Il mosaico di Pozzol Groppo: cronaca enologica, umana e tecnica della famiglia Dell’Acqua.
Dall’impresa dei 400 ettari ricomposti all’inedito Passito Rever: reportage sul campo, storie umane e anatomia tecnica dei vini della Tenuta della Cascinassa nei Colli Tortonesi.
Un viaggio sul campo nel cuore dei Colli Tortonesi, lungo la linea sottile che separa il Piemonte dall’Oltrepò Pavese. La storia della Tenuta La Cascinassa a Pozzol Groppo è il racconto di una scommessa familiare e visionaria iniziata nel 2018 da Alberto Dell’Acqua e dai suoi cari: unire 186 frammentati appezzamenti di terra per ricreare un grande mosaico naturale di 400 ettari, dominato dalla biodiversità e dalla ricerca ossessiva della qualità. Tra le impronte lasciate nel fango marnoso del vigneto, gli aneddoti di vita contadina e i safari notturni tra i filari insieme ai bambini, questo reportage intreccia il resoconto umano di visita alla precisione enologica. Un percorso che esplora le tecniche agronomiche biologiche usate da Davide Rota per contrastare il cambio climatico, il fascino dei Timorasso di punta (Derthona, Baloss e il complesso Ramblè, coronati dai 95 punti di James Suckling), la svolta storica del primo passito Rever, la vitalità del rosato Berenis e il carattere delle Barbere e del Pinot Nero, rivelando perché la corretta temperatura di servizio sia la vera chiave per valorizzare il grande vino anche in estate.

Pozzol Groppo si manifesta come una spina dorsale di terra piemontese insinuata nel cuore dell’Oltrepò, dove la Val Curone spia la Valle Staffora e il confine lombardo dista una manciata di metri. Mettere i piedi in vigna a La Cascinassa dopo un acquazzone significa comprendere istantaneamente la tenacia di questo paesaggio: la terra marnosa e argillosa si aggrappa alle suole con la forza del pongo, trasformando ogni passo in un’esperienza tattile e viscerale. Mentre il fango grigio s’impossessa delle scarpe, strappando un sorriso rassegnato con la consapevolezza di aver saggiamente accantonato il tacco dodici a casa, Alberto Dell’Acqua guarda l’orizzonte e riavvolge il filo dei ricordi.
L’avventura della Tenuta La Cascinassa non nasce da un’eredità nobiliare né da dinastie di vignaioli, ma da una deviazione del destino maturata nel 2018. Alberto, impegnato con la famiglia nel settore della grande distribuzione alimentare a Legnano, custodiva fin dall’infanzia la suggestione della terra. La svolta è arrivata tramite la segnalazione di un amico di Varzi, che lo ha guidato verso un crinale dimenticato. Alla prima perlustrazione, Pozzol Groppo è apparso come un intrico inestricabile di rovi, vecchie vigne abbandonate e rovine soffocate dalla vegetazione.
“Quando ho visto per la prima volta questo posto avvolto dai rovi, mi sono messo le mani nei capelli”, racconta Alberto con gli occhi che ancora tradiscono quello sconcerto iniziale. “Mi sono detto: e adesso cosa faccio? Torno a Legnano e dico che ho trovato solo problemi? Poi però ci siamo parlati e ci siamo detti: vabbè, ma se non iniziamo mai, non arriveremo mai da nessuna parte. E così abbiamo provato, rilevando i primi tredici ettari con quei vecchi ruderi”.

Da quel primo nucleo si è innescata un’operazione di ricomposizione fondiaria che non ha eguali nella storia recente dei Colli Tortonesi.
“Per arrivare all’estensione attuale abbiamo fatto centottanta e rotti atti notarili, trattando con più di centottanta persone differenti”, spiega Alberto, dettagliando un’odissea burocratica e umana fatta di trattative per porzioni minuscole di terreno, talvolta inferiori ai tremila metri quadrati. “Quando arrivi da Milano fai il foresto. Se vai a casa di un contadino di collina senza un’entrata giusta, ti guardano storto e non ti fanno neanche avvicinare. Io venivo due o tre giorni a settimana, mi sedevo alla loro tavola e ho bevuto i peggiori vini fatti in casa della mia vita, robe che mi hanno letteralmente rovinato lo stomaco, pur di farmi ascoltare e conquistare la loro fiducia”.
