Viaggio tra i vini Gradi’sciutta con Robert

Storie di confine e di vigne nel cuore del Collio.

Viaggio e degustazione tra i vini Gradi’sciutta: a tavola con Robert Prinčič.

Nel cuore del Collio, tra colline sinuose e vecchie linee di confine, Gradisciutta racconta una storia che va oltre il vino. È il racconto di una famiglia che ha scelto di rispettare la terra, recuperando tradizioni e innovando con cura, e di un territorio unico dove ogni pietra e ogni filare custodiscono memorie antiche. In questo viaggio tra degustazioni, aneddoti e tecniche di vinificazione, scopriremo come ogni calice racchiuda l’essenza di una terra che vive di contaminazioni, resistenza e bellezza autentica.

Un racconto tra storia, terroir e identità: il vino come memoria viva di una terra sospesa tra Italia e Slovenia.

San Floriano del Collio, un pomeriggio di vento leggero e luce dorata. Le colline sembrano onde, la vite domina il paesaggio e i confini si dissolvono tra Italia e Slovenia. È qui che nasce Gradisciutta, un’azienda familiare che non produce solo vino, ma racconta storie: di terra, di persone, di coraggio.

Ci accolgono con un sorriso e una battuta: “Vista dall’alto, il Collio ha la forma di una banana!”.

Un’immagine che, tra una risata e un calice, ci invita subito a osservare il territorio con occhi nuovi. Non è solo un luogo di vigne, ma di leggende e aneddoti. Durante la visita scopriamo, ad esempio, la storia della stalla divisa in due dalla vecchia linea di confine: le mucche pascolavano in Italia, ma mangiavano in Jugoslavia. Piccoli frammenti che rivelano quanto questo territorio abbia sempre vissuto sospeso tra due mondi.

Gradisciutta si trova immersa in un paesaggio scolpito dalla ponca, la marna e l’arenaria che donano ai vini mineralità e complessità. Ma qui ogni pietra ha memoria: si raccontano le storie delle torri medievali che un tempo vigilavano sui colli e dei castelli che oggi sopravvivono solo nei toponimi e nei ricordi. Robert Prinčič, che oggi guida l’azienda, ci parla del nonno che iniziò con due ettari e due mucche, e del padre che, dopo un periodo in fabbrica, tornò alla terra.

“Il vigneto è la nostra ricchezza”, ripete Robert, sottolineando come dal 2008 la scelta del biologico abbia rappresentato un atto d’amore e responsabilità: unire tradizione e innovazione per preservare la biodiversità.

Mentre ci accompagna tra i filari, Robert si ferma accanto a una vigna di Ribolla Gialla e racconta:

“Queste viti hanno quasi cinquant’anni. Sono quelle che mio padre piantò quando decise di credere in questo territorio. Qui non c’è mai nulla di lasciato al caso: ogni potatura, ogni vendemmia è una scelta di equilibrio”.

Ci spiega che le vendemmie avvengono esclusivamente a mano, con selezione grappolo per grappolo, e che la vinificazione segue il principio della minima interfer04enza: fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, controllo preciso delle temperature e utilizzo calibrato dei bâtonnage per preservare l’identità varietale.

Degustando, tra un aneddoto e l’altro, scopriamo che i vini sono lo specchio di questa filosofia.

Il Friulano esprime eleganza e verticalità, con intense note di fiori d’acacia, mandorla dolce e una vibrante freschezza minerale, sostenuta da una struttura equilibrata che prolunga la persistenza. La Ribolla Gialla sprigiona la tipicità del Collio, con profumi di mela verde, fiori di campo e leggere sfumature agrumate, unite a un sorso teso e dinamico che rivela pienamente la mineralità della ponca.

Robert sorride e confida:

“La Ribolla è il vino che più somiglia al Collio: sobria, diretta, ma capace di sorprenderti quando meno te lo aspetti”.

