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Golosaria Milano 2026: tutti i premi, i migliori vini e ristoranti d’Italia

Golosaria: i migliori ristoranti, i vini premiati e le novità del gusto italiano

Dalle Corone Rosse Uniche ai Top Hundred, dalle botteghe storiche alle nuove generazioni dell’enogastronomia: la 21ª edizione di Golosaria.

Chi sono i migliori ristoranti e vini italiani premiati a Golosaria 2026? Tra grandi chef, trattorie, pizzerie, vignaioli, artigiani e giovani imprese, la manifestazione ideata da Paolo Massobrio e Marco Gatti ha celebrato ventun anni di cultura gastronomica, premiando le eccellenze e interrogandosi sul futuro del settore. Golosaria si chiude a Fiera Milano Rho raccontando un’Italia del gusto che continua a reinventarsi senza perdere le proprie radici.

C’è un’Italia che non smette di investire sul gusto, che difende la propria identità gastronomica senza trasformarla in nostalgia e che considera l’innovazione non un’alternativa alla tradizione, ma una sua naturale evoluzione. È l’Italia che si è ritrovata a Golosaria Milano 2026, la manifestazione ideata da Paolo Massobrio e Marco Gatti, che ha celebrato il suo ventunesimo anno con un tema particolarmente significativo: Il Gusto di creare il domani.

Tre giornate a Fiera Milano Rho, tra produttori storici, nuove imprese, degustazioni, incontri, riconoscimenti e grandi protagonisti della cucina italiana, hanno restituito il ritratto di un settore che ha ancora molto da raccontare. Un universo in cui convivono piccole botteghe e ristoranti gastronomici, vignaioli e start-up, artigiani del cibo e imprenditori che scelgono di affidare alle nuove generazioni la continuità delle proprie aziende.

Ma la vera particolarità di Golosaria rimane la sua capacità di osservare il mondo enogastronomico senza limitarsi alle gerarchie convenzionali del fine dining. Qui la qualità può avere il volto di un grande chef, ma anche quello di un oste, di un pizzaiolo o di un produttore agricolo. E il riconoscimento più importante non è necessariamente riservato alla tavola più costosa.

La democrazia del gusto di Golosaria: quando una trattoria vale quanto un grande ristorante

È probabilmente questa una delle intuizioni più interessanti del progetto editoriale che accompagna Golosaria da oltre vent’anni. Le guide de IlGolosario mettono sullo stesso piano esperienze gastronomiche profondamente diverse, valutandole secondo la qualità e l’identità di ciascuna proposta.

Un ristorante gourmet può dunque condividere il massimo riconoscimento con una trattoria tradizionale, una pizzeria o un agriturismo. Non perché le esperienze siano identiche, ma perché ognuna può raggiungere l’eccellenza nella propria categoria.

La dodicesima edizione de IlGolosario Ristoranti, presentata durante la manifestazione, raccoglie ben 4.538 locali e conferma questa visione inclusiva attraverso il sistema delle Corone, che individua nella Corona Radiosa la massima valutazione.

Tra i riconoscimenti più significativi figurano le Corone Rosse Uniche, assegnate ad alcuni indirizzi che rappresentano differenti interpretazioni della buona tavola italiana.

Nel mondo della ristorazione spiccano La Subida di Cormons, in provincia di Gorizia, e Miramonti l’Altro di Philippe Léveillé, a Concesio, nel Bresciano: due realtà differenti per identità e linguaggio gastronomico, ma accomunate dalla capacità di trasformare l’esperienza a tavola in qualcosa che va oltre la semplice successione delle portate.

Per la categoria delle trattorie di lusso il riconoscimento è andato a La Clessidra di Terni, mentre tra le trattorie classiche si distingue Ligagin di Lumarzo, nell’entroterra genovese.

La pizza trova la propria eccellenza in Tiratissima, presente a Firenze e Prato, mentre tra le aziende agrituristiche emerge Cascina Rosengana di Cocconato d’Asti, in Piemonte.