La chiave per superare la diffidenza iniziale è stata la dimostrazione di voler costruire un progetto serio e duraturo per la comunità.
“Con tremila metri incolti in collina il valore economico era nullo, i proprietari volevano capire che cosa avessi davvero in testa”, rievoca Alberto. “Qualcuno all’inizio mi prendeva per matto e c’era molta perplessità. Ma un pezzettino alla volta siamo riusciti a trasmettere la bontà del nostro sogno”.
In questo percorso di accreditamento un ruolo decisivo è stato svolto dall’ex sindaco di Pozzol Groppo — figura storica in carica per ben trentaquattro anni, che ancora oggi cucina con la stufa a legna — e da Antonio, presenza viva e carismatica della comunità. Proprio Antonio, facendo il suo ingresso spontaneo in cantina durante la nostra chiacchierata, rivendica con orgoglio il suo contributo: “Il novantacinque, novantanove per cento dei terreni glieli ho fatti comprare io! Ho fatto da ingegnere e da architetto andando a parlare con le famiglie e spiegando a tutti che valore avrebbe avuto questo recupero per il nostro paese”. Alberto lo abbraccia con uno sguardo pieno di gratitudine, a testimonianza di un’alleanza umana che ha permesso la rinascita di un’intera vallata.
Dopo un biennio sottratto alla burocrazia e speso nello sbancamento dei rovi, nel drenaggio dei suoli marnosi e nella canalizzazione delle acque sorgive, la primavera del 2020 ha visto la messa a dimora delle prime barbatelle, avvalendosi della consulenza agronomica locale e della visione enologica di Luca Caramellino. La prima vendemmia interamente vinificata nei locali di proprietà si è poi concretizzata nel 2022, segnando il punto di partenza ufficiale per la ricerca del miglior Timorasso possibile.
La Cascinassa: la filosofia della terra
I quattrocento ettari della tenuta costituiscono un mosaico ambientale in cui la vigna occupa soltanto venti ettari, lasciando un centinaio di ettari al dominio incontrastato di boschi spontanei di faggi, roveri, castagni e ginepri. L’ecosistema è vivo e pulsante: caprioli, tassi, volpi, lepri e cinghiali attraversano liberamente i filari, mentre i campi coltivati ad erba medica e cereali forniscono il sostentamento alla fauna domestica dell’azienda, composta da cavalli, bovini, ovini e avicoli. A questa biodiversità si aggiunge la cura di cento arnie per la produzione di miele, gestite in collaborazione con un apicoltore di Varzi.
Questa visione di rispetto per l’ambiente trae linfa vitale dalla dimensione familiare. Alberto racconta con emozione le uscite notturne organizzate lungo le vigne con i suoi figli piccoli di cinque e tre anni. Per due bambini cresciuti nell’hinterland di Legnano, un tasso o una volpe rappresentavano creature confinate nei libri delle favole della buonanotte. Vederli salire in macchina in pigiama, puntando le torce elettriche dai finestrini posteriori per scorgere gli occhi degli animali selvatici nell’oscurità dei filari, rappresenta il momento più adrenalinico delle loro giornate estive. Camminando di giorno tra le viti, i bambini staccano e mangiano gli acini direttamente dalla pianta. Questa quotidianità rende inconcepibile l’impiego di fitosanitari sistemici o invasivi: la terra, come ama ripetere il padre di Alberto pensando ai propri nipoti, non appartiene all’uomo ma gli è affidata in custodia affinché venga restituita integra alle generazioni future.
Attraversando i locali della cantina si incontra Davide Rota, responsabile della conduzione agricola e pilastro operativo dell’azienda, descritto dai colleghi come una presenza instancabile che presidia i campi dall’alba al tramonto. La quotidianità del lavoro di vigna deve oggi fare i conti con un clima che ha alterato i ritmi secolari della pianta. Davide evidenzia come la fase dell’agostamento, ovvero l’arresto della crescita dei tralci vegetativi a favore della concentrazione degli zuccheri e delle sostanze nobili nei grappoli, si manifesti ormai all’inizio di luglio anziché verso la metà o la fine di agosto.
