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Visita ai frantoi Redoro: 10 curiosità sorprendenti

Redoro, 130 anni di olio e di futuro e di aneddoti interessanti.

Dal frantoio “silenzioso” ai polifenoli che curano la pelle, passando per il salvataggio di un’antica torre: dieci curiosità che raccontano la visione della famiglia Salvagno.

Visitare i frantoi Redoro, vicino Verona, è stata un’esperienza unica: una giornata intensa accanto alla famiglia Salvagno, che ci ha aperto le porte della propria storia e del proprio lavoro con orgoglio e passione. Nonostante la nostra conoscenza del mondo dell’olio, siamo rimasti sorpresi da quante cose nuove e straordinarie ci fossero da imparare. Dal frantoio più silenzioso d’Italia all’acquoliva, dai ricordi della nonna Regina ai progetti di ricerca più innovativi, Redoro dimostra come la tradizione possa convivere con l’innovazione, regalando un patrimonio di saperi ed emozioni che va oltre una semplice bottiglia d’olio.

C’è qualcosa di speciale che accade quando si varca la soglia di un luogo intriso di storia e si ha la fortuna di viverlo non come semplici visitatori, ma come ospiti di famiglia. La giornata trascorsa con la famiglia Salvagno ai Frantoi Redoro, sulle colline vicino a Verona, è stata proprio così: un viaggio nel cuore dell’olio extravergine italiano, ma soprattutto dentro una storia di persone, passione e tradizioni custodite con orgoglio dal 1895.

Nonostante il nostro lavoro ci porti spesso a parlare di olio e a frequentare produttori, questa visita è stata sorprendente e illuminante. Con la semplicità e la generosità tipiche di chi ama davvero ciò che fa, Daniele e Lorenzo Salvagno ci hanno aperto le porte non solo del frantoio, ma anche dei loro ricordi, delle intuizioni più audaci e degli aneddoti familiari che rendono Redoro unica.

Il risultato?

Una giornata intensa, ricca di scoperte e di insegnamenti, che ci ha ricordato come dietro ogni bottiglia di olio ci siano storie di amore per la terra, innovazione continua e un legame profondo con le radici. Abbiamo ascoltato racconti che parlano di cuore, coraggio e futuro, e che ci hanno lasciato dentro la certezza che anche in un campo che pensiamo di conoscere bene c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

Ecco allora le dieci curiosità più sorprendenti che abbiamo raccolto da questa esperienza, testimonianza viva di come Redoro sappia unire tradizione e innovazione in un percorso che dura da più di un secolo.

1. Il nome nasce da una storia d’Amore centenaria

Il marchio Redoro non è frutto di fantasia di marketing, ma nasce dalla fusione dei nomi dei fondatori: REgina e IsiDORO Salvagno, coppia che avviò l’oleificio nel lontano 1895. Questa crasi semplice e romantica – ideata dal figlio Mario Salvagno in onore dei suoi genitori – è diventata sinonimo di olio veronese di qualità. Ancora oggi il logo dell’azienda richiama questa origine sentimentale: due bottiglie di olio che si incontrano a formare un cuore, simbolo del “cuore d’oro” di Redoro e della passione che la famiglia vi profonde sin dalle origini.

Come racconta con orgoglio Daniele Salvagno, attuale titolare e nipote dei fondatori, “all’epoca i nonni dicevano: perché non chiamiamo ‘Redoro’?” – un nome visionario che ha anticipato di un secolo il successo odierno del brand.

