fata ristorante mise en place STORIEDICIBO

FATA a Triuggio: cucina di alchimia ed energia delle pietre

Dalla logistica all’energia dei cristalli: la metamorfosi di FATA a Triuggio.

Il viaggio materico e spirituale di FATA, ex scuola d’inizio Novecento, dove l’alta cucina incontra la mineralogia e l’alchimia degli elementi e dell’orto.

Nel cuore della Brianza, l’ex scuola elementare che ospitava lo storico ristorante “La Zuccona” rinasce come FATA (Fuoco, Aria, Terra, Acqua). Fondato da Tiziana Brambilla e dal marito Giuseppe — co-fondatori e anime complementari del progetto fin dalla sua ideazione — il ristorante propone un’esperienza gastronomica, enologica e olistica unica. Giuseppe cura personalmente l’ampia e accessibile carta dei vini e coltiva un profondo legame con la terra attraverso l’orto di proprietà, mentre Tiziana governa i fuochi della cucina contemporanea. Attraverso gli spazi plasmati dall’architetto Simone Riva con fessurazioni vulcaniche e griglie di cristalli terapeutici, FATA celebra un ritorno primordiale agli elementi, unendo l’eccellenza esecutiva a un’accessibilità democratica consapevole.

fata ristorante sala STORIEDICIBO

Nel panorama della gastronomia contemporanea, la nascita di un ristorante raramente si configura come una rottura drastica con il passato industriale e manageriale di chi lo crea. A Triuggio, nel cuore della Brianza, il ristorante FATA scardina questa convenzione, presentandosi non come un mero format commerciale, ma come un “gesto silenzioso, fatto di cura e rispetto”. L’acronimo che dà il nome al locale – Fuoco, Aria, Terra, Acqua – evoca una cosmogonia presocratica in cui la cucina diventa il teatro della trasformazione termica ed elementale della materia. L’intero format del locale, fondato appunto sulla dinamica degli elementi Fuoco, Aria, Terra e Acqua -di cui Giuseppe è appassionato e gran studioso –  non è un semplice schema decorativo, ma si riallaccia a questa visione ancestrale: considerare gli elementi fisici primordiali come i veri motori, materiali ed energetici, capaci di trasformare la materia e di tradursi in gusto.

Quella che nei primi del Novecento era una scuola elementare – e successivamente lo storico ristorante di risotti La Zucona – è stata completamente sventrata e ripensata da un punto di vista strutturale e architettonico. Oggi, sotto la firma dell’architetto Simone Riva e del suo studio, lo spazio si presenta come un manifesto di design materico, elegante e contemporaneo. Un investimento importante, dove nulla è stato lasciato al caso: dalle pareti in resina calpestabile e pratica alle sale del piano superiore, fino alla maestosa cucina professionale hi-tech. Eppure, nonostante l’impatto visivo da locale d’alta gamma, la vera scommessa di FATA risiede in una parola d’ordine tanto rivoluzionaria quanto etica: accessibilità.

Al centro di questa rivoluzione c’è una storia di audacia tutta al femminile. Quella di Tiziana Brambilla, per cinquant’anni colonna portante e amministratrice di ARCO Spedizioni, colosso della logistica e dei trasporti internazionali:

“Per me era il momento di staccare dalla proprietà e di capire quando è meglio ritirarsi”confessa Tiziana con una serenità disarmante. “Però non cambierei nulla. È stato un passaggio felice, le cose giuste sono molto giuste”.

La passione per la cucina, in realtà, è un filo rosso che Tiziana si porta dietro dall’infanzia, ereditato dal padre Lanfranco, che gestiva a Romano di Lombardia, nella bergamasca, una di quelle vecchie e meravigliose trattorie di paese che racchiudevano in un solo immobile bar, tabacchi e panificio. Un’eredità d’affetti e di profumi che oggi continua a scorrere nelle vene della famiglia: i suoi tre figli – Lanfranco (chiamato come il nonno per puro amore del nome, ci tiene a specificare Tiziana!), Leandro e Lucrezia – portano avanti con successo l’azienda di spedizioni, declinandola tra management generale, innovazione tecnologica (IT) e mercati internazionali.

