L’eredità dei Conti Spalletti Trivelli tra ospitalità raffinata, natura e agricoltura biologica.
Tenuta Pomario: enoturismo e vini biologici nel cuore dell’Umbria.
L’enoturismo esperienziale rappresenta oggi la frontiera più autentica del viaggio, trasformando la semplice degustazione in un’immersione profonda in un ecosistema fatto di storia, sensi e territorio. La Tenuta Pomario accoglie i visitatori in una splendida terrazza panoramica: un ambiente dove le calde travi in legno del soffitto e le ampie vetrate creano un dialogo costante con il paesaggio circostante, offrendo una cornice ideale per brunch e momenti conviviali. Una linea di vini e olio extravergine d’eccellenza, dalle etichette ricercate come il Sariano e il Muffato delle Streghe fino all’olio biologico, racconta visivamente l’identità di un’azienda che ha fatto della sostenibilità e dell’eleganza il proprio marchio di fabbrica.
L’evoluzione del turismo contemporaneo ha segnato il passaggio definitivo da una fruizione passiva dei territori a una ricerca profonda di significato, dove il visitatore non cerca più semplicemente un luogo da osservare, ma una storia in cui immergersi e un’emozione da vivere con tutti i sensi. In questo scenario, l’enoturismo esperienziale si è imposto come il vertice di un nuovo modo di viaggiare, trasformando la cantina da mero luogo di produzione a spazio di narrazione antropologica, sensoriale e culturale. Il vino non è più solo un prodotto agricolo di eccellenza, ma un linguaggio universale che permette di decodificare il paesaggio, le tradizioni familiari e le scelte etiche di chi lavora la terra. Il mercato è in continua crescita ed evoluzione.
In Italia, e in particolare nel cuore più intimo dell’Umbria, la Tenuta Pomario della famiglia Spalletti Trivelli rappresenta uno dei paradigmi di questa metamorfosi, dove l’eredità nobiliare si fonde con una visione agricola d’avanguardia e una sensibilità femminile che permea ogni fase della produzione.

La bellezza del turismo esperienziale risiede nella sua capacità di rallentare il tempo, offrendo al viaggiatore la possibilità di riconnettersi con i ritmi della natura attraverso percorsi multisensoriali che coinvolgono la vista, l’olfatto, il gusto e il tatto. In Umbria, una regione che sta consolidando il suo posizionamento come modello di turismo sostenibile e culturale, oltre il 20% dei visitatori sceglie la destinazione spinto da motivazioni legate ai prodotti agroalimentari tipici e alla ristorazione d’eccellenza. Tenuta Pomario, situata nel comune di Piegaro, si inserisce in questo flusso non come una struttura convenzionale, ma come un “buen retiro” isolato e luminoso, dove il paesaggio si svela lentamente attraverso una strada di piccoli sassi bianchi che attraversa il bosco, proteggendo la quiete quasi irreale di un poggio naturalmente vocato alla coltivazione fin dall’antichità. Qui, l’ospitalità diventa un’arte che unisce il design contemporaneo della nuova cantina interrata alla storia secolare di un casale del XVII secolo, creando un dialogo armonico tra l’uomo e l’ambiente.
Spalletti Trivelli: dalle radici toscane alla rinascita umbra
La storia di Tenuta Pomario è prima di tutto una storia di famiglia, di ritorni e di visioni che attraversano i secoli. Il legame dei Conti Spalletti Trivelli con il mondo del vino affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando Venceslao Spalletti Trivelli, Senatore del Regno d’Italia, avviò in Toscana una produzione di Chianti destinata a diventare celebre sotto il nome di Poggio Reale.
La figura di Venceslao è centrale non solo per la viticoltura, ma per la storia sociale italiana; la moglie Gabriella Rasponi, nipote di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte (sorella di Napoleone), acquistò il terreno a Roma davanti ai giardini del Quirinale, dove oggi sorge Villa Spalletti Trivelli, testimoniando una stirpe abituata a intrecciare il potere con il mecenatismo e la cura del territorio.
L’eredità vinicola toscana, rimasta sospesa per decenni dopo la vendita dell’azienda negli anni Settanta, è stata raccolta da Giangiacomo Spalletti Trivelli (nipote di Cesare) e dalla moglie Susanna d’Inzeo. Susanna, figlia del leggendario campione di equitazione Raimondo d’Inzeo, ha portato nel progetto Pomario una determinazione e una sensibilità che hanno permesso di trasformare quello che inizialmente doveva essere un semplice “buen retiro” umbro in un’eccellenza biologica internazionale.
La scoperta di Pomario è avvenuta quasi per caso: un poggio isolato a 500 metri sul livello del mare, al confine tra Umbria e Toscana, che ha folgorato i proprietari per la sua luce e il suo silenzio, portandoli a restaurare il casale seicentesco e a reimpiantare i vigneti con un approccio contemporaneo e rispettoso.
Esiste una continuità ideale tra la vita di Villa Spalletti Trivelli a Roma e l’esperienza di Tenuta Pomario. Mentre la Villa romana offre un soggiorno che è “uno sguardo in un’eredità vivente”, Pomario ne rappresenta l’estensione rurale, dove la stessa idea di accoglienza raffinata e senza tempo si declina tra vigneti e oliveti secolari. Questa dualità permette alla famiglia di offrire un percorso completo che unisce la cultura della capitale alla spiritualità e alla sostenibilità della terra umbra.
La tenuta si estende su una superficie complessiva di 230 ettari, di cui solo 9 sono destinati alla vite, garantendo un equilibrio naturale dove il vigneto è circondato e protetto da fitti boschi e dalle acque del fiume Nestore. La posizione geografica è strategica: posta sulla “cresta” di confine a 500 metri d’altitudine, Pomario beneficia dell’incontro tra i terreni caratteristici dell’orvietano e il clima dei colli del Trasimeno.