2. L’Acqua dell’oliva: il sottoprodotto più prezioso

Durante la produzione dell’olio extravergine, oltre all’olio si ottiene un’acqua di vegetazione che molti considerano uno scarto. In Redoro, invece, questa “acqua d’oliva” si è rivelata un tesoro nascosto: gli studi interni hanno mostrato che contiene circa il 90% dei polifenoli totali dell’oliva, mentre solo il 10% rimane nell’olio. Grazie all’intuizione di Lorenzo Salvagno (fratello di Daniele e responsabile della produzione), l’azienda ha sviluppato un processo per recuperare e valorizzare quest’acqua. Oggi nulla va sprecato: la sansa viene riutilizzata come combustibile e perfino l’acqua di vegetazione viene raccolta con l’obiettivo di trasformarla in una bevanda salutare, ricca di antiossidanti naturali. Daniele la chiama scherzosamente “acquoliva” e brindando ci dice: “Sappiate che vi sto regalando un giorno di vita in più, ogni bicchiere”. Un sorso di quest’acqua, dal gusto amaro e intenso, racchiude infatti i preziosi polifenoli dell’oliva, noti per le loro proprietà benefiche.

3. La dermatite guarita per caso

Tra le scoperte più straordinarie c’è un episodio nato dal caso e diventato quasi leggenda familiare. Un operatore stagionale del frantoio, affetto fin dalla nascita da una dermatite cronica, durante il lavoro si è ritrovato a maneggiare i polifenoli puri estratti dall’acqua delle olive (quelli stessi recuperati con l’acquoliva). Nel giro di una settimana la sua pelle è incredibilmente guarita, dopo che per anni nessuna pomata – anche costosissima – aveva fatto effetto. Di fronte a quella guarigione inattesa (definita scherzosamente “miracolo di Lourdes” da Daniele), la famiglia Salvagno ha deciso di approfondire le potenzialità cosmetiche dei propri prodotti. È nata così la linea cosmetica Redoro, a base di estratti di olive e olio EVO ricchi di polifenoli. Del resto, la scienza conferma che olive e olio extravergine contengono elevate quantità di polifenoli, sostanze antiossidanti e antiradicali che aiutano a prevenire l’invecchiamento cutaneo e lo stress ossidativo delle cellule. La “pozione” che ha curato la dermatite è diventata un olio di bellezza tutto naturale – un altro esempio di come in Redoro dall’innovazione nascano nuove eccellenze.

4. Il frantoio più “silenzioso” d’Italia

Chi visita un frantoio durante la molitura delle olive si aspetta di essere avvolto dal profumo intenso dell’olio nuovo. Eppure, varcando la soglia del moderno impianto Redoro a Grezzana, difficilmente si sente profumo di olio nell’aria. Il motivo lo spiega Lorenzo Salvagno con orgoglio tecnico: l’intero processo avviene sotto atmosfera controllata di azoto. In pratica, dalle gramolatrici fino all’imbottigliamento, le olive e l’olio non entrano quasi mai in contatto con l’ossigeno. Questo accorgimento fa sì che gli aromi preziosi restino intrappolati nell’olio, invece di disperdersi nell’ambiente. Così, il frantoio “non profuma” perché tutti i profumi vengono preservati per finire nelle bottiglie. “Dobbiamo vendere quel profumo dentro la bottiglia, non nell’aria del frantoio”, sottolinea Daniele. La tecnica dell’imbottigliamento sotto azoto – usata dall’azienda – permette infatti di conservare intatti gli aromi dell’olio e di evitare l’ossidazione a contatto con l’aria. Il risultato? Un frantoio insolitamente “silenzioso” per il naso, ma che garantisce olio freschissimo e profumatissimo al momento dell’assaggio.