Sei nomi, sei modi di intendere l’ospitalità e altrettante dimostrazioni di come l’eccellenza gastronomica non appartenga a un’unica formula.

Il messaggio è chiaro: la qualità non coincide con una categoria di ristorante, ma con la capacità di interpretarla al meglio.

A Golosaria ttre guide per raccontare un Paese che mangia, produce e viaggia

I riconoscimenti ai ristoranti rappresentano soltanto una parte dell’universo editoriale che alimenta Golosaria.

Accanto alla guida dedicata alla ristorazione, il progetto comprende lo storico Il Golosario, che raggiunge i 28 anni di attività e continua a raccontare prodotti, negozi e specialità italiane attraverso circa mille pagine.

Un lavoro di ricerca che attribuisce alle botteghe e ai piccoli produttori un ruolo fondamentale nella cultura alimentare del Paese, riconoscendo che il patrimonio gastronomico italiano non si costruisce esclusivamente nelle cucine professionali.

A completare il quadro c’è IlGolosario Wine Tour, con 1.774 aziende vitivinicole recensite, accomunate dalla possibilità di offrire un’esperienza di visita e conoscenza del vino.

Un elemento tutt’altro che secondario: il vino, oggi, è sempre più spesso un racconto che comincia nel vigneto, attraversa la cantina e arriva al consumatore attraverso il rapporto diretto con chi lo produce.

Tre strumenti editoriali che, letti insieme, compongono una sorta di geografia contemporanea del gusto italiano, tra luoghi dove mangiare, prodotti da conoscere e territori da attraversare.

Top Hundred: i vini che non inseguono le classifiche

Fra i momenti più attesi della manifestazione, la proclamazione dei Top Hundred, i cento migliori vini d’Italia selezionati da Massobrio e Gatti secondo un principio che distingue questa iniziativa dalle classifiche tradizionali.

Da 25 anni, infatti, la selezione evita di premiare nuovamente le cantine già riconosciute nelle edizioni precedenti. Una scelta che impone un continuo lavoro di ricerca e lascia spazio a produttori differenti, denominazioni meno scontate e nuove interpretazioni del patrimonio vitivinicolo nazionale.

All’interno dei Top Hundred vengono inoltre individuati cinque Top dei Top, uno per ciascuna categoria, che rappresentano una delle espressioni più interessanti del panorama enologico selezionato.

Per gli spumanti il riconoscimento è andato a Officina del Sole di Montegiorgio, nelle Marche, mentre tra i bianchi si è distinto un Riesling piemontese di Frasca La Guaragna, a Nizza Monferrato.

L’Abruzzo si è imposto nella categoria dei rosati grazie al Cerasuolo Superiore di Podere Costantini, mentre tra i rossi è stato premiato un Toscana Petit Verdot di Podere San Cristoforo, protagonista anche di una scelta di affinamento particolarmente insolita: l’impiego di un’anforetta immersa sul fondo del mare.

Un dettaglio che introduce uno dei temi più stimolanti del vino contemporaneo, quello della sperimentazione sui contenitori e sulle condizioni di maturazione, senza dimenticare che il valore del risultato rimane sempre nel calice.

Infine, il premio per i vini dolci ha portato l’attenzione in Calabria, con il Greco di Bianco passito di Barone Macrì, espressione di una tradizione enologica che merita di essere conosciuta ben oltre i confini regionali.

Cinque riconoscimenti che attraversano territori e stili differenti, dallo spumante al passito, dal Riesling piemontese al Cerasuolo abruzzese, mostrando quanto sia articolata la geografia del vino italiano.

La proclamazione dei Top Hundred, sostenuta da BANCO BPM, ha riunito a Milano produttori provenienti da tutta la penisola, confermando la centralità del vino all’interno della manifestazione.

Dal premio al calice: il vino diventa esperienza

Golosaria non si limita però a raccontare i vini attraverso i riconoscimenti. Uno degli aspetti più apprezzati dell’edizione 2026 è stato proprio il coinvolgimento diretto del pubblico.

