3 Province, 2 Filosofie, 1 Visione. E un brindisi che vale 20 anni
Dallo Champagne AMC ai vini ambra di Joško Gravner: un’alleanza che unisce Piemonte, Collio e Francia in una sinfonia di numeri – 10 etichette, 20 anni di anfore, 6+6 anni di affinamento – trasformando il tempo in pura emozione.
Quando il tempo diventa ingrediente e i numeri raccontano storie, nasce qualcosa di unico.
Tre province piemontesi – Torino, Biella e Vercelli – accolgono l’accordo tra Maison Massucco, prima e unica maison italiana con vigneti in Champagne, e Joško Gravner, il maestro del vino in anfora. Un incontro che mette in dialogo due filosofie produttive solo in apparenza lontane: l’eleganza precisa dello Champagne e la forza ancestrale dei vini ambra. Il risultato è una visione comune che celebra la lentezza, la ricerca e l’arte del saper aspettare.
Nel mondo del vino i numeri non sono solo dati: diventano storie e simboli.
Tre province piemontesi – Torino, Biella e Vercelli – aprono il sipario.
Due filosofie produttive – la precisione dello Champagne e la profondità degli orange wine – si incontrano in una visione comune.
E intorno si intrecciano altri numeri che parlano di tempo e di scelte radicali: 10 etichette AMC, 20 anni di vini in anfora, 6 anni di botte + 6 mesi di bottiglia per la Ribolla più preziosa, la confezione XX G con il gioco sul numero V…
È l’equazione di una nuova alleanza che unisce Maison Massucco e Joško Gravner, riscrivendo le coordinate dell’eccellenza enologica italiana.
Ma qui vogliamo davvero dare i numeri!
Tre province, un territorio d’elezione
La distribuzione esclusiva dei vini Gravner nelle province di Torino, Biella e Vercelli non è solo strategia commerciale.
Queste terre sono il cuore della community che Alberto Massucco, primo italiano proprietario di vigneti in Champagne, ha saputo creare attorno al suo marchio. Qui il pubblico sa riconoscere e custodire annate da collezione, come la Ribolla 2016 e le rarissime 2014, 2012 e 2007. Sono aree con una base culturale enologica solida, dove il pubblico è esigente, informato, curioso. Per Massucco è il terreno ideale per introdurre vini che richiedono attenzione e pazienza.
Negli ultimi anni, l’espansione delle sue attività lo ha portato ad essere non solo importatore, ma anche produttore di Champagne con vigneti acquisiti in Champagne stessa. Il Piemonte diventa così un ponte simbolico: da qui si distribuiscono bollicine d’élite e, ora, Ribolle ambra che richiedono un pubblico pronto ad ascoltare.
In queste province le relazioni contano: restauratori, enotecari, appassionati che partecipano a verticali, tasting riservati, eventi “intimi”. È in questo terreno che Gravner e Massucco intendono sviluppare la cultura delle lunghe attese e del vino come esperienza contemplativa.
Due filosofie, una visione
Lo Chardonnay di Champagne, lucido e minerale, e la Ribolla in anfora, dorata e avvolgente, sembrano opposti.
Da un lato, la metodicità e la cura assoluta dello Champagne: ogni bottiglia nasce dal rispetto delle uve, dell’invecchiamento sui lieviti, dall’artigianato combinato a rigore. Dall’altro, l’approccio radicale di Gravner: macerazioni lunghe, uso di anfore interrate, fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione, attesa estrema.
In realtà condividono un’idea radicale: il tempo come ingrediente e il rispetto assoluto del ritmo della natura. Non è un compromesso: è convivenza tra due forme di amore per la materia.
Negli articoli su Gravner si ricorre spesso al termine “amber” piuttosto che “orange” esattamente per sottolineare che non si tratta solo di colore, ma di tono, ossidazione controllata, profondità
Come spiega Massucco:
“Selezioniamo realtà che uniscono territorio, creatività e valore umano. E Joško Gravner incarna queste tre componenti: produttore geniale, uomo determinato, amico di lunga data”.
Dieci etichette AMC: la costellazione dello Champagne
Nel firmamento di Maison Massucco brillano dieci etichette AMC che raccontano la Champagne attraverso sfumature diverse: dall’AMC 00, pas dosé d’ingresso, al monumentale Mon Idée de Cramant 2014 con 10 anni sui lieviti, fino a cuvée come Mirede, Le Mesnil 2018 e Alberto 2019.
Una delle cuvée di punta è appunto Mirede, realizzata con uve 100 % Chardonnay da Grand Cru Mesnil e Oger, fermentata e affinata sui lieviti per 3 anni, con dosaggio a 2 g/l e produzione limitata a 500 bottiglie numerate.