Un passaggio di consegne benedetto da tutti, tanto che il legame familiare veglia costantemente sul ristorante“Qui con me c’è l’occhio di chi vigila sulle costruzioni e sulla parte immobiliare” scherza Tiziana, circondata dall’affetto dei suoi cari che, pur coltivando sogni paralleli – che si tratti di prototipi automobilistici o del mondo del fitness – convergono tutti a Triuggio per sostenere il nuovo regno della madre.

L’architettura dell’anima e il quarzo rosa dell’accoglienza

FATA è un acronimo elementale: Fuoco, Aria, Terra, Acqua. Ma è soprattutto un progetto simbiotico guidato dalle passioni incrociate della famiglia. Se Tiziana governa i fuochi, il marito Giuseppe infonde nel locale la sua profonda conoscenza della spiritualità, del mondo olistico, dei temi sciamanici e dei minerali energetici.

fata ristorante ELEMENTI STORIEDICIBO

La ristrutturazione, che ha comportato interventi strutturali massicci per bonificare una planimetria originariamente complessa, si articola su più livelli, potremmo dire che l’intera struttura si sviluppa su livelli di consapevolezza: il dehor esterno e l’orto sinergico a pochi metri rappresentano il regno vegetale; il piano terra è il tempio dei minerali; il piano superiore ospiterà sale dedicate a eventi culturali, costellazioni familiari ed esperienze olistiche.

“Io materico, lei vegetale” sintetizza Giuseppe con un sorriso.

fata ristorante orto STORIEDICIBO

È lui ad aver posizionato strategicamente le pietre in sala per equilibrare l’ambiente e proteggerlo. Al centro della scena troneggia un immenso quarzo rosa, simbolo dell’amore materno, dell’energia femminile e di quell’accoglienza pura che solo una donna sa dare. Di fianco, due calciti arancione e verde provenienti dal Messico lavorano in risonanza con il chakra del cuore, favorendo la crescita, la calma e persino la digestione degli alimenti.

fata ristorante sala STORIEDICIBO

“La calcite verde opera in sinergia cromatica e vibrazionale con il chakra del cuore, mentre la componente calcica di queste pietre è energeticamente associata alla facilitazione dei processi digestivi e all’assimilazione metabolica degli alimenti” ci spiega Giuseppe, con gli occhi che si illuminano della stessa luce delle sue pietre.

Negli angoli opposti, un cristallo di rocca dona forza e chiarezza su tutti i sette chakra, mentre una celestina porta una vibrazione di altissima protezione.

Sarà l’influsso benefico di queste pietre, o la comodità estrema delle sedute scelte accuratamente, ma da FATA accade un fenomeno raro:

“La gente non se ne va via. Rimane ancorata ai tavoli. Entrano alle 15:30 e alle 20:00 sono ancora qui che chiacchierano”.

Quando si varca la soglia di FATA infatti si viene accolti da un’atmosfera calda e familiare, lontana anni luce dalla fredda impostazione di molti locali moderni. L’architetto Simone Riva ha voluto che lo spazio stesso raccontasse la filosofia culinaria del ristorante, traducendola in materiali pronti da toccare e in colori che parlano di passioni autentiche. Non c’è spazio per sfarzi artificiali: ogni angolo celebra una semplicità concreta, viva, fatta di terra, metallo e roccia. L’architettura non funge da mero contenitore, ma si fa partner attivo della narrazione gastronomica, lavorando su superfici tattili che richiamano lo stato primitivo della terra.

