Ferrari Trento a NOMAD: quattro tappe tra montagna e mare
Quattro Trentodoc e la cucina di Francesco Guarino, raccontati da Marcello Lunelli il 21 ottobre.
Mercoledì 21 ottobre, nel pieno della Milano Wine Week 2026, NOMAD ospita Ferrari Trento per una cena degustazione in quattro portate. Marcello Lunelli, enologo e vicepresidente della storica cantina trentina, accompagna i vini accanto ai piatti dello chef Francesco Guarino. Ne nasce un viaggio che parte dalle vigne di montagna del Trentino e arriva al Mediterraneo, passando per l’Oriente.
Nel calendario della Milano Wine Week 2026, che dal 17 al 25 ottobre riempie la città di banchi d’assaggio e incontri, ci sono serate che si leggono meglio come un itinerario. Quella di mercoledì 21 ottobre a NOMAD, nel Certosa District, è una di queste.
Al tavolo arrivano quattro etichette Ferrari Trento e quattro piatti dello chef Francesco Guarino. A tenere il filo del racconto è Marcello Lunelli, enologo e vicepresidente della casa spumantistica, terza generazione della famiglia che la guida da oltre settant’anni.
La rotta è chiara fin dall’inizio. Da una parte la verticalità dello Chardonnay di montagna, fatta di acidità e tensione. Dall’altra una cucina che parte dall’Italia, passa per il Giappone e il Sud-est asiatico, e torna a casa con qualcosa in più nella valigia.
La cantina: un’intuizione del 1902
La storia di Ferrari comincia con una scommessa. Nel 1902 Giulio Ferrari, giovane agronomo trentino formatosi a San Michele all’Adige e poi in Francia, torna a casa convinto che le sue montagne possano dare bollicine all’altezza di quelle della Champagne. È tra i primi a piantare Chardonnay in Trentino, quando il vitigno qui era quasi sconosciuto.
Il progetto resta per decenni una produzione di nicchia, curata con ostinazione artigianale. Nel 1952 Giulio Ferrari, senza eredi, sceglie il suo successore: Bruno Lunelli, titolare di un’enoteca a Trento. Da quel passaggio di mano nasce la storia di famiglia che arriva fino a oggi.
Sono i figli di Bruno, Franco, Gino e Mauro, a trasformare la piccola cantina in un riferimento nazionale. Oggi tocca alla terza generazione: Matteo Lunelli è presidente, Marcello segue la parte enologica, accanto ai cugini Camilla e Alessandro.
Il cuore della questione è il territorio. I vigneti salgono sui pendii delle valli trentine, dove le escursioni termiche tra giorno e notte preservano acidità e profumi. È la condizione che rende possibile un Metodo Classico teso e longevo.
Nel 1993 questa vocazione ottiene un nome: Trento DOC, oggi Trentodoc, tra le prime denominazioni italiane dedicate esclusivamente al Metodo Classico. Ferrari ne è da sempre l’interprete più riconoscibile, e negli anni ha portato i propri vigneti verso la conduzione biologica.
Ferrari è oggi il marchio di punta del Gruppo Lunelli, che ha allargato lo sguardo oltre il Trentino. Ne fanno parte Bisol1542 nel Prosecco Superiore di Valdobbiadene, Tenute Lunelli con i vini fermi tra Trentino, Toscana e Umbria, la distilleria Segnana, l’acqua Surgiva e lo storico marchio Tassoni. È un mosaico costruito su un’idea precisa: il legame tra un prodotto e il luogo da cui viene.
La stessa idea che nell’evento da Nomad Marcello Lunelli porta al tavolo bicchiere dopo bicchiere.
Il percorso, in quattro tappe
All’ingresso il viaggio comincia al bancone. Il Bar Manager Marcos Néia firma un cocktail costruito sulle bollicine Ferrari, servito con chips di manioca: un primo segnale tropicale, coerente con la vegetazione che riempie gli spazi dell’ex fabbrica.
La cucina di Francesco Guarino porta con sé un percorso preciso. Gli anni all’Excelsior Hotel Gallia accanto alla famiglia Cerea, poi le esperienze tra Giappone, Vietnam e Messico. Il risultato è una tradizione italiana riletta con tecniche e ingredienti raccolti lungo la strada.
Prima tappa: la freschezza
Tartare di ricciola con lime, mela verde e pepe di Timut, insieme al Ferrari Perlé 2019. Il Perlé è un Blanc de Blancs millesimato, solo Chardonnay, e qui gioca sulla stessa nota del piatto: acidità viva, agrumi, croccantezza.
Il Timut è un pepe nepalese che del pepe ha poco: profuma di pompelmo e lascia in bocca un leggero formicolìo. Accanto alla mela verde, prepara il palato senza appesantirlo.
Seconda tappa: il mare e la sapidità
Tagliolino al nero di seppia con burro, alici sott’olio, bottarga di muggine e zest d’arancia. È il piatto più intenso del primo tratto, tutto giocato su iodio e sapidità.
Il vino scelto è il Ferrari Perlé Zero, Cuvée Zero18: un Trentodoc senza dosaggio, nato dall’assemblaggio di vini di riserva. Senza zuccheri aggiunti alla sboccatura, lavora come una lama sulla grassezza del burro e sul sale di alici e bottarga. L’arancia fa da ponte.
Terza tappa: il Sud e l’Oriente
Ombrina boccadoro con spuma di patate, zafferano, muddica atturrata e katsuobushi. L’ombrina boccadoro è un pesce mediterraneo dalle carni sode e delicate. La muddica atturrata è il pangrattato tostato della cucina siciliana, quello che un tempo sostituiva il formaggio sulle tavole povere.
Il katsuobushi, tonnetto essiccato, fermentato e affumicato, porta la profondità umami del Giappone. È il piatto che meglio riassume il percorso di Guarino: Sicilia e Tokyo nello stesso boccone.
Ci vuole un vino di struttura, e arriva la Ferrari Riserva Lunelli 2016. È il Trentodoc che porta il nome della famiglia: Chardonnay, lungo affinamento sui lieviti, una parte del vino base passata in legno. Ha l’ampiezza per reggere zafferano e note affumicate senza perdere la freschezza di montagna.
Quarta tappa: la dolcezza
Si chiude con una pera “mbriaca”, cioè “ubriaca” nei dialetti del Sud, cotta nel vino. Intorno, cioccolato fondente, biscotto e zucchero muscovado, con le sue note di liquirizia e caramello.
Nel bicchiere il Ferrari Maximum Demi-Sec, la versione più morbida della linea Maximum. Il dosaggio più generoso accompagna il dolce invece di scontrarsi con esso, mentre la bollicina pulisce il palato dal cioccolato.
Il senso del viaggio
Vista da vicino, la serata racconta due percorsi che si somigliano. Quello di una famiglia che da settant’anni custodisce l’intuizione di un agronomo testardo, e quello di un cuoco che ha girato il mondo per tornare a parlare italiano.
In mezzo, quattro bicchieri che vanno dalla tensione del Perlé alla morbidezza del Demi-Sec. È un modo per capire che le bollicine di montagna non sono soltanto un brindisi, ma un vino da tavola capace di seguire un’intera cena.

Informazioni
NOMAD x Ferrari Trento, mercoledì 21 ottobre 2026, dalle 21.00 alle 23.30. Welcome cocktail e cena degustazione in quattro portate, 65 euro. NOMAD Milano, via Varesina 184 Prenotazioni al 375 857 1600 o a info@nomadmilano.com.





Seguici