che arriva dal mercato di Jaffa – cucinato alla plancia con burro alle erbe e limone, accompagnato da verdure di stagione. A completare l’opera, una lista di cocktail d’autore che spazia dal dolce all’amaro e una cantina curata con etichette israeliane emergenti accanto a grandi vini francesi e italiani.

Pastel ha conseguito 79,50 punti nella classifica La Liste​, segno di un’esperienza che convince sotto ogni aspetto: dalla cucina innovativa al servizio, fino all’ambiente da cartolina. La stampa ha definito il ristorante come “una brasserie israeliana-levantina moderna dallo stile alta moda”, sottolineando come il décor sia integrato col museo d’arte e come Pastel riesca a unire “presentazione artistica, eccellenza culinaria e servizio all’altezza”​. Da provare assolutamente il Menu Degustazione dello Chef, considerato tra i migliori di Tel Aviv, in cui una serie di portate vi sorprenderà con accostamenti inediti e tecniche raffinate (un vero omaggio ai migliori prodotti locali, disponibile sia a pranzo sia a cena). Ma anche per un pranzo leggero o un aperitivo tra amici, Pastel è la scelta giusta: grazie ai suoi spazi poliedrici si adatta tanto a incontri gourmet privati quanto a serate romantiche o eventi aziendali. In definitiva Pastel incarna la sinergia tra gastronomia e arte che caratterizza Tel Aviv: una città dove si può ammirare un capolavoro di Picasso al mattino e gustare, poche ore dopo, un piatto che è esso stesso un piccolo capolavoro commestibile.

Popina – Creatività d’autore nel cuore di Neve Tzedek

Nel pittoresco quartiere di Neve Tzedek, tra viuzze storiche e case color crema con persiane azzurre, sorge Popina, tempio della cucina d’autore dove la tecnica e la fantasia dello chef si fondono in piatti sorprendenti.

Aperto nel 2013 dal giovane chef Orel Kimchi, Popina occupa un edificio d’epoca ristrutturato, con soffitti alti e pietra a vista, ma interni moderni e una cucina a pianta aperta proprio al centro della sala​. Il design del locale incoraggia l’interazione: dal bancone della cucina si diffonde un profumo invitante e i commensali possono osservare da vicino l’assemblaggio artistico dei piatti, scambiare sorrisi (e qualche parola) con la brigata e sentirsi parte dello spettacolo culinario. L’atmosfera è elegante ma informale, con luci calde, tavoli in legno scuro e un servizio giovane e appassionato che mette subito a proprio agio. In sottofondo, un piacevole mormorio di conversazioni e il tintinnio dei calici creano un ambiente intimo e vivace al tempo stesso. Popina è un luogo dove si viene per scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, e dove ogni dettaglio – dal pane fatto in casa alle ceramiche artigianali – riflette l’amore per l’arte culinaria.

Il cuore dell’esperienza Popina è la creatività dello chef Kimchi, già premiato nel 2011 come Miglior Giovane Chef del Mondo under 30 da San Pellegrino​. La sua cucina è difficilmente etichettabile in uno stile unico: si potrebbe dire fusion contemporanea, ma in realtà Kimchi ama definire Popina una piattaforma per le sue creazioni e sperimentazioni personali​. La particolarità del menu sta nel fatto che è organizzato non per portata convenzionale (antipasti, primi, secondi), bensì per tecnica di cottura: troverete sezioni dedicate al “Cotto al vapore”, “Marinato”, “Forno & Brace”, “Slow cooked” e così via​. Questo approccio potrebbe sembrare un esercizio di stile, ma in realtà riflette la filosofia dello chef: ogni tecnica esalta diverse sfumature degli ingredienti, e Kimchi eccelle nel padroneggiarle tutte con maestria, tanto da collocare Popina ai vertici della ristorazione israeliana. Il menu è diviso inoltre tra piatti firma e piatti stagionali, assicurando da un lato le preparazioni iconiche sempre disponibili e dall’altro novità legate al mercato​.