L’Enoteca dei vini Top Golosaria ha permesso ai visitatori di degustare un numero particolarmente ampio di etichette, affiancata dall’Area Wine e da un programma di 11 masterclass.

Un’occasione per mettere a confronto vitigni, territori, interpretazioni produttive e stili enologici, passando dalla dimensione del premio a quella, decisamente più concreta, dell’assaggio.

È proprio questa possibilità di incontrare il vino attraverso il racconto e la degustazione a rendere una manifestazione come Golosaria interessante anche per un pubblico non necessariamente composto da esperti.

Il vino diventa così uno strumento di conoscenza, capace di avvicinare il consumatore alla complessità del lavoro in vigna e in cantina.

Golosaria: il valore delle botteghe e la nuova identità della pizza italiana

Nel panorama enogastronomico contemporaneo, segnato dalla continua ricerca di nuove esperienze, Golosaria continua a riservare un’attenzione particolare a due mondi apparentemente lontani: quello delle botteghe tradizionali e quello della pizza contemporanea.

Le prime rappresentano una rete di competenze artigianali, conoscenze territoriali e relazioni quotidiane con i consumatori. Sono luoghi nei quali la qualità si costruisce attraverso la selezione dei prodotti e la capacità di raccontarli.

La seconda è ormai uno dei laboratori più vivaci della ristorazione italiana, un settore nel quale tecnica, impasti, ricerca sulle materie prime e nuove formule di servizio hanno modificato profondamente il concetto stesso di pizzeria.

Durante Golosaria sono stati assegnati riconoscimenti alle migliori Botteghe del Paese e alle pizzerie contemporanee più innovative, con il sostegno di partner fra cui Petra Molino Quaglia.

Accanto a questi premi, spazio anche ai Campioni del Golosario, con riconoscimenti speciali attribuiti ai protagonisti del gusto contemporaneo, e alle attese Corone e ai Faccini Radiosi, accompagnati da menzioni speciali dedicate ai migliori ristoranti italiani.

Un insieme di premi che non considera il gusto soltanto come espressione di alta cucina, ma come risultato di una filiera molto più ampia, nella quale ciascun protagonista contribuisce a definire l’identità gastronomica nazionale.

Giovani, filiere corte e ricambio generazionale: il domani comincia dalle persone

Se i premi fotografano il presente dell’enogastronomia italiana, sono stati soprattutto gli incontri e i dibattiti a cercare di interpretarne il futuro.

Sul palco dell’Agorà, gli appuntamenti dedicati alle filiere corte e al ricambio generazionale hanno affrontato questioni centrali per il settore: il rapporto tra produzione e consumo, la continuità delle imprese, la valorizzazione delle competenze e la necessità di creare nuove opportunità per i giovani.

Tra i protagonisti anche Iginio Massari, figura di riferimento dell’alta pasticceria italiana, la cui presenza ha dato ulteriore rilievo al confronto tra esperienza consolidata e nuove generazioni.

Il tema del passaggio generazionale assume un significato particolare in un comparto nel quale il sapere artigianale è spesso legato alle persone e la sopravvivenza di molte attività dipende dalla capacità di trasmettere competenze, responsabilità e visione imprenditoriale.

Non si tratta soltanto di conservare ciò che esiste, ma di creare le condizioni perché quel patrimonio possa continuare a evolversi.

In questa prospettiva si inserisce anche la presenza, tra gli espositori, di numerose start-up innovative e giovani imprese che hanno scelto di distinguersi attraverso nuove idee e progetti imprenditoriali.

Accanto ai marchi storici dell’agroalimentare italiano, queste realtà hanno contribuito a costruire uno degli aspetti più interessanti dell’edizione 2026: il confronto fra chi ha consolidato negli anni la propria identità e chi sta provando a costruirne una nuova.

Un viaggio gastronomico tra le regioni italiane

Anche le partecipazioni istituzionali hanno avuto un ruolo importante nel definire il carattere della manifestazione.