fata ristorante SALA INTERNA STORIEDICIBO

Sotto i piedi, un pavimento continuo in resina color sabbia risale morbido lungo le pareti, tonalità interrotta da pennellate di un bordeaux profondo e avvolgente. È il colore del succo di melograno, ma anche l’inchiostro intimo delle vecchie ricette di famiglia scritte a mano: un accento che simboleggia il “cuore pulsante” e la passione che ha spinto Tiziana a rivoluzionare la propria vita per la cucina.

fata ristorante tavoli STORIEDICIBO

Le pareti divisorie, spatolate e ricche di dettagli, sono solcate da spaccature profonde che evocano la forza primordiale del fuoco e l’energia sotterranea della terra. All’interno di queste feritoie, grazie a un gioco di luci calde e radenti, emergono frammenti di metallo e minerali grezzi.

Questa dimensione intima della sala si apre poi verso l’esterno in modo del tutto naturale. Il dehor vetrato, progettato per accogliere gli ospiti in tutte le stagioni, è completamente immerso nel verde circostante. Se all’interno domina il silenzio rilassante dei minerali, all’esterno fiorisce il mondo vegetale guidato dall’orto di proprietà. Interni ed esterni si fondono così in un unico, grande respiro, invitando chi si siede al tavolo ad abbandonarsi alla convivialità e al ritmo dolce della natura.

Andiamo a tavola: materia e gusto

La linea culinaria di FATA si dichiara onnivora, rifiutando restrizioni ideologiche per concentrarsi sulla purezza dell’ingrediente stagionale e sulla valorizzazione della filiera corta. La tecnica contemporanea viene applicata non per generare stupore fine a se stesso, ma per sottrazione, isolando e potenziando la firma gustativa di ogni singolo elemento.

fata ristorante impiattamento STORIEDICIBO

La formula del mezzogiorno da FATA non si costringe entro le rigide geometrie di un percorso degustazione prefissato, ma prende vita da una carta agile, discorsiva e flessibile, plasmata sul ritmo dei raccolti e della stagionalità. Il racconto gastronomico del locale si apre così con una mappa di sapori tesa tra orto, cortile e mare, dove gli antipasti offrono eleganti punti di partenza. Ci si può lasciar sedurre dalla delicatezza dell’uovo poché dorato, adagiato su una setosa salsa di asparagi e rifinito con punte a vapore ripassate al burro e asparagi flangé, oppure optare per un grande classico settentrionale, un vitello tonnato in cui la morbidezza della carne trova un contrappunto graffiante nelle cime di rapa saltate con aglio e peperoncino. Per gli amanti dei sentori marini più limpidi, la tartare di tonno viene arricchita dalla spinta fresca di un gel agli agrumi, mentre la declinazione vegetale per eccellenza si manifesta nella melanzana confit servita con fonduta al parmigiano. Per chi ama il vegetale la Melanzana confit e Parmigiano Reggiano è un perfetto esempio di cucina costruita per sottrazione, pochi elementi di nitida precisione che estraggono l’essenza più profonda e dolce dell’ortaggio, bilanciandola con la sapidità del formaggio. 

fata ristorante melanzana STORIEDICIBO

Il viaggio prosegue fluido attraverso i primi piatti, dove la memoria e la territorialità si fanno suggestione. È il caso delle tagliatelle all’uovo fatte in casa del “Ricordo d’infanzia”, condite con burro salato di malga profumato alla salvia, parmigiano reggiano 36 mesi ed erba salvia fritta, una carezza nostalgica affiancata in carta dalla concretezza del ragù di vitello. Chi cerca abbinamenti più arditi può invece lasciarsi incuriosire dal risotto Carnaroli Riserva “Gli Aironi” con salsa di melograno e tartare di gamberi, oppure concedersi la familiarità degli strozzapreti alla Norma.

