The Tasting Room a Merano: l’esclusivo ristorante con chef Marcello Corrado.
La rivoluzione culinaria a Villa Eden: dove la nutrizione anti-infiammatoria diventa un’opera d’arte multisensoriale per soli quattro tavoli.
Nel cuore di Maia Alta a Merano, all’interno del prestigioso Villa Eden Longevity Institute, sorge la Tasting Room: un tempio intimo di soli quattro tavoli dove l’alta cucina si trasforma in una “terapia gentile” per il corpo e la mente. Sotto la regia dello Chef Marcello Corrado — ex commercialista approdato alle stelle Michelin — materie prime locali dell’Alto Adige e ispirazioni mediterranee si fondono in percorsi d’avanguardia acclamati da Gault&Millau e dalla Guida Michelin. Dai piatti iconici come il “Tutto Rosso” servito a forma di mezzaluna, alle spettacolari presentazioni con infusi di clorofilla versati da becher di laboratorio, ogni portata è studiata per promuovere il better aging senza mai rinunciare alla gratificazione del palato.

L’algoritmo del benessere e la poesia del gusto: nel silenzio di Villa Eden la rivoluzione gentile di Marcello Corrado.
Tra le quinte silenziose di Maia Alta, l’esclusivo quartiere residenziale di Merano dove la vegetazione alpina si inchina a una flora mediterranea insolita e lussureggiante, sorge un palazzo Belle Époque risalente al 1905. Costruita originariamente come residenza per un’aristocratica dinastia olandese, la struttura si erge oggi come un tempio laico dedicato alla rigenerazione e alla longevità. Questo luogo, noto in tutto il mondo come Villa Eden – The Private Retreat & Longevity Institute, ospita al suo interno un piccolo ma dirompente laboratorio del gusto: la Tasting Room. Sotto la guida dell’Executive Chef Marcello Corrado, l’esperienza gastronomica abbandona la rassicurante retorica del peccato di gola per farsi “terapia gentile”.

Si tratta di una filosofia che unisce il rigore scientifico della nutrizione preventiva a una finezza esecutiva che ha conquistato la prestigiosa guida Gault&Millau con ben quattro cappelli e l’ingresso ufficiale tra i ristoranti consigliati dalla Guida Michelin per il 2026.
L’evoluzione storica e strutturale di Villa Eden
La storia di Villa Eden è la cronaca di un’intuizione d’avanguardia che ha saputo mutare pelle nel corso di oltre quarant’anni. Tutto ha inizio nel 1982 da un’idea di Karl Schmid. L’imprenditore, costretto a lunghi e logoranti viaggi di lavoro legati all’importazione del celebre liquore Jägermeister, lottava costantemente con i problemi derivanti da uno stile di vita disordinato e dal sovrappeso. Fu proprio durante i suoi soggiorni di rimessa in forma nelle cliniche tedesche e austriache che Schmid intuì la necessità di creare anche in Italia una struttura analoga. Nacque così la prima vera “beauty farm” della penisola, improntata inizialmente a un rigido e austero protocollo dietetico.
La vera transizione verso il lusso olistico contemporaneo si compie nel 1993, quando la gestione passa nelle mani della figlia Angelika Schmid, affiancata dai fratelli e dal marito Hannes, quest’ultimo noto anche per l’organizzazione delle esclusive “Golf Safari” tra i campi dolomitici. Angelika intuisce che la vera longevità non può prescindere dal piacere sensoriale e dalla bellezza formale. Le 45 camere originarie vengono ridotte a 25 sfarzose suite dal design internazionale, paragonabili ai più raffinati appartamenti di Londra o New York, eliminando deliberatamente qualsiasi accenno al rustico stile alpino per preservare il carattere storico dell’edificio.

Ora nel 2026, la visione di Angelika Schmid si consolida ulteriormente con l’unificazione delle aree medica, estetica e fitness sotto il nome di Villa Eden Longevity Institute. All’interno di un parco secolare di tre ettari popolato da maestosi cedri del Libano e un idilliaco laghetto di ninfee — dove il silenzio è interrotto solo dal canto degli uccelli e dal sommesso gracidare delle rane — l’istituto propone oggi terapie d’avanguardia come la laserterapia endovenosa (LLE), un vero e proprio “caricabatterie biologico” per la rigenerazione cellulare. In questo ecosistema, il cibo cessa di essere un mero conteggio calorico per trasformarsi in uno strumento attivo di benessere anti-infiammatorio.
Il cammino intellettuale dello Chef Marcello Corrado
La filosofia che permea i piatti della Tasting Room non potrebbe esistere senza il singolare percorso di Marcello Corrado, nato a Napoli nel 1979 e cresciuto a Roma. Corrado non appartiene alla schiera di chef che hanno trascorso l’adolescenza tra i fumi delle cucine alberghiere. Per assecondare i desideri della madre, intraprende studi accademici lineari, laureandosi in Economia e Commercio e iniziando un solido praticantato come commercialista presso un prestigioso studio romano. Tuttavia, a 26 anni, la consapevolezza che i numeri non avrebbero mai potuto colmare la sua urgenza creativa lo spinge a un cambio di rotta radicale.