La Calabria ha raggiunto Milano con una nutrita delegazione di produttori, offrendo una rappresentazione della ricchezza agroalimentare regionale.  La Sicilia ha sostenuto la presenza di Mediterrarea Expo-Pani di Sicilia, portando l’attenzione su un patrimonio alimentare nel quale il pane occupa un posto centrale, non soltanto come alimento quotidiano ma anche come espressione culturale.  La Liguria ha animato la manifestazione attraverso un programma di piccoli eventi, mentre la Lombardia, regione ospitante, ha dedicato particolare attenzione ai giovani e alla valorizzazione del proprio patrimonio vitivinicolo.

In questo contesto si sono inserite le degustazioni di Ascovilo, l’Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi, ulteriore occasione per conoscere le diverse espressioni enologiche della regione.

Un percorso che ha permesso ai visitatori di attraversare idealmente l’Italia attraverso prodotti, assaggi e incontri, componendo un mosaico di identità territoriali.

Quindici show cooking e una cucina che esce dai ristoranti

La dimensione esperienziale ha rappresentato un’altra componente fondamentale di Golosaria Milano 2026.

L’Area Food, la cucina di strada di qualità e i 15 show cooking hanno animato le tre giornate, offrendo al pubblico l’occasione di osservare tecniche e preparazioni, incontrare professionisti e scoprire differenti interpretazioni della cucina.

La presenza dello street food di qualità è particolarmente significativa perché racconta un’evoluzione ormai evidente nel modo di consumare il cibo: la ricerca gastronomica non appartiene più esclusivamente al ristorante tradizionale e può trovare espressione anche in formule immediate e informali.

La manifestazione ha riservato inoltre uno spazio alle famiglie e ai bambini, con attività dedicate all’educazione al gusto.

Una scelta coerente con il tema dell’edizione: parlare di futuro significa anche accompagnare i più piccoli alla scoperta degli alimenti, stimolare la curiosità e costruire una maggiore consapevolezza del cibo fin dall’infanzia.

Non sono mancati, infine, elementi capaci di collegare l’universo enogastronomico ad altre passioni popolari. Grazie alla partnership con Lauretana, storico main sponsor della manifestazione, il pubblico ha potuto ammirare il Trofeo Senza Fine del Giro d’Italia, uno dei simboli più riconoscibili del ciclismo nazionale.

A contribuire all’identità degli spazi sono stati anche Themalibero, che ha curato l’allestimento delle aree comuni più frequentate, dall’Area Wine Tasting agli Show Cooking fino all’Agorà, e Agribrianza, che ha introdotto elementi decorativi a tema natalizio.

Golosaria 2026, un bilancio che guarda già al 2027

La ventunesima edizione si è conclusa con la soddisfazione dei fondatori Paolo Massobrio e Marco Gatti, confermando la capacità della manifestazione di riunire realtà differenti attorno a una visione comune del patrimonio agroalimentare italiano.

Dopo ventun anni, Golosaria continua infatti a costruire il proprio racconto attorno a un’idea precisa: il gusto è una questione culturale prima ancora che commerciale. Riguarda chi produce, chi cucina, chi seleziona, chi accoglie e chi sceglie consapevolmente cosa portare in tavola.

Ed è forse proprio nel rapporto fra queste figure che il tema Il Gusto di Creare il Domani trova il suo significato più concreto.

Perché il futuro dell’enogastronomia italiana non passa soltanto attraverso nuovi prodotti o tecniche innovative. Passa dalla capacità di dare continuità alle imprese, riconoscere il valore delle competenze, coinvolgere i giovani e mantenere vivo quel tessuto di relazioni che rende ogni territorio gastronomicamente riconoscibile.

Il prossimo appuntamento con Golosaria Milano è già fissato dal 6 all’8 novembre 2027, ancora una volta negli spazi di Fiera Milano Rho.

Intanto, tra una Corona Radiosa, un calice premiato e una nuova impresa che prova a farsi conoscere, l’edizione 2026 lascia un’immagine interessante del nostro Paese: un’Italia che continua a trovare nel gusto qualcosa da celebrare, e nel contempo qualcosa da costruire.