Per proteggere la sanità dell’uva di fronte a canicole sempre più aggressive, la tenuta ha adottato strategie di difesa agronomica rigorosamente biologiche. Le chiome della vite non vengono sottoposte a cimature o contenimenti eccessivi, permettendo alle foglie di creare un ombrello naturale capace di riparare gli acini dalle scottature solari dirette. Nel sottofila e tra i filari, lo sfalcio dell’erba viene volontariamente sospeso durante i picchi termici stagionali: il cotico erboso contribuisce ad abbassare la temperatura del suolo e a trattenere l’umidità negli strati profondi della marna. A partire dal mese di giugno, la tenuta applica sui grappoli la polvere di roccia, il caolino, una pellicola naturale di colore bianco che riflette i raggi ultravioletti e dissipa il calore superficiale senza interferire con la traspirazione della pianta.
La lotta agli parassiti sfrutta la tecnologia pulita della confusione sessuale contro la tignola della vite, impiegando erogatori di feromoni femminili che disorientano i maschi impedendo la deposizione delle larve. I trattamenti a base di rame e zolfo vengono calibrati con precisione maniacale in corrispondenza delle perturbazioni atmosferiche effettive, evitando la somministrazione a calendario. In diversi appezzamenti la lavorazione del terreno viene persino condotta mediante trazione animale con i cavalli, un metodo faticoso che evita il costipamento meccanico del suolo e preserva l’attività microbiologica della terra. Le rese vengono mantenute al di sotto degli ottanta quintali per ettaro attraverso diradamenti manuali mirati in inizio estate, accettando il rischio di eventuali avversità meteorologiche pur di conseguire la massima concentrazione qualitativa dell’estratto.
In un’ottica di adattamento prospettico al riscaldamento globale, l’azienda ha avviato la diversificazione delle esposizioni. Da un vigneto di Timorasso esposto a nord, tradizionalmente più fresco e caratterizzato da maturazioni tardive, è nata l’idea di produrre una base spumante VSQ di oltre cinquemila litri, idonea a valorizzare un’acidità vibrante e gradazioni alcoliche contenute. Contemporaneamente, la tenuta ha messo a dimora una parcella sperimentale di seimila metri quadrati coltivata a Nebbiolo per saggiarne la risposta fenolica sulle colline tortonesi, e ha acquisito terreni a cinquecentocinquanta metri di altitudine nell’alto Oltrepò Pavese per future vinificazioni di Metodo Classico ad alta quota.
Il Timorasso de La Cascinassa: dall’acciaio al legno fino al primo Passito Rever
Il Timorasso rappresenta il cuore pulsante della produzione della Cascinassa, un vitigno autoctono affascinante ma esigente, dotato di buccia sottile, spiccata sensibilità agli sbalzi termici e rese naturalmente contenute, doti che in passato ne avevano causato il quasi totale abbandono prima della riscoperta territoriale. La tenuta ne offre un’esplorazione completa, guidata dalle intuizioni dell’enologo Luca Caramellino.
L’ingresso della gamma è segnato dal Derthona Colli Tortonesi DOC, ottenuto dall’unione delle uve di più parcelle aziendali. Dopo una macerazione a freddo in pressa della durata di dieci ore e una chiarifica selettiva condotta mediante flottazione, il mosto fermenta in acciaio a temperatura controllata compresa tra 13 °C e 15 °C per circa tre settimane, sostando a lungo sulle fecce fini con bâtonnage periodici. Il vino si presenta di un giallo paglierino brillante, svelando al naso profumi sottili di gelsomino, acacia, mela renetta ed erbe aromatiche. Al palato la gradazione di 13,0% vol si fonde con una spiccata acidità e un finale marcatamente salino, caratteristiche che hanno permesso al millesimo 2023 di conquistare novantacinque punti su cento nelle valutazioni internazionali della critica di James Suckling.