Abbandonata la stabilità dello studio contabile, si iscrive a uno dei primi storici corsi dell’ALMA, l’accademia guidata da Gualtiero Marchesi. Consapevole dell’età avanzata per l’apprendistato, Corrado compensa la mancanza di un lungo bagaglio giovanile con una determinazione feroce e un approccio metodico e analitico. Inizia così un percorso fulmineo che lo porta a collaborare con indirizzi sacri della ristorazione italiana, tra cui lo stellato La Peca di Lonigo — ristorante che confesserà essergli rimasto profondamente nel cuore, il Grand Hotel Villa Feltrinelli, il Ristorante dal Vero e La Stua de Michil.
La consacrazione arriva prima alla Casa del Nonno 13 a Salerno, dove conquista e mantiene la stella Michelin per un triennio, e successivamente nel 2018 all’Osteria Perillà nella splendida Val d’Orcia, dove bissa il prestigioso riconoscimento. Nel suo bagaglio intellettuale si fondono gli insegnamenti di maestri straordinari: il rigore scientifico e geometrico appreso a Roma con Heinz Beck e la profonda devozione verso la purezza della materia montana assimilata in Alto Adige al fianco di Norbert Niederkofler. Quando nel 2022 decide di accettare la sfida di Angelika Schmid a Villa Eden, Corrado non porta con sé un ricettario precostituito, ma un metodo di lavoro basato su flussi ingegneristici, ripetibilità della qualità e una profonda comprensione dell’impatto biochimico del cibo sull’organismo.
La Tasting Room: un santuario intimista per soli quattro tavoli
La Tasting Room si configura come un luogo di elezione e di profonda quiete sensoriale. Aperto dal martedì al sabato esclusivamente a partire dalle ore 19:00, l’accesso è interdetto ai minori di 14 anni per preservare una quiete quasi claustrale.

Lo spazio fisico, catturato vividamente nelle immagini d’interni, è un capolavoro di sobria e avvolgente opulenza. Si tratta di una saletta raccolta impreziosita da caldi tocchi dorati, dove un maestoso lampadario di cristallo dorato pende da un soffitto a cassettoni geometrici bianchi. La stanza accoglie appena quattro grandi tavoli rotondi, elegantemente vestiti con pesanti tovaglie di raso cangiante color champagne che scivolano sinuose fino a terra. Attorno a ogni tavolo si dispongono morbide poltroncine trapuntate grigie e bianche con gambe in legno scuro e dettagli metallici, pronte a coccolare un massimo di sedici commensali a sera.
L’atmosfera è resa magica e confidenziale da piccoli lumini di cristallo posizionati sui tavoli, che proiettano affascinanti geometrie luminose sul raso, integrando il fascino discreto della luce soffusa delle candele. Grandi vetrate incorniciate da pesanti profili in legno scuro lasciano intravedere il rigoglioso giardino esterno e la lussureggiante vegetazione mediterraneo-alpina di Merano, creando un continuum visivo tra la natura protetta del parco e la quiete della sala.
La sala è governata con millimetrica discrezione dal Maître e Sommelier Manuel Ravanelli, forte di trentacinque anni di militanza nell’hotellerie d’alto bordo tra Amburgo e New York. Ravanelli incarna uno stile d’accoglienza cosmopolita e mai sussiegoso, teso a eliminare le prolisse spiegazioni letterarie dei piatti che spesso annoiano l’ospite contemporaneo. Il cibo viene servito con precisione chirurgica; i dettagli tecnici vengono svelati solo su esplicito desiderio del commensale, lasciando che a parlare sia l’impatto visivo e gustativo delle portate.
In questo tempio della sottrazione, lo chef propone due percorsi degustazione speculari e non adattabili a varianti vegetariane o a severe intolleranze proprio a causa dell’estrema complessità strutturale delle preparazioni: “OTTO ELEMENTI” (otto portate a € 230) e il più agile “EDEN ESSENCE” (cinque portate a € 170).

La cucina di Marcello Corrado alla Tasting Room si muove lungo una linea di tensione costante tra la valorizzazione estrema delle materie prime locali dell’Alto Adige e un’anima partenopea che riemerge sotto forma di acidità sferzanti e tributi mediterranei. Il vegetale cessa di essere un mero elemento decorativo per assurgere al ruolo di protagonista assoluto attraverso laboriose tecniche di cottura multi-fase.
Il capolavoro indiscusso di questo approccio è il piatto signature dello chef, significativamente battezzato “Tutto Rosso”.
In questa portata, la barbabietola — ortaggio simbolo delle proprietà depurative e antiossidanti predilette dalla filosofia salutista di Angelika Schmid — viene sottoposta a una metamorfosi strutturale in sette fasi distinte. La radice viene trasformata in carpaccio, gelatina trasparente, marinata sott’aceto, cotta sottovuoto, affumicata delicatamente con legni aromatici, ridotta in salsa concentrata e infine presentata sotto forma di gelato salato abbinato a un sorbetto alla cipolla rossa.