Tra i signature dishes vale la pena menzionare i famosi steamed buns (panini asiatici al vapore) ripieni però di burger di gambero o di fegato grasso – una creazione divertente nata come spuntino per lo staff, poi diventata un classico del locale – e l’originale tartare di pesce con gelatina al gin tonic, omaggio di Kimchi al suo cocktail preferito​. Quest’ultimo piatto, servito magari in apertura, stupisce per freschezza: tartare finissima di pesce bianco locale, gelatina trasparente al gin tonic che aggiunge brio al palato, qualche erbetta, cetriolo e lime – un antipasto che riassume in sé l’approccio giocoso e cosmopolita di Popina. Tra i secondi piatti, stagione permettendo, potreste trovare il “Decadent Chicken”, dichiarato dallo chef il suo piatto del cuore: un succulento sovracoscia di pollo disossato arrosto, servito con ricca salsa al tartufo, uovo pochè, lattuga grigliata e pan brioche tostato, per un effetto terra-mare decadente e avvolgente. Oppure la pancia di manzo a cottura lenta laccata al miso e datteri, o ancora un filetto di pesce in crosta di mandorle con riduzione di agrumi e purea di cavolfiore bruciato: piatti che dimostrano come Kimchi sappia prendere ispirazione da tutto il mondo (dalla Francia al Giappone) rimanendo ancorato a sapori riconoscibili e confortevoli.

La Liste assegna a Popina un punteggio di 77,00​, e lo descrive come un luogo dove si combinano “tecniche innovative e ingredienti stagionali e locali” all’interno di un’esperienza culinaria coinvolgente. La critica loda l’abilità di Orel Kimchi nel rendere alta cucina i sapori familiari: lui stesso ammette che ci vuole tempo e dedizione per sviluppare uno stile proprio, riconoscibile nei sapori e nell’impiattamento​. A Popina sembra proprio esserci riuscito. Da notare anche la calda accoglienza riservata agli ospiti: la filosofia qui è farvi sentire in famiglia, ed è uno degli elementi che rende Popina così speciale In sintesi, cenare in questo ristorante di Neve Tzedek significa affidarsi a uno dei talenti più creativi di Israele, per una serata di scoperte gastronomiche in un ambiente dall’eleganza rilassata, immersi nell’anima bohémien di Tel Aviv.

George & John – Haute cuisine tra storia e innovazione

Nell’esclusivo Drisco Hotel di Tel Aviv – un lussuoso albergo boutique ricavato da uno storico edificio ottomano di fine ‘800 nel quartiere dell’American Colony – trova casa George & John, ristorante che ha messo d’accordo critica locale e internazionale al punto da essere proclamato miglior ristorante di Israele nel 2023.

L’atmosfera qui è di quelle che lasciano il segno: varcata la soglia dell’hotel (dove un tempo sorgeva l’iconico Jerusalem Hotel frequentato da Mark Twain), si viene accolti da un ambiente che unisce charme d’antan e design contemporaneo. La sala da pranzo di George & John è un capolavoro di interior design: soffitti a volta e pavimenti a mosaico restaurati, lampadari moderni che pendono illuminando tavoli in legno massello impeccabilmente apparecchiati, pareti con fotografie d’epoca alternate a specchi dorati. Ai margini si intravede la cucina moderna, dotata di forno Josper e tecnologie all’avanguardia, dove brilla la brigata guidata dallo Chef Tomer Tal. Per occasioni speciali, il ristorante offre anche un intero piano privato (“One Table”) con un lungo tavolo cavalleresco e lounge annessa affacciata sulla cucina a vista, per ammirare da vicino il lavoro artistico dello chef e del suo team. L’insieme crea un’esperienza di fine dining rara a Tel Aviv, tanto che Time Out ha scritto: “una istituzione di alta cucina di questo livello è difficile da trovare in città… George & John è uno dei ristoranti più amati, mostrando il meglio della haute cuisine locale contemporanea”​.