Alberto ricorda l’emozione provata nel vedere due etichette aziendali posizionarsi al secondo e terzo posto su ottanta bottiglie in degustazione alla cieca, un traguardo condiviso negli ultimi dieci anni soltanto da una dozzina di grandissimi bianchi italiani.
Il cru aziendale prende il nome di Baloss Colli Tortonesi DOC, termine dialettale che significa birbante e che richiama il carattere irriverente del vino. Le uve provengono da terreni marnosi e calcarei particolarmente magri. La vinificazione prevede l’ingresso dell’acino intero in una pressa a tamburo da sessanta quintali saturata con azoto per una macerazione a freddo di dodici ore. La lenta fermentazione con lieviti criogeni a 12 °C viene bloccata mediante abbattimento termico a 4 °C per sei giorni, lasciando un residuo nobile che sosta in vasca prima del lungo affinamento sulle fecce. Con una gradazione di 13,5% vol e il riconoscimento della Guida del Gambero Rosso, Baloss regala profumi complessi di pietra focaia, ortica, pesca e un sorso potente guidato da una trama minerale destina a sviluppare sfumature di idrocarburo con il passare degli anni.
Il vertice della produzione secca è rappresentato da Ramblè Colli Tortonesi DOC, la cui etimologia dialettale evoca il vagare con passo sicuro e senza fretta. Le uve delle parcelle più ricche svolgono la fermentazione e un affinamento di dodici mesi direttamente in tonneaux di rovere francese da cinquecento litri con bâtonnage frequenti, per poi riposare otto mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento. Giunto a una gradazione di 14,5% vol, anch’esso insignito di novantacinque punti da James Suckling, Ramblè combina note balsamiche di tè verde e vaniglia a profumi di pesca gialla, offrendo al palato una tessitura cremosa avvolta da una vigorosa spalla acida e da richiami di frutta secca tostata.
L’innovazione più audace della tenuta è la creazione di Rever, il primo passito nella storia ottenuto da uve Timorasso in purezza.
Sara Dell’Acqua, sorella di Alberto e ora parte integrante dell’azienda, racconta come la realizzazione di questo vino dolce rappresentasse un desiderio di famiglia coltivato fin dalla fondazione del 2018. Il nome richiama il francese rêver, sognare, rendendo omaggio all’attesa necessaria per completarlo. Le uve selezionate riposano per tre mesi su graticci all’interno di una fruttaia ventilata per concentrare zuccheri e aromaticità. Segue una lenta fermentazione, dodici mesi di permanenza in barrique di rovere e un successivo affinamento in bottiglia. Con una gradazione di 13,5% vol, Rever mostra una veste dorata e un bouquet di albicocca disidratata, miele d’acacia e scorza d’arancia candita, dove la dolcezza naturale trova un bilanciamento ideale nella spiccata salinità e acidità del vitigno.

La cantina conserva le preziose barrique dell’annata 2022 con uscita prevista nel 2030, affiancate dai lotti 2024 e 2025 e da una base multi-millesimata.
La Cascinassa nell’anima della Barbera, nel Pinot Nero e nella sfumatura del Rosato Berenis
Accanto al Timorasso, la Barbera trova espressioni diversificate e profonde. Il rosato Berenis nasce da un diradamento tardivo effettuato nel vigneto storico La Cappelletta, caratterizzato da ceppi che sfiorano i sessant’anni di età. Dopo un breve contatto con le bucce, il mosto fermenta per due settimane in acciaio e affina per sei mesi sulle fecce fini. Il nome è un omaggio alla cavalla purosangue di famiglia, vincitrice di due edizioni del Palio di Legnano. Caratterizzato da un rosa tenue con riflessi ramati e da una gradazione di 12,0% vol, Berenis esprime aromi fruttati di lampone, pompelmo rosa e fiori di campo, coronati dalla conquista della Rosa d’Oro 2026 con un punteggio di 93/100.