fata ristorante risotto STORIEDICIBO

Nei secondi, la cucina mette in mostra una notevole padronanza tecnica, governando le cotture sulla griglia e le preparazioni a bassa temperatura. La terra si esprime nella sua veste più ancestrale con l’entrecote di manzo alla griglia accompagnata da verdure miste ma anche nella complessità geometrica del petto d’anatra in cottura a bassa temperatura al punto rosa, servito con un fondo all’arancia e indivia alla brace. Il mare risponde con l’eleganza del rombo scottato su salsa al vermentino e caponatina  o attraverso la spettacolarità dell’ombrina scottata su hibachi, adagiata su una vellutata crema di finocchi con la sua insalatina croccante. Ad accompagnare queste portate, i contorni propongono note di assoluta pulizia: da una fresca insalata con dressing alla senape, alle verdure alla piastra, fino alle golose patate al forno alle erbe aromatiche.

fata ristorante pane STORIEDICIBO

La chiusura dell’esperienza gastronomica è una celebrazione della leggerezza e della golosità, con dessert che vanno dalle consistenze croccanti della tartelletta di pasta filo con la freschezza acidula del lemon curd e dei frutti di bosco alla cheesecake preparata con caprino, miele e rosmarino. Gli amanti del cioccolato trovano rifugio nella tartelletta di frolla al cacao con crema di budino al cioccolato, mentre per gli estimatori dei grandi classici la spuma eterea del tiramisù al sifone con gelato al caffè e crumble rappresenta l’epilogo perfetto: leggero come una nuvola, fresco, strutturato per regalare al palato lo stesso imprinting emotivo della celebre “coppa del nonno”, senza la pesantezza della pasticceria tradizionale.

fata ristorante tiramisu STORIEDICIBO

“La pasticceria è scienza, è chimica” ammette Tiziana con l’umiltà dei grandi. “Ce la caviamo proponendo dolci semplici che la gente ama, perché la semplicità quasi sempre premia”.

Il vino come parte del racconto: la cura di Giuseppe

La proposta di FATA si distingue infine per una precisa scelta politica all’interno del mercato della ristorazione contemporanea: il rifiuto dell’esclusività economica come prerequisito della qualità.

Giuseppe segue personalmente e con estrema cura la costruzione e la cura della carta dei vini. Essa rispecchia fedelmente la volontà di offrire una selezione ampia, curata e accessibile, capace di accompagnare ogni ospite secondo il proprio gusto, la propria curiosità e la propria disponibilità di spesa. 

Partiti con l’idea di contenere la selezione entro le 130 etichette per questioni di spazio e budget, la passione ha preso il sopravvento: “Alla fine ne abbiamo contate circa 330. Non so neanche dove metterle!” confessa divertita la titolare. Il risultato è una cantina imponente che spazia dalle etichette quotidiane a prezzi accessibilissimi fino a importanti Maison di Champagne, specchio di una precisa etica commerciale: dare a chiunque la libertà di bere divinamente senza l’ostacolo dell’esclusività economica.

FATA scardina il binomio “bello e costoso”. Il passaparola che sta infiammando i paesi vicini – da Seregno a Desio, da Moltesino a Monza – loda unanimemente un rapporto qualità-prezzo introvabile altrove. Un posizionamento democratico voluto fortemente da Tiziana, che desiderava colmare un vuoto di mercato tra la trattoria dozzinale e il ristorante gourmet proibitivo

Questo approccio rispecchia la filosofia dichiarata dai co-fondatori:

“Crediamo che qualità, cucina contemporanea e cultura del vino, non debbano necessariamente coincidere con l’esclusività”.

Un modello che demistifica la sacralità del fine dining, restituendo alla tavola il suo ruolo primigenio di spazio di convivialità, scambio intellettuale e rigenerazione energetica.

FATA – La materia si fa gusto
Via Immacolata 29, Triuggio (MB) 
fataristorante.it  Tel. +39 039 2067773 

Orari: 12:00-15:00 | 19:30-23:30 
(Chiuso Lunedì, Martedì e Domenica sera)