Il segreto del successo sta nella filosofia culinaria di Tomer Tal, nominato tra i talenti più promettenti da guide come Gault&Millau​. La sua cucina viene spesso definita “pan-mediterranea contemporanea”, con enfasi su fuoco e fumo: Tal ama usare tecniche antiche come l’affumicatura, la cottura alla brace e la fermentazione, integrandole in composizioni moderne e sofisticate​. Partendo dalle sue radici (lo chef ha origini ebraico-marocchine, il che apporta spezie e suggestioni nordafricane) e attingendo ai migliori prodotti stagionali israeliani, crea piatti che celebrano la terra e il mare di questa regione con tocco internazionale. Il risultato? Un menu ricco di contrasti armonici e presentazioni artistiche. Si può iniziare con scampi locali marinati al limone e olio d’oliva affumicato, accompagnati da creme fraiche e tobiko (uova di pesce) per una nota salina, oppure con lingua di vitello carbonizzata servita con pickles di stagione e salsa verde: un omaggio alla tradizione baladi (araba locale) ma elevata a nuova eleganza​. Un piatto che ha fatto parlare di sé è l’asparago alla griglia su vinaigrette di capperi, formaggio di cardo e spuma di za’atar: verdure semplici rese grandiose da accostamenti inediti e tecnica sopraffina. E ancora, Tal propone creazioni come il carpaccio di cetriolo e melone con vinaigrette al curry, lemongrass e formaggio Tulum stagionato – un incontro tra Medio Oriente e Asia in veste gourmet. Tra i principali, eccellono sia le paste fatte in casa – ad esempio agnolotti al ragù di coda di bue con crema di radici e parmigiano – sia le carni cotte nel Josper, come l’agnello affumicato ai legni di agrumi o il manzo locale alla brace servito con riduzione al vino e topinambur arrosto: piatti robusti e raffinati al contempo. Il pesce arriva freschissimo dal mercato e può essere preparato magistralmente nel forno a carbone o in crosta di sale, esaltato da salse leggere alle erbe locali. Ogni portata da George & John è pensata per stimolare il palato con strati di sapore, e viene presentata in modo elegante e contemporaneo – vere e proprie composizioni degne di un atelier artistico.

La Liste 2025 ha attribuito a George & John un punteggio di 75,00. Ma ben al di là di questo riconoscimento, il ristorante ha raccolto negli ultimi anni numerosi allori: è stato votato “#1 in Israele” e “#6 in Medio Oriente & Nord Africa” ai 50 Best regionali del 2023, consacrandolo come portabandiera della nuova cucina israeliana. Il merito va al perfetto connubio tra innovazione e rispetto per la tradizione locale. “Lo stile culinario di Tomer Tal rispecchia la diversità della nuova cucina israeliana; non si limita al solo ‘baladi’, ma abbraccia elementi giaffa-ispirati e cucina stagionale, fondendo vecchio e nuovo”, osserva una recensione. In effetti, cenare da George & John è un po’ come sfogliare un libro di storia e innovazione: ogni piatto racconta un capitolo, dai sapori antichi delle spezie levantine all’estetica moderna internazionale. Il servizio, in perfetta sintonia con il livello culinario, è attento e personalizzato ma con calore israeliano. E il contesto – la cornice storica del Drisco con i suoi marmi e boiserie – aggiunge una magia particolare, facendo sentire l’ospite parte di una storia in divenire. In un angolo tranquillo di Tel Aviv, a pochi passi dal mare di Jaffa, George & John offre un’esperienza di lusso dal fascino intramontabile, dove la passione di uno chef e l’anima di una città si fondono in una sinfonia di sapori.

Tel Aviv: la nuova capitale culinaria del Medio Oriente

Otto ristoranti in classifica mondiale sono un risultato straordinario per Tel Aviv, che negli ultimi anni si è imposta come nuova capitale della cucina mediorientale contemporanea. Se un tempo la scena gastronomica internazionale guardava a città come New York, Parigi o Londra per le tendenze culinarie, oggi anche Tel Aviv è entrata di diritto in quel circuito esclusivo di mete gourmet da non perdere. La città ha potuto capitalizzare su una combinazione unica di fattori: una società multiculturale – spesso definita un melting pot di influenze ebraiche, arabe e internazionali – che si riflette nei sapori caleidoscopici dei suoi piatti; un’ondata di giovani chef creativi formatisi in parte all’estero e rientrati con know-how globale e voglia di sperimentare; la ricchezza straordinaria dei prodotti locali, dal pesce freschissimo ai prodotti agricoli delle fertili pianure e colline di Israele; e non ultimo, un pubblico di local e turisti ormai curioso e aperto alla novità. Tutto ciò ha reso possibile l’esplosione di ristoranti di alto livello che mescolano identità locale e tecniche mondiali in modo innovativo.