5. I “Ghiassaroli” e l’antica Via del Ghiaccio

Presso il frantoio di Mezzane (sede storica acquisita da Redoro negli anni ’90), la famiglia Salvagno ha riportato in vita anche una locanda di campagna, oggi chiamata Antica Locanda dell’Oleificio. Questo luogo sorge su un crocevia ricco di storia: era infatti una tappa obbligata lungo la vecchia “Via del Ghiaccio” veronese. Tra il XIX e il XX secolo, i ghiassaroli – commercianti di ghiaccio naturale – partivano prima dell’alba dalle montagne della Lessinia (Roverè Veronese, Velo, Bolca) con i carretti carichi di blocchi di ghiaccio avvolti nella paglia. Dopo ore di viaggio arrivavano a Mezzane e si fermavano in questa locanda per rifocillarsi. Ripartivano poi verso Verona per consegnare il ghiaccio, soprattutto alle botteghe di Piazza Brà, il tutto in giornata per evitare che si sciogliesse. Sulla via del ritorno, i ghiacciaroli (o “giassaroti” in dialetto) sostavano di nuovo alla locanda di Mezzane per riposare e festeggiare la riuscita del viaggio. “E non vi dico cosa combinavano prima di tornare su in montagna”, racconta malizioso Daniele, “perché l’era na festa!”. Con un sorriso si immaginano canti, bicchieri di vino e tanta allegria. Oggi, grazie a Redoro, quella locanda storica è tornata a nuova vita: non più rifugio per carrettieri del ghiaccio, ma ritrovo accogliente per appassionati di olio e buon cibo, dove il passato rivive in ogni dettaglio rustico.

6. Il salvataggio eroico dalla speculazione cinese

La famiglia Salvagno non è legata solo all’olio, ma anche al territorio che lo circonda, e lo dimostra con i fatti. Qualche anno fa, a Mezzane di Sotto, un antico complesso con tanto di torre medioevale (adiacente al frantoio) stava per finire all’asta. L’interesse di quattro investitori stranieri – si mormorava di speculatori cinesi – fece temere il peggio: quel luogo storico rischiava di diventare qualcos’altro, lontano dal suo contesto (si parlava di sale slot e un albergo a ore, inadatti al cuore di un paesino così caratteristico). Daniele Salvagno decise di intervenire personalmente per salvare il patrimonio locale. Si presentò all’asta e, con non pochi sacrifici economici, riuscì a rilevare l’intero complesso della torre e dell’ex mulino, prevenendo qualsiasi utilizzo improprio. “Non potevo permettere” – spiega – “che un mulino bianco così bello finisse snaturato, con le lanterne rosse nel cuore del paese”. Il suo gesto ha restituito la torre e il mulino alla comunità, integrandoli nel progetto Redoro. Oggi, quel frantoio di Mezzane vive una seconda giovinezza: è stato completamente ristrutturato mantenendo la sua architettura originale e produce ancora olio con metodi tradizionali, diventando anche un’attrazione culturale. Questa vicenda rappresenta un atto d’amore verso la propria terra: Redoro non solo tutela la qualità dell’olio, ma anche i luoghi e le storie legate ad esso.

7. Il magazzino “segreto” che ha sorpreso l’Europa

Tra le innovazioni più applaudite di Redoro c’è un’idea semplice quanto geniale: conservare l’olio come fosse vino pregiato. Nella sede principale di Grezzana, Daniele ci mostra con orgoglio il grande magazzino interrato costruito sotto il frantoio: un’enorme cantina sotterranea (grande quanto un campo da calcio) dove l’olio riposa in decine di vasche d’acciaio inox al buio, in silenzio e a temperatura costante. Questa soluzione consente di stoccare l’olio nuovo in condizioni ottimali – lontano dalla luce e dal calore – preservandone intatte le proprietà fino all’imbottigliamento. L’idea nacque per ispirazione dalla vicina Valpolicella: “Se l’Amarone in botte deve stare al buio e al fresco, perché non fare lo stesso con l’olio?” ha pensato Daniele, prendendo spunto dalle cantine dell’azienda vinicola Bertani poco distante. Il risultato è un sistema di invecchiamento protetto dell’olio unico nel suo genere. Quando una delegazione della Commissione Europea visitò Redoro per studiarne le pratiche di sviluppo sostenibile, rimase letteralmente a bocca aperta davanti a questo magazzino high-tech. “Ho ancora la pelle d’oca se ci penso” – racconta Daniele – “uno di loro mi chiese: ma chi diavolo si è inventato una cosa del genere nell’olio?”. Vedere il nostro oro verde custodito come un tesoro in una banca ha impressionato anche gli esperti di Bruxelles. Questa intuizione, infatti, coniuga tradizione e modernità: ricorda le antiche dispense sotterranee dei frantoi, ma con la tecnologia attuale garantisce risparmio energetico, impatto zero e qualità costante.