In inverno, la tenuta è dominata dalla tramontana, che garantisce la pulizia dell’aria e previene lo sviluppo di malattie fungine, mentre in estate la massa d’acqua del vicino Lago Trasimeno mitiga la calura eccessiva, permettendo maturazioni lente e costanti delle uve. Questa escursione termica è fondamentale per preservare la freschezza acida e i profili aromatici dei vini, specialmente per le varietà a bacca bianca e per il Sangiovese.
Tra i filari dei vigneti sono state piantate circa trecento specie di rose, che fioriscono magnificamente nel mese di maggio. Questa scelta, oltre a un indubbio valore estetico che rende la visita indimenticabile, ha un valore storico-agronomico: la rosa è una “pianta spia”, sensibile agli stessi agenti patogeni della vite (come l’oidio), segnalando in anticipo eventuali attacchi e permettendo interventi tempestivi e naturali. La presenza delle rose, insieme alle erbe aromatiche e alla fauna selvatica (cinghiali, rondini, pettirossi), testimonia la volontà di mantenere inalterati gli equilibri naturali del territorio.
Gestione femminile delle “Streghe di Pomario”
Un tratto distintivo che definisce l’anima tecnica della cantina è la conduzione quasi interamente femminile. Susanna d’Inzeo Spalletti Trivelli ha scelto di affidare la terra alla competenza dell’agronoma Federica De Santis e dell’enologa Mery Ferrara, coadiuvate dalla consulenza di Maurizio Castelli. Queste figure, ribattezzate le “Streghe di Pomario”, hanno sviluppato un approccio che fonde rigore scientifico e intuizione, mirando a estrarre dal vitigno la sua espressione più pura senza forzature.
La filosofia produttiva si basa sui principi dell’Agricoltura Biologica, con l’uso esclusivo di concimazioni organiche e il minimo intervento in cantina per preservare i lieviti autoctoni. Questo approccio si traduce in vini che non sono “costruiti”, ma che nascono dall’esperienza quotidiana del luogo, del silenzio e del tempo. La centralità del vigneto è assoluta: l’uva è considerata l’unico vero artefice della qualità, e il compito dello staff è quello di accompagnarla fino alla bottiglia proteggendone l’identità territoriale.
I vini di Pomario: dal Sangiovese al Muffato
I vini di Pomario raccontano il territorio fin dai nomi, spesso ispirati alla fauna e alla flora che animano la tenuta. La produzione si articola tra vitigni autoctoni umbri (Trebbiano Spoletino, Grechetto, Sangiovese, Ciliegiolo) e varietà internazionali che in questo microclima assumono tratti inediti (Riesling, Sauvignon Blanc, Merlot).