L’impatto cromatico e plastico di questa composizione è magnifico. Nel piatto sfila una mezzaluna scarlatta, una curva perfetta di sfumature profonde e cangianti che vanno dal rosso porpora al magenta brillante del sorbetto. La composizione è impreziosita da lamponi freschi e carnosi, sottilissime fettine traslucide di ravanello e foglie tonde di nasturzio verde brillante che richiamano la forma di microscopiche ninfee acquatiche, spezzando la tipica nota terrosa della barbabietola con una spinta acida, iodata e rinfrescante.
Questo rigore quasi scientifico trova il suo correlato visivo nell’utilizzo di vetreria da laboratorio chimico direttamente al tavolo. Ne è esempio l’estratto purissimo di clorofilla vegetale, verde smeraldo, versato con precisione millimetrica da un becher graduato da laboratorio (con le sue precise misurazioni stampate sul vetro) direttamente all’interno della cavità centrale di una candida e vellutata corolla bianca.

Questa struttura, che ricorda una soffice nuvola geometrica, è composta da cavolfiore affumicato in diverse consistenze, gel di pompelmo e grano saraceno soffiato. Al suo interno, il verde brillante della clorofilla va a bagnare una delicatissima brunoise di verdure colorate. È l’emblema visivo della Tasting Room: la scienza medica della longevità che si fa spettacolo sensoriale ed estetica d’avanguardia.
Le altre creazioni non sono da meno in termini di complessità esecutiva e audacia negli accostamenti: dai Bottoni di carote alla brace, una pasta ripiena magistralmente glassata con un estratto crudo di gambero rosso e limone nero, alla carota al cubo un esercizio di stile che prevede passaggi successivi di riduzione del succo, affumicatura della fibra vegetale e una finitura con crema di mandorle selvatiche. O ancora dal Sedano rapa cotto sottovuoto e successivamente passato sulla brace ardente e laccato più volte con salsa tamari per estrarre la massima concentrazione di umami vegetale alla Quaglia di San Genesio con anguilla laccata abbinata a daikon e arricchita da una profonda salsa tare di matrice giapponese, o alla Sella di cervo arrosto accompagnata da scorzonera in salsa Rossini e cavolo nero affumicato. E poi Millefoglie di melanzane al cioccolato, un intrigante e goloso omaggio dello chef alle proprie origini partenopee.

Il viaggio si conclude con il dessert al cioccolato al ginepro “5IFTY 8IGHT” di Merano, scortato da un sorbetto al lampone e da una gelatina al gin delle Dolomiti, a riprova di come la leggerezza possa farsi densa di significato ed emozione.
Cantina e pairing analcolico
La cantina della Tasting Room si muove sulla medesima lunghezza d’onda del menù, sotto l’attenta supervisione dell’Operations Director Giovanni Baccaro. La spina dorsale della proposta enologica è rappresentata dai vini di Schloss Rametz, la splendida tenuta vinicola della famiglia Schmid situata a pochissimi passi da Villa Eden. Con una tradizione che affonda le radici nel lontano 1227, Rametz è un luogo iconico per la viticoltura altoatesina: qui, nel 1860, venne piantata la prima barbatella di Pinot Nero della regione. Passeggiando tra i suoi storici filari coltivati a pergola o scendendo nelle suggestive cantine sotterranee settecentesche in pietra di porfido — dove in passato trovarono ristoro illustri ospiti della Merano ottocentesca come l’Imperatrice Sissi d’Austria — si respira la storicità di una viticoltura eroica che oggi produce Pinot Nero, Cabernet e Riesling di livello internazionale.
Tuttavia, il vero elemento di rottura operato da Baccaro e Corrado è l’introduzione di un sontuoso Liquid Pairing interamente analcolico. Sfruttando la collaborazione con Feral, una start-up scientifica d’avanguardia nata nel cuore delle Dolomiti, il ristorante propone bevande fermentate ricavate da barbabietole, frutti di bosco e legni aromatici selvatici. Questi liquidi presentano una complessità acida, amara e tannica straordinaria, in grado di reggere il confronto con i piatti più strutturati dello chef e garantendo un abbinamento perfetto che rispetta l’integrità fisica e la leggerezza digestiva del commensale.
Un nuovo paradigma per l’alta cucina del futuro
La Tasting Room di Villa Eden dimostra con matura autorevolezza che la cucina per la longevità non deve essere una mesta rinuncia, bensì un’esaltazione consapevole della complessità aromatica. Il lavoro di Marcello Corrado, supportato dalla lungimiranza di Angelika Schmid e dall’impeccabile professionalità di Manuel Ravanelli e Giovanni Baccaro, scardina l’antico dualismo tra piacere e salute.
I quattro cappelli di Gault&Millau e la calorosa raccomandazione della Guida Michelin per il 2026 non sono che la logica conseguenza di un progetto che ha saputo unire l’ingegneria dei flussi di lavoro di un ex commercialista alla vibrante e istintiva passione di un grande cuoco mediterraneo.
Nel silenzio di Maia Alta, tra candele che si consumano lentamente e calici di Pinot Nero storico, la Tasting Room serve ogni sera la dimostrazione tangibile che la longevità può essere incredibilmente seducente.









Seguici