Ogni cuvée è stata pensata come una “stazione” in un viaggio: dall’ingresso AMC 00 fino a Mon Idée de Cramant 2014, che trascorre 10 anni sui lieviti. Questo ensemble di bollicine diventa contrappunto perfetto per le Ribolle ambra: mondi paralleli che si guardano, si rispettano, si completano.
Si può dire che ogni bottiglia è un ritratto del tempo, e prepara il terreno per il dialogo con la Ribolla di Gravner.
Venti anni in anfora: la rivoluzione di Gravner
Il tempo è il filo conduttore anche della storia di Joško Gravner.
Dal 1997, quando iniziò a vinificare in anfora, sono trascorsi vent’anni celebrati con la speciale XX G: una box da collezione in 1.200 esemplari numerati. Il nome stesso è un gioco di cifre: XX per i vent’anni, X come due V (5+5), richiamo al numero V, “il Cercatore”, simbolo di chi supera i confini.
Un manifesto del pensiero di Gravner, pioniere dei vini ambra che amano le lunghe attese.
Leggi QUI il nostro approfondimento sui vini Gravner.
Sei anni in botte + sei mesi in bottiglia: il tempo come ingrediente
La Ribolla 2017 è l’esempio perfetto di questa filosofia.
Lavorando con l’anfora interrata e poi con lunghe soste in botti, Gravner codifica l’attesa: sei anni nelle botti di rovere (spesso Slavonia) e sei mesi in bottiglia prima del rilascio. Un 6+6 che diventa simbolo di equilibrio e pazienza, capace di trasformare una vendemmia difficile in un capolavoro dorato, con note di frutta matura, miele e agrumi canditi.
Quando si racconta la Ribolla sotto il cappello del “6+6”, si entra nel cuore del tempo trasformato. L’effetto è duplice: da un lato smussa gli spigoli, integra aromi, costruisce tensione; dall’altro impone al consumatore una disciplina del tempo: non si compra, si attende.
Sette Fa’Bulleuses e cinque vignerons: il mosaico Massucco
Maison Massucco è anche una casa di storie plurali, laboratorio di relazioni e talenti.
Accanto alle etichette AMC ospita le creazioni di cinque vignerons Récoltant-Manipulant – Jean-Philippe Trousset, Rochet-Bocart, Gallois-Bouché, Bonnevie Bocart – e il progetto 7 Fa’Bulleuses, sette giovani vigneronnes che interpretano la Champagne con audacia e sensibilità femminile.
Queste collaborazioni aggiungono colore e diversità alla proposta, creando un vero mosaico di terroir che ora dialoga con l’universo ambrato di Gravner.
Una Maison che è palcoscenico
La nuova sede di Castellamonte è un teatro dedicato al tempo e alla scoperta, è un luogo d’esperienza e di narrazione.
Costruita su 2.000 mq, è divisa in tre anime – Cave AMC, Cave des Vignerons e Cave du Propriétaire – con luci soffuse, volte a botte e pavimenti in ciottolo. Sono luoghi ideali per degustazioni che uniscono bollicine Grand Cru e vini d’ambra in un’unica esperienza narrativa.
Qui si organizzano verticali, degustazioni a confronto, incontri per sommelier e appassionati. Il pubblico entra in una dimensione immersiva, dove il vino diventa viaggio nel tempo e le storie di Gravner e Massucco si intrecciano calice dopo calice.
Un brindisi che moltiplica i numeri
Tre province, due filosofie, una visione.
Dieci etichette AMC. Venti anni di vini in anfora. Sei anni di botte e sei mesi in bottiglia.
Ogni cifra è una tappa di un viaggio nel tempo.
E questa formula numerica non è un mero esercizio di stile, ma la mappa di un nuovo modo di pensare il vino.
Assaporare un Mon Idée de Cramant 2014 accanto a una Ribolla 2017 significa cogliere l’essenza di questa alleanza: la precisione dello Champagne che incontra la profondità del vino ambra.
Un brindisi che non si limita a contare, ma moltiplica emozioni, territori e storie, proiettando l’enologia italiana in una dimensione senza tempo.
E sempre in tema numerico, torna utile la massima di Alberto Massucco:
«Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne e… un buon calice di champagne».
Oggi, accanto a quel calice, il Piemonte può aggiungere la Ribolla d’ambra di Gravner.
E il conto – in tutti i sensi – diventa infinito!
Grazie a Maison Massucco e a Gravner per l’unicità (1!) dell’esperienza vissuta.
E una citazione torna in mente, considerando questa esperienza e questo racconto “in numeri”. Qualcuno ha scritto:
“I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: sono come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.”






Seguici