Il Muffato delle Streghe è forse l’etichetta più iconica e complessa della cantina. Si tratta di un nettare ottenuto grazie all’azione della muffa nobile (Botrytis Cinerea), che trova il suo habitat ideale nel vigneto delle streghe, impianto del 2010 caratterizzato da terrazze degradanti verso il bosco. In autunno, la nebbia ristagna nelle terrazze fino a tarda mattinata, creando l’umidità necessaria alla muffa, per poi diradarsi lasciando spazio a pomeriggi soleggiati e ventilati che concentrano gli zuccheri e gli aromi. Si tratta di uve Riesling Renano e Sauvignon Blanc; la vendemmia scalare di diverse settimane è fatta per selezionare solo i grappoli perfettamente “muffati”. Fermentazione e riposo in legno per 2-3 anni che portano a un colore giallo dorato brillante. Al naso esplode con aromi intensi di miele, frutti canditi (albicocca, scorza d’arancia), zafferano e caramello; al palato risulta armonico e ben strutturato, con un equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità. Il finale è speziato e persistente.
Il Sariano (Umbria Rosso IGT) rappresenta la struttura e la tradizione. Ottenuto da uve Sangiovese in purezza da vigne di oltre 40 anni, è un vino pluripremiato che incarna l’eleganza sobria della famiglia Spalletti Trivelli. Fermentazione a temperatura controllata e affinamento in legno, ha un tono rosso rubino intenso; note di ciliegia matura, prugna e classici sentori terrosi arricchiti da sfumature di tartufo, rosmarino e una spiccata nota di chiodo di garofano nel finale; al palato un impatto vivace e deciso, con tannini eleganti e una struttura importante che gli garantisce ottime potenzialità di invecchiamento.
Il Radura è un vino profondo e affascinante, che racconta di un asperimentazione tra legno e anfora. Nato da una selezione di uve da vitigni autoctoni del vigneto omonimo. Blend accurato di Alicante (Gamay del Trasimeno), Foglia Tonda, Malvasia Nera, Colorino e Sangiovese, ha una fase di 12 mesi in legno seguita da un anno in anfore di ceramica, che permettono una microssigenazione naturale senza interferenze aromatiche, rendendo il sorso vellutato e avvolgente. Note agrumate fresche, erbe aromatiche e spezie, regalano un palato pieno, con tannini persistenti ma compatti.
Tra i bianchi e rosati si gioca in freschezza e leggerezza. L’Arale, da antiche varietà di Trebbiano e Malvasia; il Batticoda da Grechetto in purezza o prevalenza, prende il nome dalla ballerina bianca dei campi; il Rondirose, rosato da Merlot, Sangiovese e Ciliegiolo, evoca i roseti della tenuta con profumi di rosa canina e fiori di pesco; il Rubicola rosso giovane e vibrante da Sangiovese e Merlot, richiama nel nome il pettirosso (Rubecula).
Il Ciliegiolo infine, 100% Ciliegiolo, affinato per un anno in tonneaux, rosso rubino intenso con riflessi violacei, profuma di mora e mirtillo.
L’aspetto esperienziale
Tenuta Pomario ha trasformato l’enoturismo in una “esperienza immersiva” dove ogni gesto torna ad avere significato. La tenuta non è aperta solo alla degustazione, ma alla condivisione di uno stile di vita legato alla terra.
L’esperienza inizia spesso con una passeggiata tra i filari e l’oliveto, dove viene illustrata la filosofia biologica e la storia della famiglia. Si prosegue poi verso la cantina, uno spazio dal design essenziale e contemporaneo, perfettamente integrato nel paesaggio umbro. Il cuore del tour è la barricaia, un ambiente intimo ed elegante dove il vino matura e acquista il suo carattere unico.
Uno dei punti di forza dell’offerta è il pranzo o brunch servito sulla terrazza panoramica che si affaccia sui colli Orvietani e sul Lago Trasimeno. Qui, i vini vengono abbinati a piatti della tradizione locale preparati con ingredienti di stagione: pici, tagliari di affettati e formaggi, carni alla brace e verdure dell’orto.

La tenuta si distingue anche come location per eventi lifestyle e matrimoni di prestigio. La barricaia e le terrazze, impreziosite dalle installazioni luminose dell’artista Alberto Biagioli, offrono scenografie uniche per celebrazioni private. Per chi cerca un coinvolgimento ancora più attivo, Pomario propone laboratori di cucina umbra (cooking class), dove gli ospiti cucinano insieme agli chef per poi degustare i propri piatti in abbinamento ai vini aziendali.
Il rito lento del cibo e l’olio extravergine d’oliva
L’esperienza a Pomario non sarebbe completa senza la degustazione dell’olio extravergine d’oliva biologico, prodotto nel frantoio aziendale da varietà Leccino, Moraiolo e Frantoio. L’oliveto secolare è gestito con la stessa cura meticolosa riservata alla vigna. E l‘olio in effetti è l’emblema della filosofia del “ritorno alla terra” della famiglia Spalletti Trivelli: un prodotto essenziale, nobile nella sua semplicità, che sintetizza la luce e la forza del poggio umbro.
Nello specifico la qualità dell’olio di Pomario è stata più volte celebrata dalle principali guide di settore, tra cui le “Tre Foglie” del Gambero Rosso, il massimo riconoscimento per la categoria.
Un colore verde smeraldo intenso. Al naso presenta ricche note fruttate di oliva verde ed erba fresca. Al gusto è armonico, con toni di amaro e piccante ben bilanciati.
Dunque tutta questa capacità di Pomario di offrire bellezza, silenzio e sapori genuini la posiziona come una delle destinazioni più affascinanti dell’Umbria contemporanea.
Anche perchè sempre più il vino, e il turismo ad esso legato è oggi più che mai lo strumento più potente per raccontare la bellezza e la complessità dell’animo umano in simbiosi con la natura.
— Leggi QUI il nostro special sull’enoturismo e sul potere benefico del turismo in cantina, apparso anche sul numero della rivista specialistica medica cartacea Io Uomo.







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