8. L’analizzatore che cambia tutto

Nel solco dell’innovazione, Redoro ha introdotto un’altra rivoluzione “silenziosa” nel suo modo di fare olio: un analizzatore istantaneo FOS per le olive. Si tratta di uno strumento (modello Olivia™ della ditta Foss) in grado di analizzare in appena 60 secondi ogni partita di olive conferite al frantoio, misurando parametri chiave come l’acidità, i perossidi e perfino il contenuto di polifenoli. In passato il frantoiano valutava le olive quasi solo dall’aspetto e pagava i produttori principalmente in base alla resa in olio. Oggi, invece, grazie a dati oggettivi e immediati, Redoro ha rivoluzionato i rapporti con i suoi mille conferitori locali. La qualità viene premiata davvero: se un olivicoltore porta olive freschissime, raccolte presto (quindi con bassa acidità e alta qualità), viene ricompensato con un prezzo al quintale superiore anche di 20-30 euro rispetto al base. “Cinquant’anni fa si pagava solo in base alla resa”, spiega Daniele, “ora premiamo la qualità vera”. Il controllo qualità all’ingresso garantisce infatti un pagamento equo ai produttori virtuosi, incentivandoli a raccogliere al momento ottimale e a trattare bene le olive. Allo stesso tempo, l’analisi rapida aiuta il frantoio ad ottimizzare la lavorazione per massimizzare la resa senza compromettere la purezza. Questa tecnologia – un tempo impensabile in frantoio – ha creato un circuito virtuoso: olio migliore per i consumatori e maggiore soddisfazione (anche economica) per chi coltiva gli ulivi.

9. Dalla farina ai polifenoli all’Acquoliva: progetti in evoluzione per il benessere

Chi l’avrebbe mai detto che dagli scarti delle olive potesse nascere anche una farina “funzionale”? Eppure, nei laboratori Redoro, dalla polpa e dalla buccia delle olive strizzate (ricche di fibre e polifenoli) si è riusciti a ottenere una sorta di farina integrale dall’alto valore nutrizionale. Daniele Salvagno la definisce “farina ai polifenoli” e già immagina il suo impiego in prodotti da forno salutistici. In collaborazione con alcuni panificatori, Redoro ha sperimentato crackers e grissini arricchiti con questa farina d’olive: il risultato sono snack dal colore bruno-verdastro, con un leggero sentore d’oliva, ricchissimi di antiossidanti e fibre. “Con tre fettine stai bene, è come farsi una bella panina” dice Daniele con entusiasmo, sottolineando il potere saziante di questi prodotti. L’idea nasce anche dal desiderio di rivoluzionare le merende scolastiche dei bambini: invece di merendine industriali piene di grassi poco sani che lasciano fame dopo poco, uno snack a base di olive – o con farina ai polifenoli – sarebbe naturale, nutriente e davvero saziante. Finora è un progetto in divenire, ma la famiglia Salvagno crede molto nel filone del “cibo funzionale”. D’altronde, l’olio extravergine è già di per sé un alimento salutare; poter utilizzare ogni parte dell’oliva per creare cibi genuini rientra perfettamente nella filosofia zero sprechi di Redoro. Chissà che un domani non vedremo sugli scaffali biscotti o pane arricchiti con questo ingrediente segreto: sarebbe un modo in più in cui l’olio d’oliva ci fa bene, anche senza versarlo dalla bottiglia!