La Barbera rossa viene interpretata attraverso due etichette distinte. Velluto Colli Tortonesi DOC, affinata esclusivamente in acciaio con rimontaggi delicati, esprime a 13,5% vol la freschezza immediata del frutto con note di ciliegia nera, prugna, viola e cacao. Fumarin Colli Tortonesi DOC, il cui nome evoca il fumo sottile che sale dai comignoli nelle nebbie autunnali, proviene dalle uve più mature e svolge venti giorni di macerazione sulle bucce, seguiti da dieci mesi di affinamento in tonneaux e quattro mesi in bottiglia. Premiata con novantuno punti da Wine Enthusiast, Fumarin sfoggia a 14,0% vol una struttura avvolgente con note di marasca, tabacco, spunture di sottobosco e un tannino fitto capace di evolvere per un decennio.
A completare la gamma interviene il Pinot Nero Bricco della Guardia Piemonte DOC, dedicato alla protezione della Madonna della Guardia di Tortona. Coltivato a trecento metri d’altitudine su suoli calcareo-argillosi, affina dieci mesi in tonneaux e sei mesi in bottiglia, offrendo a 13,5% vol profumi di violetta, lampone, spezie dolci, cuoio e una trama tannica di grande compostezza.
La Cascinassa: ospitalità diffusa
L’evoluzione della Tenuta della Cascinassa guarda ora verso il turismo d’esperienza. Sara Dell’Acqua, rientrata a pieno regime in azienda dopo un percorso direzionale in una multinazionale, coordina le attività di accoglienza che comprendono un Bed & Breakfast con cinque camere, un appartamento e un centro benessere SPA a Pozzol Groppo. È in fase di rifinitura la nuova sala degustazione panoramica affiancata da una piscina affacciata verso le colline lombarde.

I progetti dell’azienda si intrecciano con la riapertura dello storico stabilimento termale di Salice Terme nel 2027. La proprietà ha avviato il recupero conservativo delle antiche cascine distribuite all’interno dei quattrocento ettari per realizzare un albergo diffuso immerso nel verde. Parallelamente, è stato pianificato il raddoppio della struttura di cantina sul versante opposto della strada, uno spazio essenziale per separare nettamente la vinificazione dei bianchi da quella dei rossi e ampliare i locali di stoccaggio delle bottiglie in affinamento.
In merito alle modalità di consumo, Sara Dell’Acqua promuove una vera e propria rivoluzione culturale rivolta al servizio estivo dei vini. La convinzione di dover servire il vino rosso a temperatura ambiente deriva da un’epoca in cui le case non disponevano di riscaldamento centralizzato e le stanze mantenevano una temperatura costante di 16 °C o 17 °C. Nelle estati moderne, con ambienti che raggiungono facilmente i 24 °C o 26 °C, servire un rosso non rinfrescato libera un eccesso di vapori alcolici che anestetizza il palato e copre la delicatezza del lavoro di affinamento svolto in cantina.
Sara sottolinea come il servizio di un rosso rinfrescato non sia una semplice trovata contro il caldo, ma costituisca un atto di rispetto verso il palato, verso il lavoro dell’enologo e verso la terra d’origine. Portare le Barbere Velluto e il Pinot Nero Bricco della Guardia a una temperatura di 14–16 °C, e la Barbera Fumarin a 16–18 °C, permette di mantenere i tannini levigati e la beva fluida. I Timorasso secchi ed il passito Rever richiedono una temperatura di 10–12 °C, mentre il rosato Berenis si esprime con massima energia tra gli 8 °C e i 10 °C, confermando come un piccolo gesto di cura termica sappia rendere piena giustizia ad anni di lavoro in vigna.
La Cascinassa: sguardo al futuro
La Tenuta della Cascinassa dimostra come il recupero paziente di un territorio frammentato possa trasformarsi in un modello agricolo ed enologico d’eccellenza. Attraverso l’ostinazione della famiglia Dell’Acqua, la cura agronomica di Davide Rota e la precisione di Luca Caramellino, il Timorasso trova a Pozzol Groppo una delle sue interpretazioni più pure e innovative, spaziano dalle selezioni in acciaio e legno fino al primato storico del passito Rever.
La combinazione tra salvaguardia della biodiversità, architettura dell’accoglienza e profonda sensibilità per la terra garantisce a questa realtà un ruolo di primo piano nel futuro dei Colli Tortonesi.
E noi siamo orgogliosi di raccontarla!









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