Lo Champagne autentico dell'Aube: in Italia con Comte de Montaigne - Storie di Cibo
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Comte de Montaigne porta in Italia lo Champagne delle crociate: da una storia senza tempo all’innovazione“green”.

Uno champagne storico di una zona diversa dalla conosciuta Marne!

Lo Champagne, da sempre sinonimo di raffinatezza ed esclusività, ha in realtà radici lontane che risalgono alle Crociate del XIII secolo. Infatti, al ritorno dalla Terra Santa, Comte de Champagne passò da Cipro e da qui importò un ceppo di Chardonnay che poi fu trapiantato nell’Aube, nella Côte des Bar.

Fu il primo ceppo ad essere piantato in tutta la Champagne.

Per questo non è la Marne, sede dei più noti produttori, ma è l’Aube il vero territorio di origine dello Champagne.

Ma nei secoli lo Champagne è stato, erroneamente, associato alla Marne e non a questa regione. Tutto ciò per un motivo preciso: i commercianti della Marne intuirono per primi le potenzialità del vitigno di Chardonnay e subito lo acquistarono dall’Aube, diventando i primi a venderlo in Francia.

E per evitare che l’Aube potesse produrre l’autentico Champagne, dopo una guerra impedirono alla regione di origine, per più di sei secoli, di utilizzare la denominazione di “Champagne”.

È da qui che inizia la storia di Comte de Montaigne, una Maison che ha fatto dell’autenticità del terroir dell’Aube il suo tratto distintivo. Un’unicità che, insieme a un deciso sguardo al futuro, ha saputo garantire all’azienda una crescente presenza in Italia e a livello internazionale.

Una delle vetrate della Chiesa di Santa Maddalena, a Troyes, ritrae Comte de Champagne mentre porge a un cardinale il primo ceppo di uve di Chardonnay riportato dalle Crociate del XIII Secolo e poi trapiantato nella Côte des Bar.

Questa immagine colpì un bambino tanto da far nascere in lui un amore e una passione senza limiti.

Quel bambino era Stéphane Revol, ora Ceo della Maison de Champagne Comte de Montaigne, e quella passione ha generato la vera storia dell’azienda, che vede protagonisti il manager e la sua famiglia, impegnati con determinazione e orgoglio per valorizzare la vera regione di origine del DNA dello Champagne e restituire al blasone aziendale il suo antico splendore.

Così ci racconta, proprio lui in persona, Stéphane Revol, Ceo di Comte di Montaigne:

“Il terroir della Côte des Bar è quello che ha dato origine allo Champagne autentico.

Le nostre cuvée beneficiano di un microclima speciale e di un terreno con una particolare composizione minerale che le rende uniche: dall’anima fruttata o fiorita, oppure con sentore di spezie, burro o crosta di pane. Dal Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), all’Extra Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), al Rosé (100% Pinot Noir), al Blanc de Blancs (100% Chardonnay) fino alla Cuvée Speciale (100% Pinot Noir), una vera esperienza di gusto per connaisseurs”.

Il terroir della Côte des Bar, uno dei tratti identitari del marchio, beneficia infatti di un microclima unico e di un terreno con una particolare composizione minerale. Un habitat speciale, dal clima temperato, oceanico, semi-continentale, nel quale l’esposizione al sole è limitata e il sottosuolo gessoso svolge una funzione termoregolatrice e protettiva delle radici del vigneto.

Nelle fasi del ciclo produttivo di Comte de Montaigne la vigna ha un peso preminente rispetto alle fasi di cantina e il terroir diventa, così, molto forte e identitario, come continua a spiegarci Stéphan Revol:

Comte de Montaigne non è solo storia e tradizione. La nostra Maison ha fatto dell’eco-sostenibilità uno stile di vita. I terreni, i vitigni, le cantine e la produzione, sono luoghi e attività environmental friendly dove tradizione e innovazione si incontrano nel segno della sostenibilità ambientale”

Qualche esempio?

Il disciplinare dello Champagne include fino a un massimo di tre trattamenti annuali della vigna, che non vengono mai effettuati in via preventiva da Comte de Montaigne, ma solo per reali necessità. E ancora: la lotta al gelo viene fatta principalmente con l’acqua, evitando di usare il gas per ridurre le emissioni di CO2”.

Pressa, assemblage, presa di spuma e invecchiamento sui lieviti, remuage, sboccatura, e dosaggio sono le fasi chiave del processo produttivo, che viene svolto dalla Maison nel massimo rispetto dei tempi della natura per finalizzare le Cuvée nel segno della qualità.

E da questo circolo virtuoso nascono Champagne di carattere, dall’anima fruttata o fiorita, oppure con sentore di spezie, burro o crosta di pane, come ha specificato il CEO dell’azienda, con i dati alla mano: dal Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), all’Extra Brut (70% Pinot Noir e 30% Chardonnay), al Rosé (100% Pinot Noir), al Blanc de Blancs (100% Chardonnay) fino alla Cuvée Speciale (100% Pinot Noir).

L’Italia, in tutto questo,  rappresenta un mercato strategico per la Maison.

È il settimo al mondo per volume di bottiglie (circa 7,367 milioni) e rappresenta il quinto mercato in valore, con un fatturato di circa 152,3 milioni che lo rende secondo in Europa dopo la Germania.

(Fonte: Il Sole 24 Ore, marzo 2018; CIVC - Comité Interprofessionnel du vin de Champagne 2017; LesExpéditions de vin de Champagne)

Nel 2017 gli italiani hanno consumato oltre 7 milioni di bottiglie (+11%). E ancora: negli ultimi due anni il mercato italiano ha assorbito un milione di bottiglie di Champagne in più.

Non sorprende quindi che il consumatore italiano, molto attento alla qualità e orientato alla scelta di prodotti Premium, dimostri di apprezzare le cuvée dell’azienda della Côte des Bar. Nel nostro Paese il Brut si conferma la firma della Maison in termine di volumi, mentre il Blanc de Blancs resta un best seller e vera icona dello Chardonnay, del quale esalta finezza ed eleganza.

In crescita anche la popolarità di Rosé, ExtraBrut e della Cuvée Spéciale.

Si vede che le crociate hanno fatto la storia ed ora legano l’Italia a questo prodotto di nicchia!

Nadia Toppino
Nadia Toppino
Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. (creativa), che è quella che metto anche nella curiosità e scoperta di nuove storie di cibo!

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