Tel Aviv oggi vanta una costellazione di tavole stellate e locali gourmet che nulla hanno da invidiare alle grandi capitali occidentali. Non solo gli otto indirizzi narrati in questo articolo – dalla visionarietà di OCD all’eleganza di George & John – ma anche tanti altri nomi emergenti contribuiscono a una scena gastronomica effervescente e in continua evoluzione. La città è stata definita “hub di eccellenza culinaria” dal suo stesso municipality spokesperson, e il crescente numero di riconoscimenti internazionali (inclusa l’attesa guida Michelin israeliana all’orizzonte) lo conferma. Percorrendo le strade di Tel Aviv, è facile imbattersi in bistrot creativi, mercati gourmet, caffè alla moda e bar di mixology innovativa: segni tangibili di una cultura del cibo vivissima. Anche durante le difficoltà, come i lockdown recenti, la ristorazione di qualità ha mostrato resilienza e inventiva, segno di una passione radicata per l’ospitalità e la buona tavola.

Questo fermento culinario va di pari passo con lo sviluppo di un’offerta turistica di alto profilo. Tel Aviv oggi accoglie un pubblico internazionale esigente, fatto non solo di backpacker e giovani festaioli (da sempre attratti dalla vita notturna della “città che non dorme mai”), ma anche di viaggiatori del jet set in cerca di esperienze esclusive. La città offre boutique hotel di lusso – dal Norman al Drisco, dal Setai nell’antica fortezza di Giaffa al nuovo The Jaffa Hotel nato in un convento restaurato – che uniscono design, storia e comfort a cinque stelle. Molti di essi ospitano ristoranti gourmet (come abbiamo visto) o collaborano con chef celebri, creando un connubio perfetto tra hospitality e gastronomia. Il contesto urbano, con le sue gallerie d’arte contemporanea, le vie dello shopping di design, le spiagge e i lungomare animati, fornisce lo scenario ideale per una clientela in cerca di esperienze lifestyle complete. Così, una giornata tipo per un turista gourmet a Tel Aviv può iniziare con una colazione vista mare in un caffè chic di Neve Tzedek, proseguire con visita a mercati alimentari come lo Shuk HaCarmel per assaggi di street food locale, pomeriggio tra musei e boutique, e concludersi con una cena indimenticabile in uno dei ristoranti premiati da La Liste – magari seguita da un cocktail in un rooftop bar con vista sulla città scintillante.

Tel Aviv, in sostanza, si è guadagnata sul campo il titolo di capitale culinaria del Medio Oriente grazie a un mix di innovazione e identità, tradizione e apertura globale. È una città dove si possono gustare sia un perfetto falafel da strada sia un sofisticato piatto d’autore con tartufo e foie gras nel giro di poche ore, il tutto circondati da un’energia creativa contagiosa. Come affermava un celebre chef locale, Tel Aviv oggi può essere paragonata a città come Londra o New York per maturità gastronomica, pur mantenendo una dimensione più intima e solare.

Il fatto che otto dei suoi ristoranti abbiano trovato posto tra i migliori del mondo secondo La Liste 2025 è solo la punta dell’iceberg di un movimento più ampio. Per chi ama viaggiare con il palato, la Città Bianca non è mai stata così scintillante: tra boutique hotel, gallerie d’avanguardia, quartieri storici in rinascita e ristoranti pluripremiati, Tel Aviv offre un mosaico di esperienze luxury e gourmet che stanno catturando l’attenzione del mondo.

E mentre il sole tramonta sul Mediterraneo tingendo di oro lo skyline, non resta che brindare – magari con un calice di vino della Galilea – a questa nuova, entusiasmante era della cucina mediorientale.

Tel Aviv, lehaim! (Alla salute!)