Il Sauvignon si distingue per la precisione aromatica, con note di frutto della passione, litchi, salvia e fiori primaverili, sostenute da un corpo armonico e un finale sapido. Il Pinot Grigio, con il suo riflesso ramato, sorprende per complessità: aromi di pera cotta, melone maturo, erbe aromatiche e delicate spezie dolci, accompagnati da un sorso avvolgente e strutturato. Robert ci regala segreti di storia:

“Un tempo i contadini annusavano le foglie di Sauvignon al tramonto per capire quali vigneti erano i migliori. Era il loro modo di dialogare con la vigna”.

Lo Chardonnay, nella sua versione classica, esprime frutto pieno e freschezza immediata, mentre lo Chardonnay Eximia rivela un carattere più profondo: tre anni di affinamento in acciaio e ulteriori dodici mesi in bottiglia donano complessità e cremosità, con eleganti richiami a nocciola, vaniglia, frutta gialla matura e cenni tostati. Robert sottolinea l’importanza del tempo:

“Per Eximia ci vuole pazienza: non è un vino che perdona fretta”.

La Malvasia, solare e accogliente, regala aromi di agrumi maturi, mela croccante e leggere sfumature di erbe aromatiche, con una chiusura fresca e salina. La Collio Riserva, blend di Ribolla, Friulano e Malvasia, sintetizza l’anima del territorio in un sorso ricco e complesso, che alterna eleganza e profondità. Un vino identitario, come spiega Robert:

“Lo considero la nostra carta d’identità”.

Tra i rossi, il Merlot esprime morbidezza e armonia, con aromi di ciliegia, lampone e petali di rosa, accompagnati da tannini setosi.  Il Cabernet Franc si distingue per il suo profilo speziato ed erbaceo, con frutti di bosco maturi, pepe nero e una sottile nota vegetale. La Franconia sorprende per la sua freschezza viva e le note di fragoline di bosco, mentre il Monsvini, affinato in barrique, affascina con sfumature di violetta, tè nero, prugna essiccata e cioccolato fondente: un vino da meditazione, che Robert definisce “la nostra sfida più audace”.

Tra i blend speciali, il Bratinis unisce Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon in un equilibrio raffinato: aromi di pesca bianca, albicocca, fiori di sambuco e agrumi si fondono in un sorso elegante e persistente. La Sveti Nikolaj Rebula, Ribolla slovena affinata in botte grande, rivela complessità aromatica con richiami di miele, agrumi canditi e vaniglia, sostenuti da una struttura avvolgente. La Sveti Nikolaj Serendipità, orange wine da venti giorni di macerazione sulle bucce, conquista con profumi di miele, erbe officinali, tè verde e spezie dolci, offrendo un sorso ampio e vibrante.

“Serendipità nasce quasi per caso” sorride Robert “e ci ha insegnato che a volte i migliori vini non si programmano, si scoprono”.

Infine, il Pelinkovac Illirico, amaro tradizionale di confine, chiude la degustazione con un sorso balsamico e persistente, in cui le erbe locali e gli agrumi evocano una tradizione antica e radicata.

L’approccio enologico di Gradisciutta si fonda su un equilibrio tra sperimentazione e rispetto per la tradizione. Ogni scelta, dalla gestione del suolo alle tecniche di vinificazione, nasce dall’idea che il vino debba essere espressione autentica del territorio. Robert e il suo team lavorano con una costante attenzione alla sostenibilità, utilizzando pratiche biologiche, limitando al minimo gli interventi chimici e valorizzando le caratteristiche uniche di ogni singolo cru.

“La nostra sfida” conclude Robert “è fare vini che parlino la lingua della nostra terra, senza forzarla, lasciando che sia lei a raccontare la sua storia”.

Ogni calice diventa così un racconto: di confini, di resistenza e di identità.

Gradisciutta non produce solo vino, ma costruisce memoria collettiva e ci invita a rallentare.

Come dice Robert: “Il Collio, soprattutto qui, non si beve: si vive”.

E noi abbiamo vissuto dei sorsi incredibili!

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