10. Il segreto della Nonna Regina: 98 anni di olio a digiuno

La longevità straordinaria in casa Salvagno sembra avere una ricetta antica, tramandata di generazione in generazione. “Ogni mattina, un cucchiaino di olio extravergine a digiuno” – questo era il mantra di nonna Regina, la matriarca da cui tutto è iniziato, scomparsa ultranovantenne. Daniele ricorda con affetto la routine mattutina della nonna, quasi un rituale di benessere: prima una spremuta di limone, poi un pentolino di acqua tiepida in infusione con foglie d’olivo, infine un cucchiaio di olio giù per via orale, prima di qualsiasi altra cosa. A quanto pare, funzionava eccome. Regina è vissuta fino a 98 anni, e fino all’ultimo ha goduto di ottima salute. Anche cavalier Mario – il papà di Daniele – ha seguito le orme materne: scomparso ottantenne, “è morto sano” come sottolinea il figlio, con un cuore forte “che batteva ancora come un tamburo”. In famiglia sono convinti che il merito sia di quell’apporto quotidiano di olio buono, ricco di grassi monoinsaturi e polifenoli protettivi. Oggi la scienza conferma che l’olio EVO, consumato con moderazione ogni giorno, aiuta a tenere a bada colesterolo e infiammazioni, ma forse nonna Regina queste cose le sapeva già istintivamente. Le foglie d’ulivo che utilizzava nell’acqua, ad esempio, sono note per le loro proprietà benefiche: Redoro le raccoglie e le impiega per realizzare infusi naturali dall’effetto rilassante e anti-ipertensivo, gli stessi che la saggezza popolare consigliava ai nostri avi. Insomma, la mattina a digiuno un goccio d’olio come elisir di lunga vita: la nonna giurava su questa abitudine, e i risultati – a giudicare dalla vitalità che ha mantenuto fino alla fine – le hanno dato ragione.

…Forse ce ne sarebbero mille altre di storie cosi che abbiamo appreso, anche la presenza di squalene, ma ci sarà modo di approfondire e raccontare.

Qui ci preme sottolineare che dalla storia romantica del nome Redoro alle sfide hi-tech vinte con ingegno, traspare in ogni punto la dedizione di una famiglia che ha fatto della qualità una missione e dell’innovazione una tradizione.

Visitarli di persona è stato come entrare in un racconto vivo: si percepisce Ascoltando Daniele e i suoi cari mentre parlano di olivi, di olio e di vita, si capisce quanto forte sia il legame tra l’azienda e il suo territorio, e quanto bello sia assorbire questo sapere direttamente da chi, da generazioni, lo custodisce.

Lasciando i frantoi Redoro ci siamo portati a casa molto più di un bagaglio di informazioni: abbiamo raccolto emozioni, sorrisi e un patrimonio di storie che ci hanno fatto sentire parte di qualcosa di autentico.

La famiglia Salvagno ci ha dimostrato che dietro ogni goccia di olio non ci sono solo processi produttivi, ma c’è vita vera: il coraggio di salvaguardare un territorio, l’ingegno di trasformare gli scarti in nuove opportunità, la saggezza di chi tramanda abitudini semplici e sane come un cucchiaino d’olio al mattino, l’orgoglio con cui condividono ogni scoperta e l’entusiasmo genuino per il proprio lavoro.

È stata un’esperienza che ci ha ricordato quanto sia prezioso incontrare persone capaci di coniugare tradizione e innovazione con passione sincera. E, nonostante la nostra lunga esperienza nel mondo dell’olio, ci siamo sentiti come studenti entusiasti, perché da questa famiglia abbiamo imparato davvero tanto.

Con orgoglio tutto italiano possiamo dire che Redoro non è soltanto un marchio di olio extravergine: è un piccolo universo fatto di persone, storie ed emozioni.

In sostanza un cuore d’oro pulsante da oltre un secolo che continua a battere forte e a illuminare di verde oro il futuro dell’olio italiano!